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Transessualità: disturbo del corpo o della psiche?

Non sono poche le teorie scientifiche che cercano di spiegare il fenomeno della transessualità: alcune puntano sull’esistenza di un disturbo somatico, dunque appartenente al corpo, mentre altre mirano alla presenza di un disturbo psichico.

Volendo dare sin da subito un’informazione molto importante, le teorie inerenti ai disturbi fisici si sono rivelate scarsamente produttive per spiegare questa condizione: viceversa, quelle psichiche hanno permesso di completare il set di elementi in grado di dare una risposta al dubbio sull’origine del fenomeno. Transessuali: si tratta di un disturbo del corpo o della psiche? Vediamo di fornire delle risposte più precise in merito a questo interrogativo.

GID: cos’è il Disturbo di Identità di Genere?

Il Disturbo di Identità di Genere, noto anche come GID, è una condizione che vede entrare in conflitto due elementi: da un lato la sessualità genetica, ovvero il genere biologico, dall’altro la sessualità psicologica, dunque il riconoscersi o meno nel proprio sesso. Quando è presente il GID, questi due aspetti finiscono per non coincidere: in sintesi, l’individuo sente di appartenere al sesso opposto al suo.

Nel caso si sia manifestato il GID, ciò porta poi ad una seconda condizione nota come “disforia di genere” o transessualità: l’individuo entra in crisi perché disconosce il proprio genere anatomico, e perché sente di appartenere all’altro sesso. Prima di continuare, è bene sottolineare che si parla di transessualità o di disforia di genere solo in assenza di anomalie anatomiche o congenite, come l’ermafroditismo o la sindrome di Morris. Infine, questa condizione è molto diversa anche dall’omosessualità, sebbene possano sussistere delle similitudini.

Transessualità: una questione somatica o psicologica?

Premesso che le teorie fisiche sulla transessualità si sono dimostrate poco proficue, va aggiunto che le condizioni psicologiche o contestuali possono pesare per la presenza della disforia di genere: ad esempio, in età infantile il transessuale potrebbe essere stato incoraggiato da una situazione familiare sbilanciata, con una presenza molto più forte di un genitore rispetto ad un altro.

Anche l’atteggiamento paterno aggressivo o violento, nel caso dei trans donna-uomo, potrebbe aver provocato questa condizione.

Ciò accadrebbe, come illustrato dagli studi portati avanti da Bradley e Zucker.

Stiamo parlando del caso di una donna riportato dal The Guardian il 28 gennaio dell’anno 2007: la storia racconta di una ragazza che, dopo aver tentato di far andare in cancrena la propria gamba sinistra, è riuscita a farsela amputare.

Il fatto che suscita interesse, è che la suddetta gamba appariva assolutamente priva di qualsiasi problema: perché mai una persona, dunque, dovrebbe sentire la necessità di disfarsi di una gamba in salute? Ciò accadrebbe per via di una malattia nota come “dismorfismo corporeo”: quando si presenta questo disturbo, il soggetto individua una parte del proprio corpo come estranea. Anche qui, però, emerge un dubbio: il problema sta nell’arto in sé, oppure nel cervello?

La risposta la si trova nel mezzo, ed è propria di qualsiasi altro disturbo di questa tipologia: bisogna imparare a raggiungere un equilibrio fra le proprie aspettative e quelle che sono le realtà dei fatti.

Naturalmente, nei soggetti con problemi psicologici ciò può essere fatto solo con l’aiuto di uno specialista: non sempre è possibile, soprattutto quando ci si trova di fronte ad un disturbo psicologico molto profondo. Questo esempio, però, non calza nel caso della transessualità: nella disforia di genere, l’organo riproduttivo in quanto tale rappresenta solo uno degli elementi che entrano in gioco.

Disforia di genere: Byne e il fattore sociale

A supporto delle tesi che individuano il fattore psicologico nell’origine della transessualità, troviamo gli studi dello psicologo newyorkese William Byne.

Secondo Byne, infatti, la fase di apprendimento sociale vissuta da bambini sarebbe cruciale per la comparsa o meno della transessualità: inoltre ciò avrebbe anche un riflesso sul fisico, considerando che le stesse alterazioni ormonali – secondo Byne – dipenderebbero proprio dal rapporto con i genitori vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza.

Volendo sintetizzare il pensiero dello psicologo, l’orientamento sessuale spinto da un genitore potrebbe in effetti giocare un ruolo chiave nella definizione dell’identità sessuale di un ragazzo o di una ragazza. La stessa tesi sarebbe poi stata confermata anche da altri luminari e studiosi, come ad esempio Judd Marmor.

Cambio di sesso: l’intervento chirurgico risolve tutto?

Molti pensano che gli interventi di cambio di sesso, conosciuti anche come “riassegnazione o riattribuzione sessuale”, rappresentino per i trans una fase liberatoria: dunque la soluzione definitiva per risolvere quel problema nato dalla colluttazione fra genere sessuale e identità di genere. Ciò dimostrerebbe anche che la transessualità trova nell’attributo sessuale gran parte delle sue motivazioni.

In realtà non è così: stando ad uno studio condotto in Svezia, infatti, la maggior parte dei transessuali sottopostisi all’intervento chirurgico di riassegnazione ha riscontrato diversi problemi sia fisici che psicologici.

Premesso che le problematiche fisiche sono legate al recupero e sono fatti noti, stupiscono invece quelle psicologiche: stando allo studio citato poco sopra, dopo il cambio di sesso emergono spesso inclinazioni al suicidio e diverse altre problematiche di natura psichiatrica.

inoltre sono da considerare anche le difficoltà relazionali dei transessuali che spesso ricorrono a portali online per trovare un partner che gradisca la loro situazione (qui trovate un approfondimento sul mondo degli incontri trans)

Dunque, eccoci giunti alla conclusione: analizzando quanto detto finora, e basandoci sugli studi scientifici degli esperti, la transessualità è una condizione di natura psicologica.

Il che significa che la chirurgia non rappresenta una soluzione, ma solo un modo per ottenere ulteriori difficoltà, sia corporee che mentali (un approfondiemento sul sito di Harvard).

È giusto chiudere con la testimonianza fornitaci da Walt Heyer: un transessuale che, dopo essersi sottoposto all’intervento di riassegnazione sessuale, ha dedicato la propria vita alla diffusione di tutti gli effetti negativi legati a questa pratica.

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