Spiare il cellulare del tuo partner

Spiare il cellulare del tuo partner? Ecco i motivi per cui non farlo

Spiare il cellulare della tuo partner non è sempre un ottima idea e ti consigliamo prima di farlo di leggere atttentamente questo articolo.

Lo smartphone oggi è un oggetto molto personale in cui ognuno di noi racchiude un mondo molto privato che non dovrebbe mai essere esposto a nessuno soprattto al nostro fidanzato o fidanzata.

Le motivazione psicologiche dietro al controllo del cellulare

Ovviamente tutti sappiamo che la curiosità a volte è irresistibile per cui soprattuto quando abbiamo qualche preoccupazione sulla correttezza del nostro partner, vorremmo controllare il contenuto del cellulare e soprattuto di quelle app come whatsapp o messenger che vengono utilizzate per comunicare senza dimenticare anche telegram e viber.

Questo acccade sostanzialmente quando l’oggetto tecnologio è iperprotetto da password bometriche o da astruse combinazioni numeriche invece di essere lasciato “libero”, il ragionamento che c’e’ dietro è semplice perchè proteggere qualcosa che non contiene nulla di “segreto”?

Ma dal’tro canto molti lo fanno anche senza avere nulla danascondere al partner solo per una questione di privacy e no perche sono degli incalliti traditori.

E’ sempre da considerare che la spinta psicologia che deriva dall’incertezza della propria situazione sentimentale è difficile da controllare.

Ma questo no basta in quanto non avere fiducia nella persona amata è un sintomo di qualcosa che non va nel rapporto e se in noi è nata questa esigenza senza avere realmente prove di qualcosa che non torna allora sarebbe meglio aprlanre con il partner ed afrontare il problema da un altra angolazione senza spiare nulla in quanto spesso questo può dare luogo anche a fraintendimenti e erorri tragici.

Ma nel cao in cui volessimo procedere bisogna saperlo fare e qindi come mettere in pratica le nostre idee da 007.

Il metodo principale ovviamente è quello di accedere fisicamente al terminale del compagno e guardare direttamente cosa contiene ma questo non è sempre possibile in quanto l’operazione richiede del tempo e potremmo essere scoperti inoltre se il sospetto traditore è attendo potrebbe cancellare le tracce cosi che noi non troveremmo assolutamente nulla.

LA soluzione ci viene data dalla App per spiare e cioe dei software che dobbiamo installare nel cellulare da controllare e che una volta fatta questa operazione svaninscono nel senso che non sono piu visibili nel sistema operativo android o IOS che sia.

Quando il cellulare è “bloccato”

Vi chiederete ma come faccio se il cellulare è protetto da password? Bhe in questo caso il discorso si complica ma non al 100%. Uno delle tecniche che abbiamo visto mettere in pratica anche se “dispendiosa” è quella di comprare un cellulare nuovo ed attraente instalalre le app e poi fare un bel regalo alla nostra “vittima” che all’oscuro di tutto inizierà ad usarlo e anche se applicheera tutte le restrizioni di sicurezza ormai in nesun modo potrà evitare che l’app spia faccia il suo dovere.

Come funzionano le app per spiare

Come funzionano le app per spiare

Le app per spiare un cellulare sono molto semplici da usare ma vi consigliamo comuqnue di leggere i manuali che di solito le accompagnano.

Quello che potrete controlalre tramite queste app è praticamente tutto, da whatsapp a messenger alla cronologia della navigazione e persiono la cronologia delle telefonate effettuate con tanto di numero chiamato e durata ed orario della conversazione, le app spiano persino gli sms se qualcuno li usa ancora.

Praticamente non c’e’ scampo alcuno.

Per capirne di più vi consigliamo di dare uno sguardo al sito spycellitalia che è appunto specializzato in app spia e vi spiegherà in una bella guida come spiare un cellulare e che applicazioni utilizzare (vi ricordiamo che sono tutte a pagamento ma  la verità non ha prezzo).

In chiusura vi ricordiamo che non è affatto legale controllare il cellulare di qualcuno a sua insaputa infatti i software specializzati vengono venduti con atri scopi legali ma ovviamente nessuno vi potrà ma impedire di farne quello che volete quindi state attenti a quello che fate.

transessuali psiche

Transessualità: disturbo del corpo o della psiche?

Non sono poche le teorie scientifiche che cercano di spiegare il fenomeno della transessualità: alcune puntano sull’esistenza di un disturbo somatico, dunque appartenente al corpo, mentre altre mirano alla presenza di un disturbo psichico.

Volendo dare sin da subito un’informazione molto importante, le teorie inerenti ai disturbi fisici si sono rivelate scarsamente produttive per spiegare questa condizione: viceversa, quelle psichiche hanno permesso di completare il set di elementi in grado di dare una risposta al dubbio sull’origine del fenomeno. Transessuali: si tratta di un disturbo del corpo o della psiche? Vediamo di fornire delle risposte più precise in merito a questo interrogativo.

GID: cos’è il Disturbo di Identità di Genere?

Il Disturbo di Identità di Genere, noto anche come GID, è una condizione che vede entrare in conflitto due elementi: da un lato la sessualità genetica, ovvero il genere biologico, dall’altro la sessualità psicologica, dunque il riconoscersi o meno nel proprio sesso. Quando è presente il GID, questi due aspetti finiscono per non coincidere: in sintesi, l’individuo sente di appartenere al sesso opposto al suo.

Nel caso si sia manifestato il GID, ciò porta poi ad una seconda condizione nota come “disforia di genere” o transessualità: l’individuo entra in crisi perché disconosce il proprio genere anatomico, e perché sente di appartenere all’altro sesso. Prima di continuare, è bene sottolineare che si parla di transessualità o di disforia di genere solo in assenza di anomalie anatomiche o congenite, come l’ermafroditismo o la sindrome di Morris. Infine, questa condizione è molto diversa anche dall’omosessualità, sebbene possano sussistere delle similitudini.

Transessualità: una questione somatica o psicologica?

Premesso che le teorie fisiche sulla transessualità si sono dimostrate poco proficue, va aggiunto che le condizioni psicologiche o contestuali possono pesare per la presenza della disforia di genere: ad esempio, in età infantile il transessuale potrebbe essere stato incoraggiato da una situazione familiare sbilanciata, con una presenza molto più forte di un genitore rispetto ad un altro.

Anche l’atteggiamento paterno aggressivo o violento, nel caso dei trans donna-uomo, potrebbe aver provocato questa condizione.

Ciò accadrebbe, come illustrato dagli studi portati avanti da Bradley e Zucker.

Stiamo parlando del caso di una donna riportato dal The Guardian il 28 gennaio dell’anno 2007: la storia racconta di una ragazza che, dopo aver tentato di far andare in cancrena la propria gamba sinistra, è riuscita a farsela amputare.

Il fatto che suscita interesse, è che la suddetta gamba appariva assolutamente priva di qualsiasi problema: perché mai una persona, dunque, dovrebbe sentire la necessità di disfarsi di una gamba in salute? Ciò accadrebbe per via di una malattia nota come “dismorfismo corporeo”: quando si presenta questo disturbo, il soggetto individua una parte del proprio corpo come estranea. Anche qui, però, emerge un dubbio: il problema sta nell’arto in sé, oppure nel cervello?

La risposta la si trova nel mezzo, ed è propria di qualsiasi altro disturbo di questa tipologia: bisogna imparare a raggiungere un equilibrio fra le proprie aspettative e quelle che sono le realtà dei fatti.

Naturalmente, nei soggetti con problemi psicologici ciò può essere fatto solo con l’aiuto di uno specialista: non sempre è possibile, soprattutto quando ci si trova di fronte ad un disturbo psicologico molto profondo. Questo esempio, però, non calza nel caso della transessualità: nella disforia di genere, l’organo riproduttivo in quanto tale rappresenta solo uno degli elementi che entrano in gioco.

Disforia di genere: Byne e il fattore sociale

A supporto delle tesi che individuano il fattore psicologico nell’origine della transessualità, troviamo gli studi dello psicologo newyorkese William Byne.

Secondo Byne, infatti, la fase di apprendimento sociale vissuta da bambini sarebbe cruciale per la comparsa o meno della transessualità: inoltre ciò avrebbe anche un riflesso sul fisico, considerando che le stesse alterazioni ormonali – secondo Byne – dipenderebbero proprio dal rapporto con i genitori vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza.

Volendo sintetizzare il pensiero dello psicologo, l’orientamento sessuale spinto da un genitore potrebbe in effetti giocare un ruolo chiave nella definizione dell’identità sessuale di un ragazzo o di una ragazza. La stessa tesi sarebbe poi stata confermata anche da altri luminari e studiosi, come ad esempio Judd Marmor.

Cambio di sesso: l’intervento chirurgico risolve tutto?

Molti pensano che gli interventi di cambio di sesso, conosciuti anche come “riassegnazione o riattribuzione sessuale”, rappresentino per i trans una fase liberatoria: dunque la soluzione definitiva per risolvere quel problema nato dalla colluttazione fra genere sessuale e identità di genere. Ciò dimostrerebbe anche che la transessualità trova nell’attributo sessuale gran parte delle sue motivazioni.

In realtà non è così: stando ad uno studio condotto in Svezia, infatti, la maggior parte dei transessuali sottopostisi all’intervento chirurgico di riassegnazione ha riscontrato diversi problemi sia fisici che psicologici.

Premesso che le problematiche fisiche sono legate al recupero e sono fatti noti, stupiscono invece quelle psicologiche: stando allo studio citato poco sopra, dopo il cambio di sesso emergono spesso inclinazioni al suicidio e diverse altre problematiche di natura psichiatrica.

inoltre sono da considerare anche le difficoltà relazionali dei transessuali che spesso ricorrono a portali online per trovare un partner che gradisca la loro situazione (qui trovate un approfondimento sul mondo degli incontri trans)

Dunque, eccoci giunti alla conclusione: analizzando quanto detto finora, e basandoci sugli studi scientifici degli esperti, la transessualità è una condizione di natura psicologica.

Il che significa che la chirurgia non rappresenta una soluzione, ma solo un modo per ottenere ulteriori difficoltà, sia corporee che mentali (un approfondiemento sul sito di Harvard).

È giusto chiudere con la testimonianza fornitaci da Walt Heyer: un transessuale che, dopo essersi sottoposto all’intervento di riassegnazione sessuale, ha dedicato la propria vita alla diffusione di tutti gli effetti negativi legati a questa pratica.

come riconquistare una ex

Riconquistare l’ex con un approccio psico-comportamentale empatico: trucchi e tips

È possibile riconquistare l’ex fiamma? Anche se sembra un’impresa molto difficile, non è impossibile e si deve adottare un approccio psico-comportamentale empatico.

In che modo la psicologia inversa ci può essere di valido ausilio? Una buona base di partenza per riconquistare la vecchia fiamma è recuperare l’autostima su sé stessi e focalizzare le dovute attenzioni sulla propria personalità.

Recuperare il tono dell’umore in modo tale che impatti positivamente sulla psiche umana e sul profilo comportamentale è un altro buon consiglio suggerito dagli esperti del settore.

Questa prima fase è quella di gradissimo valore aggiunto e consente di “transitare” allo step successivo: quello di impostare una valida strategia per costruire un rapporto relazionale e sociale con il mondo che ruota intorno a noi.

In questa fase gioca un ruolo rilevante la comunicazione e l’empatia per raggiungere l’obiettivo auspicato: quello di riconquistare non sono fisicamente la propria dolce metà, ma soprattutto dal punto di vista sentimentale.

In fin dei conti l’amore è un gioco-forza di emozioni, d’istinti irrazionali e di sentimenti che decretano il successo della relazione amorosa tra i due partner.

Vediamo di comprendere in questa guida quale tipo di approccio psicologico seguire e mettere in atto per riconquistare l’ex partner.

È possibile riconquistare una ex ragazza?

Riconquistare l’ex partner con cui si è vissuta una storia intensa fatta di “alti” e di “bassi”, con cui si sono condivisi i momenti più belli e felici, non un’impresa semplicissima.

In prima istanza, da un punto di vista psicologico è bene farsi un esame di coscienza: occorre sondare la concatenazione di cause che hanno cagionato definitivamente la “rottura” della relazione d’amore.

Pertanto il quesito esistenziale che dovete porvi è il seguente: “Il rapporto è terminato perché è cambiato completamente?”, “Quali sono le circostanze o le discussioni avute che hanno comportato la rottura?”. Si tratta di validi quesiti a cui un qualsiasi “malato” d’amore deve tentare di dare una risposta, anche se in effetti non è semplice.

Dopo aver cercato di indagare le reali motivazioni della rottura della relazione, non estraniatevi dalla realtà e non cambiate il tono dell’umore per sempre.

In ogni caso occorre comunque recuperare la propria autostima e lasciare che anche l’ex partner “ritrovi” i propri spazi perduti: le acque devono calmierarsi ed il tempo giocherà un ruolo rilevante a vostro vantaggio.

È necessario un periodo di riposo e di recupero della concentrazione; inoltre, un cambiamento estetico ed una maggiore attenzione alla vita professionale vi aiuterà a crescere personalmente ed a ritrovare il giusto equilibrio psico-comportamentale.

Dopo aver recuperato la propria autostima, ecco si è pronti per rilanciarsi all’attacco sulla “preda” e tentare di riconquistarla con un approccio psicologico e comportamentale differente da quello precedente.

Un utile tip è quello di non ricominciare mai dal punto in cui eravate rimasti, quello di “rottura” della relazione amorosa. Non occorre alterare i vostri umori e temperamenti: calma e sangue freddo vi aiuteranno a risolvere i vostri problemi.

Autostima, cambio di immagine e di abitudini

Le ricerche scientifiche e psicologiche condotte in questo campo suggeriscono la necessità di recuperare una buona dose di autostima su sé stessi e di migliorare il proprio tono d’umore sotto il profilo personale e professionale.

Abbiate il coraggio di fare cose che non avete mai fatto prima, è importante per mettervi alla prova e per imparare dagli errori commessi nel passato.

Il mutamento del look estetico può essere considerata una tecnica di seduzione passiva dato che attrae gli sguardi del vostro ex su voi stessi.

Il linguaggio del corpo e dei segni sono potenti armi di seduzione per poter fare “scattare” la scintilla d’amore; l’effetto sorpresa e la capacità di stupire giocano a vostro vantaggio per un recupero più veloce della storia amorosa. Non sono da sottovalutare!

Psicologia e comunicazione: come riconquistare la vecchia “fiamma”?

Nel riconquistare l’ex ragazza non si deve commettere l’errore di sottolineare che tutto sarà diverso e che tutto cambierà rispetto al passato.

Mai dirlo occorre agire e metterlo in pratica, dimostrate sempre di essere all’altezza in ogni situazione, ascoltate attentamente le sue parole potrebbe dire qualcosa di insolito.

La comunicazione all’interno di una coppia e di una qualsiasi relazione passionale aiuta ad instaurare un momento di scontro-confronto tra i due partner. Altri dettagli ed una approfondita guida li potete leggere qui.

Durante la comunicazione ed il dialogo, non sottovalutate mai l’importanza dello sguardo: il guardarsi negli occhi è una strategia tattica per creare un livello di profonda sintonia e per consentire di ritrovare l’empatia perduta.

In amore l’empatia psicologica aiuta a comprendere appieno lo stato d’animo dell’altro partner, a dialogare con più semplicità “mettendosi nei panni dell’altro” e ad instaurare un forte legame interpersonale.

Ecco l’importante processo psico-comportamentale che aiuta a riconquistare il vostro lui o la vostra lei con più facilità e con maggiore successo.

Psicologia delle coppie scambiste

Quali sono le dinamiche della psicologia degli scambi di coppia, e perché questa pratica si dimostra sempre più diffusa anche in Italia? Pur non essendo presenti vere ricerche scientifiche su questo argomento, è comunque possibile trovare alcuni elementi che certificano certi meccanismi mentali che scattano in corrispondenza di questa pratica.

In sintesi, esistono delle condizioni psicologiche che si attivano con lo scambio di coppia, e che possono dare soddisfazione a più livelli. Oggi analizzeremo esattamente questi aspetti, cercando di capire perché gli scambi di coppia piacciono così tanto.

Coppie scambiste: dalla trasgressione alla novità

Intanto, ad un livello più superficiale, i meccanismi mentali che portano allo scambismo potrebbero essere il frutto di una duplice ricerca: da un lato la trasgressione, dall’altro la novità.

Per quanto concerne la trasgressione, è bene sottolineare che per un uomo risulta più facile accettare lo scambio di coppia: non a caso, è spesso lui a proporlo. Per le donne, invece, la questione è più complessa: non accettano spesso questa pratica, a meno di non avere un carattere molto esibizionista.

Sul fattore novità c’è ben poco da aggiungere: non di rado le coppie decidono di approcciare lo scambismo per dare vitalità ed emozioni ad un rapporto oramai stantio e poco soddisfacente. In parole povere, lo fanno per il bene e per la sopravvivenza del rapporto di coppia stesso. Non è un caso che al momento questo fenomeno veda la presenza di diversi siti di incontri online focalizzati sullo scambio di coppia ( qui potete leggere una lista dei maggiori  siti per coppie scambiste pubblicata sul sito sitiincontri.it).

Lui e lei: la dinamica del narcisismo

Come già anticipato poco sopra, uno dei meccanismi principali che appartengono alla psicologia degli scambi di coppia è il narcisismo: a volte sono le stesse donne ad amare lo scambio, in quanto occasione perfetta per mostrare se stesse agli altri, e per avere la possibilità di divenire vero e proprio oggetto di culto per più uomini.

Anche il maschio può trovare nello scambismo una forte componente narcisistica: in questo caso, però, è lo sfoggio della compagna come oggetto sessuale a dominare questo piacere. Quando accade questo, è naturale che il rapporto fra i due sia legato meramente ad una questione di sesso: proprio per via della visione della donna come strumento, in mancanza di un rapporto a due basato su qualsivoglia sentimento.

Lo scambismo di coppia è sinonimo di omosessualità?

Sebbene questa non sia la casistica principale, la tendenza a ricercare lo scambismo potrebbe indicare la presenza della cosiddetta “omosessualità controllata”.

Cosa significa? Per omosessualità controllata si intende il piacere nel vedere un altro uomo fare sesso con la propria donna, concentrandosi non su di lei ma sull’altro uomo.

In tal caso, l’uomo con una tendenza omosessuale non si sente “sporco” in quanto, apparentemente, non viola alcuna convenzione sociale: si limita a guardare, senza per questo essere coinvolto nell’atto vero e proprio con un altro uomo. È una sorta di sostitutivo della voglia di nutrire dei rapporti sessuali che non può essere soddisfatta nella pratica, per via di un carattere pauroso o ansioso.

Altri meccanismi psicologici: il voyeurismo

Chiaramente, le teorie sulla psicologia degli scambi di coppia prevedono la presenza di altri meccanismi attivati durante questa pratica. In primis il voyeurismo, ovvero il mero piacere nell’osservare l’atto sessuale: quando si è in presenza di questo fattore, spesso la masturbazione ha un’importanza superiore rispetto al sesso a quattro. Non a caso, i voyeuristi si limitano ad osservare la propria compagna in compagnia di un altro uomo, nella maggior parte delle circostanze.

Ogni meccanismo psicologico dipende dal contesto

Esistono diverse tipologie di scambismo, così come sono diversi i contesti nei quali questa pratica viene consumata: c’è chi lo fa all’interno di club che nascono per questo scopo, e chi invece preferisce la privacy e l’intimità della propria casa. Ognuno di questi contesti può definire con precisione il meccanismo psicologico che spinge verso lo scambio di coppia: ad esempio, esibizionismo ed omosessualità controllata sono spesso presenti nelle coppie che frequentano i club. Il voyeurismo, invece, può essere presente in entrambe le casistiche.

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Siti di incontri per sesso: è una dipendenza psicologia?

Siti di incontri per sesso: sostituiranno gli incontri dal vivo ?

Internet e la Rete telematica hanno rivoluzionato le nostre vite relazionali ed il nostro modo di vivere, anche il modo di fare sesso e di cercare un partner è cambiato definitivamente.

Si parla di Sesso 4.0 tramiet dei siti dedicati agli incontri occasionali la nuova frontiera destinata a mettere in pericolo il modo tradizionale di fare sesso con il partner incontrati in modo tradizionale.

Diversi studi e ricerche di psicologia sessuale hanno inoltre avanzato la tesi che in un recente futuro il buon sesso fisico sarà definitivamente sostituito da quello virtuale.

Dal trovare il partner al fare sesso online, la Rete telematica sta rivoluzionando la vita sociale e la psicologia clinica sta sempre più indagando e studiando i profili dei soggetti dipendenti dalla ricerca compulsiva del sesso online.

Questa guida si propone di sondare il recente fenomeno dei siti di incontri per sesso in un’ottica di psicologia clinica e di analisi dei comportamenti dei soggetti “malati”, desiderosi di fare nuovi incontri con partner con cui praticare sesso continuamente.

Incontri “a luci rosse” sul web: il problema della dipendenza

Un crescente numero di persone utilizza la Rete per chattare e visitare costantemente i siti per fare sesso alla ricerca di partner disposti a concedersi velocemente e senza conseguenti relazioni sentimentali..

Otre a questo tipo di approccio di ricerca continua di un nuovo partner occasionale c’e’ da considerare anche chi non realizza mai l’incontro dal vivo ma preferisce la pratica del cybersesso è una forma di relazione sessuale che utilizza chat, siti pornografici, webcam ed ogni mezzo telematico; gli utenti che lo praticano difficilmente ne parlano apertamente.

Quantificare il flusso di persone che si “rifugiano” sulla Rete telematica per praticare sesso virtuale in luogo di quello reale è quasi impossibile: quello che è certo è che si tratta di un disturbo comportamentale che sta allarmando gli studiosi di psicologia clinica.

Da un punto di vista psicologico chi pratica sesso virtuale e chi ricerca partner sui siti di incontri per sesso, lo fa perchè è spinto dal desiderio di trasgredire, di vivere la propria sessualità con disinvoltura e di ricercare nuove emozioni.

Il sesso virtuale sostituirà quello reale? Difficile a credersi, ma il “rimorchiare” online si sta trasformando in una vera e propria patologia, un disturbo morboso e comportamentale che porta alla dipendenza.

Il soggetto “malato” e dipendente dal sesso virtuale è un normalissimo cittadino dall’aspetto comune che si trasforma in una “macchina da sesso”, venendo a perdere il vero senso della sessualità reale.

Le ripercussioni di chi è affetto da dipendenza da cyber sex sono piuttosto gravi ed allarmanti dato che lo stesso paziente si estrania sempre di più dalla realtà ed arriva, perfino, ad annichilire le relazioni interpersonali in ambito sociale e lavorativo.

Cybersex e siti di incontri sesso: la parola all’esperta

Il cybersex e la frequentazione di siti specializzati ne fare sesso occasionale porta ad annichilire la fantasia sessuale che contraddistingue il sano sesso reale: il “malato” e dipendente dalla rete è dominato da un bisogno continuo di ottenere piacere sessuale attraverso la ricerca di partner disposti a praticare sesso virtuale (anche a pagamento) e reale ma di una notte sola e senza impegno.

Durante i cyber incontri pornografici, attraverso la webcam e la chat a carattere erotico, i partner si scambiano messaggi sessuali accompagnati da immagini delle parti intime o dalle riprese in tempo reale a volte poi si incontrano dal vivo.

La sessuologa e psicologa F. Menzi ha messo in evidenza che “l’9% degli italiani è dipendente da Internet, e fra questi spiccano gli utenti alla ricerca del sesso virtuale e reale”.

Si tratta di un fenomeno che interessa la popolazione eterosessuale maschile di fascia d’età compresa tra i 33 ed i 55 anni e la stessa sessuologa ha dichiarato che “nel 76% dei casi si tratta di uomini, sposati nel 60% dei casi e separati nel 13%, capaci di passare da 11 a 35 ore a settimana incollati davanti il monitor del PC. Ci si connette spesso durante le ore lavorative ma i file di interesse vengono scaricati di notte a casa”. La dipendenza da cybersex spesso si associa alla depressione ed alla difficoltà di instaurare relazioni reali.

Siti di incontri per sesso motivazioni e rimedi

Oltre agli adulti ci sarebbe anche una buona fetta di adolescenti che trascorrono molto tempo sul Web per ricercare partner online e per praticare sesso virtuale.

Le motivazioni che spingono a ricercare incontri a “luci rosse” sarebbero ascrivibili al desiderio di abbattere le “barriere” della timidezza, di “scappare” dalla realtà e dalla monotonia quotidiana.

Chi inizia a praticare il sesso virtuale, a lungo andare, finisce nella “morsa” della dipendenza con le conseguenze negative derivanti dall’estraniarsi sempre di più dalla vita concreta e reale.

Per le persone che presentano tale patologia e disturbo psico-comportamentale, è consigliabile una terapia psicologica volta a gestire gli impulsi e i comportamenti problematici. Con il supporto di uno psicoterapeuta si può “guarire” dalla dipendenza dal sesso virtuale e dagli incontri pornografici.

incontri over 50 aspetto psicologico

Approccio psicologico degli incontri over 50

Incontri over 50: è possibile instaurare una relazione sentimentale?

È possibile organizzare incontri sentimentali ed instaurare una relazione sentimentale tra persone over 50enni? Sembra quasi impossibile, ma si tratta di un nuovo trend che interessa la maggior parte delle persone mature che vivono una nuova stagione di amori, fatta di emozioni e avventure.

Sempre più persone over 50enni, all’indomani di un divorzio o in cerca di nuove esperienze conoscitive o perché mosse dalla volontà di condividere passioni, decidono di rivolgersi ai siti di incontri specializzati per chattare e conoscere nuove anime gemelle.

Si tratta di una nuova sfera emotiva e un approccio psicologico e sentimentale ben diverso che contraddistingue l’attuale generazione di cinquantenni alla ricerca di un’anima gemella.

Non si tratta di nativi digitali, ma i neo 50enni sono degli “smanettoni” ed amano ricercare donne o uomini maturi sui siti di dating online, come se fossero dei teenager.

Non è fantascienza, secondo gli ultimi dati ISTAT sono infatti oltre 7 milioni le famiglie unipersonali e, ogni anno stanno sempre più aumentando, si pensi che nel decennio 2001-2011 sono cresciute del +41,3%. La maggior parte dei nuclei unipersonali sono over 50enni che sono alla ricerca di nuove emozioni passionali.

Questa guida si propone di capire quale sia l’approccio psicologico e sentimentale che contraddistingue la generazione odierna degli over 50enni, i quali con determinazione decidono di organizzare incontri sentimentali e relazionali online.

Innamorarsi a 50 anni: come vivere la sessualità?

Una domanda che tutti gli psicoloanalisti e psicologi si pongono costantemente è se sia possibile innamorarsi ancora dopo una certa età, all’indomani di un divorzio o della perdita di un coniuge.

Secondo l’esperienza di esperti studiosi e psicoterapeuti, non c’è alcuna fascia di età precisa che possa essere considerata quella giusta o sbagliata per innamorarsi. Ad ogni età è possibile emozionarsi e provare un valido sentimento come se fosse la prima volta.

Per le coppie che si creano dopo i 50 anni, si vive una relazione amorosa all’insegna del divertimento e della condivisione delle passioni e delle avventure quotidiane.

Proprio come se fossero dei teenager, gli over 50enni vivono la loro vita sessuale non semplicemente come voglia fisica, intesa in senso carnale, ma come rispetto dell’altro partner. Pensare che studi recenti hanno rilevato come la sessualità migliore si abbia proprio dopo i 45 anni.

In fin dei conti, la sessualità può essere intesa anche come la capacità di manifestare e di instaurare con un partner una relazione di natura affettiva ed empatica.

Dunque, si tratta di un nuovo modo di concepire la vita sentimentale e sessuale dopo i 50 anni, ma non bisogna dimenticare che sono mutati anche i modi di incontrarsi e di conoscersi.

Incontrarsi dopo i 50 anni: la nuova frontiera del dating online

Gli esperti psicologi e gli studiosi della vita relazionale tra persone mature sono tutti concordi nel sostenere che dopo i 45 anni si riscopre un nuovo amore ed una nuova vita di coppia.

Ci si affida alla rete telematica per ricercare la dolce metà e l’anima gemella, per fare nuove amicizie e per instaurare una chat online: proprio come i giovani, i 50enni amano navigare su Internet, aprire nuovi profili sui siti di incontri online e iniziare a conoscere nuove persone.

L’obiettivo è quello di creare una Community virtuali di 50enni che desiderano fare nuove esperienze e sperimentare nuove frontiere fino a quel momento inesplorate.

I siti di chat online e di dating online sono visti dalle persone mature come un valido mezzo di comunicazione e di socializzazione dove potersi rimettere in gioco, mostrare il proprio aspetto fisico e rivivere una nuova era d’amori.

Dating online: una soluzione alla depressione?

Tutti gli studi di psicologia hanno validato la tesi che chattare e visitare i siti di dating online sia una soluzione ai “mali” che possono sorgere dopo i 50 anni.

Una “medicina virtuale”, una valida soluzione alla depressione e alla solitudine: il trascorre il tempo online alla ricerca di nuovi amori ed amicizie stimolerebbe le persone mature a riscoprire l’arte della seduzione e a combattere definitivamente il “grigiore” quotidiano che caratterizza la vecchiaia.

Per tutti gli over 50 nulla è perso, è giunto il momento di rimboccarsi le maniche e di iniziare ad iscriversi ad un sito di incontri over 50. A tutti i cinquantenni un augurio di reperire quella giusta.

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Incontrare una MILF: la psicologia dei giovani

Le ultime ricerche e gli studi in ambito psicologico si sono interessati sempre di più ad indagare le motivazioni che spingono un giovane ragazzo ad incontrare e ad intraprendere una relazione sessuale con una MILF.

Chi è una MILF? Perché piace e attrae il giovane popolo maschile? Sempre più uomini decidono di avere rapporti con una Mother I’d Like to Fuck, ovvero una donna molto sexy, attraente, ma non più giovanissima.

Secondo gli studi psicologici il profilo degli aspiranti “Don Giovanni” che preferiscono le MILF sarebbe riconducibile al popolo di giovani alle prime armi, ancora inesperti di sesso, timidi, titubanti e incerti nel compiere il primo passo per conquistare la “leonessa”.

Difficile pensare come un giovane possa essere attratto da una donna matura con pregressa esperienza sessuale e sentimentale, con figli e con una lista lunghissima di relazioni ed avventure sessuali vissute dalla stessa.

Non è difficile incontrarle, basta girovagare per le strade o sui siti di dating online per incontri con milf per scoprire un mondo “parallelo” dove le protagoniste sono proprio le MILF.

Questa guida si propone di analizzare dal punto di vista degli istinti ed impulsi psicologici che cosa spinge ed attrae un giovane ad incontrare e ad intrattenere una relazione sessuale con una MILF. Perché le MILF sarebbero più rassicuranti delle giovani coetanee? Scopriamolo di seguito.

Chi è una MILF?

Prima di analizzare il profilo psicologico del giovane ragazzo che decide di vivere una storia d’amore e di passione con una MILF, è bene capire chi sia questo popolo di “predatrici” del sesso maschile.

MILF è una strana denominazione che connota una donna “predatrice sessuale” che decide di vivere una relazione sessuale e passionale con un uomo più piccolo di lei. La diffusione dell’acronimo Mother I’d Like to Fuck, tradotto letteralmente “la mamma con la quale si vuol fare sesso”, trae origine dal noto film American Pie.

Tutto nasce dal fatto che considerare una donna con figli poco attraente e sexy è del tutto insensata e infondata. Chi lo ha detto che una donna matura, dopo aver avuto più gravidanze, non sia ancora attraente?

Si pensi alla pornodiva Lisa Ann come sia diventata la MILF Doc di riferimento, la più attraente, sexy e la più cliccata sul web. Come lei, molte donne mature sono le più ambite e cliccate sui siti di incontri online.

Sex Dating online: perché scegliere una MILF?

Come anticipato le MILF sarebbero le più cliccate e preferite dal popolo maschile che ricerca una partner o vuole incontrare un’anima gemella e con cui vivere una storia sessuale e passionale.

Una buona fetta di uomini che cliccano i siti di sex dating online sono giovani alle prime armi, inesperti di sesso, spesso impacciati che sono attratti fisicamente da una donna matura, di età superiore ai 35 anni, con almeno un figlio, con grande esperienza sessuale e con atteggiamento provocante.

Nonostante le MILF non siano più giovani e “fresche”, dal punto di vista della psicologia comportamentale, attraggono i giovani in quanto danno un senso di protezione e di maternità.

L’uomo giovane vedrebbe nella MILF una “seconda mamma”, protettiva, accogliente e rassicurante in grado di “costruire un nido amoroso” sicuro.

La sua esperienza sentimentale e sessuale pregressa piace al giovane che ne è fortemente attratto e con cui vuole intraprendere una relazione amorosa e carnale.

Può sembrare strano che un giovane possa preferire le donne mature, ma le statistiche parlano chiaro: dai siti di incontri “a luci rosse” risulta evidente la predisposizione di un gran numero di giovani ragazzi a fare incontri con una MILF.

MILF vs. giovani: lotta persa in partenza

Cosa cerca un ragazzo in una donna matura che una ragazza non riesce a dare? Per rispondere al quesito posto è necessario considerare il fatto che sempre più spesso i giovani ritardano ad uscire da casa, a mettere su famiglia, a vivere le loro relazioni sentimentali e sessuali.

Per questo motivo un giovane alle prime armi che decide di iniziare a fare esperienza in campo sessuale e sentimentale decide di affidarsi ad un’”esperta” del sesso: una MILF.

Una donna adulta, dall’altro lato della medaglia, nutre un interesse per il giovane considerandolo come un toy boy e manifesta l’esigenza di sentirsi ancora attraente, affascinante, sexy e desiderata.

In fin dei conti, una MILF dopo una serie di “fallimenti” amorosi alle spalle ha il vantaggio, rispetto ad una giovane, di aver imparato dagli errori compiuti in giovinezza.

Inoltre, l’attività sessuale con una donna matura assume carattere di trasgressione e di fantasia erotica che difficilmente un giovane vivrebbe con una coetanea, anch’essa inesperta come il partner.

Ben si comprende come una buona fetta di ragazzi preferisca incontrare e vivere, con maggiore stimolo e piacere erotico, una relazione sentimentale con una donna over 35enne piuttosto che intraprendere una relazione con una giovane ragazza.

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Amanti delle BBW: Psicologia maschile

Nel mondo del dating online sono sempre più ricercate le BBW ovvero le Big Beautiful Women rispetto alle donne grissino: si tratta di una nuova frontiera degli incontri che sta spopolando sui siti web.

Chi sono le BBW? Da chi sono ricercate e perché sono così ambite sui siti degli incontri online? Vediamo di capire in questa guida quali sono le reali motivazioni alla base della psicologia maschile che portano a ricercare la un corpo femminile “morbido”. Si tratta di un nuovo piacere carnale?

Incontrare una BBW: perché e quale istinto sessuale?

Che cosa spinge un uomo ad incontrare una BBW? Per rispondere a tale quesito è bene capire chi sia una BBW: la sigla è acronimo di Big Beautiful Woman, neologismo inglese che allude alla carica erotica ed all’attrazione sessuale che un uomo nutre nei confronti di donne in sovrappeso o obese.

Il termine è stato coniato da Carole Shave che, sul finire degli anni Settanta, utilizzò questa sigla come titolo della neorivista BBW Magazine, una testata americana che ancora oggi si occupa di moda e di tutto quanto concerne il mondo delle donne obese e con qualche chilo di troppo.

Essere attratti da quanto può essere considerato inestetico e imperfetto sembrerebbe apparentemente contrario a quanto la psicologia maschile ci ha insegnato fino ad oggi.

Infatti, la maggior parte della popolazione maschile, dagli studi psicologici condotti, ha sempre dimostrato di prediligere le donne con una giusta fisicità ed una silhouette magra e ben curata.

Questo non significa che le donne obese o in sovrappeso siano brutte e da “rottamare”, ma la psiche umana di ogni essere vivente è attratta da oggetti e persone “giuste” tendenti alla perfezione.

Feticismo sessuale o perversione?

Un nuovo “trend” che va un po’ controtendenza al normale istinto sessuale è quello che sta interessando una buona fetta di uomini sempre più desiderosi di incontrare una BBW via chat.

Si tratta di feticismo o di mera perversione erotica? Chi è alla ricerca di una BBW non ama solo eccitarsi con la partner durante i momenti intimi o sessuali, ma trova molto più eccitante guardarla mentre si abbuffa ad un fast food o mentre sta mangiando ogni “schifezza” alimentare come patatine fritte, hamburger etc.

Ecco allora che l’attrazione dell’uomo è riconducibile alla sfera dell’eccitazione sessuale che nutre nei confronti dell’inscindibile connubio donna-cibo.

Non è facile comprendere che cosa scatti realmente nella mente perversa di ogni uomo che richiede esplicitamente ad una donna di consumare enormi quantità di cibo, ma sono già in atto diversi studi psicologici e ricerche scientifiche per trovare una spiegazione ad hoc.

Si tratta di una richiesta che sta spopolando sui siti di incontri e di chat online: moltissime donne obese si mostrano in pubblico con le proprie “rotondità” in vista e si abbuffano in cambio di soldi.

Si pensi che anche su Youtube è possibile visualizzare gratuitamente video di donne BBW che amano mostrarsi durante le loro abbuffate per ottenere un numero sempre più crescente di visualizzazioni.

BBW italiane: dove incontrale?

Anche in Italia il dating online delle BBW sta spopolando e ha incrementato il numero di siti e di App specializzate negli incontri con ragazze e donne mature con qualche “rotolino” di troppo.

Per gli uomini che preferiscono questo genere di donna e sono attratti dalle BBW il principale sito di incontri è incontribbwitalia.com, il quale sta riscuotendo una grande popolarità e successo.

L’accesso al sito di incontri per chi vuole conoscere una BBW è consentito solo a coloro che si sono iscritti e sono maggiorenni, per perfezionare l’iscrizione occorre compilare il modulo reperibile online rilasciando i numeri di contatto e l’indirizzo email.

L’iscrizione al sito è assolutamente gratuita e si può utilizzare per ricercare e cominciare a chattare con qualche BBW.

Non solo, è possibile scaricare sul proprio smartphone o Tablet un’App che permetta di navigare ed accedere alla chat direttamente dal device, comodamente in mobilità.

Sul mercato esistono diverse App che aiutano ad incontrare BBW, tra le principali e le più gettonate non si può non menzionare BBW LOVE & DATING, applicazione americana che contiene permette di accedere e di incontrare profili di donne italiane.

Curvy BBW Dating Singles Chat è un’altra interessante app dedicata a tutti gli uomini che desiderano incontrare una BBW; inoltre, si legge dalle recensioni che tramite la chat online molti hanno avuto la possibilità di fissare un appuntamento dal vivo e di conoscere fisicamente la donna in carne ed ossa, a dire il vero più carne che ossa!

Come si può comprendere ci sono diversi modi per incontrare e conoscere una BBW, l’importante è affidarsi sempre a siti di dating online che garantiscano la privacy, è fondamentale!

Dimensioni del pene: quanto contano per la psiche

Fra i problemi psicologici che dimostrano di avere un maggiore impatto sulla psiche dell’uomo, troviamo senza ombra di dubbio la cosiddetta “sindrome del pene piccolo”.

Questa condizione mentale, infatti, può provocare forti livelli di ansia di prestazione e naturalmente un calo nell’autostima molto marcato. Nonostante esistano dei casi clinici certificati di micro-peni, in realtà la maggior parte degli uomini che soffre di questa sindrome possiede un membro di dimensioni medie, considerate come “accettabili” dalla società di oggi.

Eppure, le conseguenze psicologiche possono essere ugualmente impattanti. Dimensioni del pene: quanto contano per la psiche?

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Sindrome del pene piccolo: una paura psicologica

Di certo, ad oggi possiamo partire da una certezza: la sindrome del pene piccolo, dunque la paura delle dimensioni inadeguate, non è frutto di un fattore fisico ma psicologico.

Si tratta, infatti, di una condizione molto diversa dalle conseguenze psicologiche portate dalla presenza di un pene effettivamente al di sotto degli standard in questo sito trovate specifiche sulle dimensioni medie italiane (comeingrandireilpene.com).

In sintesi, in quanto patologia psichica, può essere curata attraverso un iter di presa di coscienza della falsità del problema: è l’uomo che deve in primis intervenire su se stesso, per sentirsi meglio e per liberarsi dalle conseguenze psicologiche della sindrome del pene piccolo.

È una questione di ricostruzione della propria percezione del sé, che naturalmente aiuterà anche in situazioni mentalmente delicate come i rapporti sessuali: questo perché questo problema porta innanzitutto delle notevoli difficoltà relative all’ansia da prestazione. Per concludere questa sezione introduttiva, oggi studiosi come Shamlour hanno già identificato dei trattamenti psicologico-sessuali per superare la sindrome del pene piccolo (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15922413).

Dimensioni del pene: quanto contano per la psiche?

Gli effetti sulla psiche portati dalla percezione del proprio pene come piccolo, sono notevoli e potenzialmente molto difficili da superare. Questo è possibile denotarlo studiando le caratteristiche psicologiche degli uomini che soffrono di tale condizione: generalmente, coloro che identificano come piccolo il proprio pene presentano forme cliniche di ossessione, fissazione e un numero elevato di barriere psicologiche.

Questo significa che spesso i suddetti individui sono certi al 100% di avere un membro sotto-dimensionato: insistono sulle misurazioni dei genitali, sostenendo la loro inadeguatezza da un punto di vista “matematico”.

Naturalmente, il primo effetto psicologico di questa sindrome è la certezza di non poter soddisfare sessualmente il proprio partner. Questa fobia porta ad altre conseguenze: la paura di affrontare un amplesso, e dunque la tendenza ad evitare i rapporti sessuali.

Vi è anche la tendenza a usare i rapporti con le prostitute come palliativo, per evitare possibili giudizi da parte del partner. È una questione di vergogna di se stessi, e di timore nell’andare incontro al disprezzo e alla derisione da parte delle donne.

Empatia e visione dell’altro sesso: una fobia sociale

C’è un fattore che spesso rende un uomo maggiormente soggetto alle fobie del pene piccolo: è la particolare empatia verso l’altro sesso, e la visione che si ha delle donne.

Quanto contano per la psiche le dimensioni del pene? In questi individui tantissimo. Il motivo? Tendono a vedere le donne al pari di divinità da compiacere: per loro, questo è l’unico fattore che conta, al di là del godimento sessuale personale. Qui entrano in gioco fattori psicologici molto complessi: la visione del “Dio” implica la presenza di una condanna in caso di mancata soddisfazione del suddetto.

Questo porta all’identificazione della donna come una entità minacciosa, perfida: il comportamento associato all’eventualità di un rapporto sessuale, dunque, porta una determinata varietà di disturbo d’ansia che può essere equiparato ad una vera e propria forma di fobia sociale.

Questo argomento è stato ad esempio trattato dallo studio di Angela Fang e Stephen Hofmann sulla sindrome del pene piccolo come fobia sociale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2952668/). Ciò provoca, come già accennato, una tendenza ad evitare il contatto fisico con l’altro sesso, per mascherare la presunta inadeguatezza dei propri genitali. Si tratta chiaramente di una sindrome che parte da una visione psicologicamente distorta dell’universo femminile e della sfera sessuale.

Sindrome del pene piccolo: le conseguenze psicologiche

L’ansia sociale e la paura nell’intrattenere un rapporto sessuale, unite ad una reale mancanza di esperienza, portano questi individui verso un profondo stato di depressione, infelicità e di disperazione: in alcuni casi, sono stati anche registrati tentativi di suicidio.

Fra le altre cose, la rigidità di pensiero di questi individui è un classico sintomo della presenza di un disturbo d’ansia o di un problema depressivo: dunque la sindrome del pene piccolo può essere a tutti gli effetti considerata come una malattia psichica.

La percezione del sé, infatti, appare distorta a più livelli: essa parte da una consapevolezza mentale di inferiorità sia in termini di dimensione dei genitali, sia in termini generali. Per un terapista risulta molto difficile intervenire in un percorso di cura, perché costoro presentano sempre la propria inadeguatezza come un dato di fatto, dunque non soggetta a discussioni.

Oltre il disturbo sociale: il narcisismo invertito

Per comprendere quanto contano per la psiche le dimensioni del pene, è il caso di andare oltre i problemi ansiogeni, la depressione e i disturbi sociali. In alcuni casi, infatti, questa rigidità di visione sul proprio pene potrebbe nascondere qualcosa di simile ad un disturbo della personalità o ad un ritardo di sviluppo sociale: questo potrebbe avvenire soprattutto con gli uomini cresciuti con l’errata consapevolezza di avere un pene piccolo.

Quando accade ciò, spesso il rapporto uomo-donna viene ancorato al rapporto figlio-madre: cosa che implica l’assenza del concetto dell’unione maschio-femmina in termini adulti. Così si spiegherebbe anche la tendenza ad evitare il sesso.

Ecco perché studiosi come Lachmann parlano di narcisismo invertito applicato alla sindrome del pene piccolo (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6806841). In pratica, in questo caso il narcisista non concentra il proprio interesse su se stesso (come avviene di norma), ma sull’altro sesso: è una sorta di definizione scientifica della “teoria del Dio” esposta in precedenza.

Al contrario del canonico narcisista, il narcisista invertito nutre una visione del sé opposta: non gode di smisurati livelli di autostima, ma al contrario soffre di una forte mancanza della suddetta. Di contro, non svaluta gli altri ma se stesso. Allo stesso tempo, rispetto al narcisista, costoro non vedono le donne come oggetti sessuali, ma come divinità da soddisfare in tutto e per tutto.

Sindrome del pene piccolo e disturbo dismorfico del corpo

Sindrome del pene piccolo

La sindrome del pene piccolo, a livello scientifico, deriva dalla presenza del disturbo dismorfico del corpo: una condizione che vede una distorsione percettiva del proprio corpo.

Ad esempio, questa è la sindrome che affligge le persone sofferenti di anoressia e di altri disturbi alimentari, ma è anche presente negli uomini che hanno la convinzione errata di possedere genitali al di sotto dei livelli standard.

Fra le conseguenze psicologiche di questo problema, vi è anche una rabbia perenne che rende questi uomini molto aggressivi con il proprio fisico: per meccanismo di auto-difesa, imputano al mondo la causa delle proprie disgrazie. Costoro sono anche diffidenti nei confronti dell’altro sesso: le donne vengono viste come inarrivabili e, se qualcuna si avvicina, subito scatta la chiusura e il dubbio che esse vogliano solo deridere l’uomo.

Fra mancanza di esperienza e porno: considerazioni finali

La mancanza di esperienze sessuali reali, spinge spesso gli uomini che soffrono di sindrome del pene piccolo a rifugiarsi nel porno. Al tempo stesso, un abuso di questi contenuti può provocare e aumentare la visione distorta del proprio corpo.

Questo perché i soggetti tendono a confrontare il proprio pene usando come termine di paragone quello degli attori hard: naturalmente il risultato può essere molto impattante a livello psicologico. Si tratta di un “errore di calcolo”, in quanto peni sovra-dimensionati non possono rappresentare un valido paragone.

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Risvolti psicologici della caduta dei capelli

Spesso la caduta dei capelli viene intesa come un problema legato all’invecchiamento dell’individuo: in questi casi, la preoccupazione è soggetta a considerazioni più mature e ad una presa di coscienza maggiore della suddetta condizione.

Eppure, esistono varie forme di calvizie spesso improvvise, che possono avere un fortissimo impatto sulla psiche di una persona: questo vale sia per gli uomini (alopecia androgenetica), sia per le donne (alopecia androgenetica femminile).

Quando accade ciò, le suddette forme di calvizie possono irrompere sin dall’adolescenza, con conseguenze molto gravi sulla psicologia di chi ne soffre. Ecco perché in questo articolo approfondiremo i risvolti psicologici della caduta dei capelli.

Psicologia e alopecia: un binomio spesso sottovalutato

Solo in anni recenti si è cominciato ad esaminare il problema dell’alopecia da un punto di vista psicologico: per tanto tempo, infatti, gli psicologi hanno a torto trascurato questa condizione. Al contrario di medici e dermatologi, che invece hanno sempre rivolto molta attenzione alla calvizie.

Questo ha avuto una conseguenza: oggi siamo molto indietro nella definizione dei risvolti psicologici che la caduta dei capelli impone alla psiche dei soggetti sofferenti di alopecia.

Nonostante tutto, oggi possiamo contare su una ricerca molto importante in questo settore, condotta dagli studiosi Nigel Hunt e Sue McHale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1283238/). È soprattutto grazie a loro, che abbiamo chiari gli effetti che l’alopecia esercita sulla psiche degli individui.

Risvolti psicologici della caduta dei capelli

L’alopecia, in tutte le sue forme, non è una malattia che può portare dei pericoli per la salute fisica di un individuo: non è nemmeno dolorosa, tranne nel caso delle forme di calvizie dovute a problemi dermatologici piuttosto fastidiosi. Di solito si affronta con farmaci lozioni e integratori per capelli che contengono sostanze che combattono tutte il DHT responsabile della riduzione progressiva delle dimensioni del follicolo pilifero.

Ad ogni modo, il vero dolore causato dall’alopecia si concentra soprattutto sulla psicologia dei soggetti che soffrono di calvizie. Se questo problema si dimostra prolungato, il benessere psicologico della persona può velocemente decadere.

Anche la consapevolezza dei limiti dei trattamenti medici non aiuta le persone a prendere atto di questo problema, con il quale bisogna imparare a convivere.

Quali sono i risvolti psicologici della caduta dei capelli? L’alopecia può avere gravi conseguenze psico-sociali, causando una sofferenza molto intensa sia nella vita di tutti i giorni, sia a lavoro, sia nelle relazioni sentimentali.

Sempre secondo lo studio di Hunt e McHale, il 40% degli individui sofferenti di calvizie ha dichiarato di aver avuto problemi sentimentali, mentre il 63% problemi lavorativi. Entrando nello specifico, l’alopecia può portare patologie psichiche come la depressione, l’ansia e la fobia sociale. Come già sottolineato, il rapporto fra psicologia e alopecia al momento è in continuo sviluppo: non è affatto detto che le conseguenze psicologiche siano solo un semplice effetto dell’alopecia.

Questo perché malattie come lo stress, a loro volta, possono essere la causa della perdita dei capelli: questo fattore è emerso, ad esempio, da una ricerca condotta da MJ Garcia Hernandez (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12786868). Dunque si parla di un argomento molto complesso, fatto di un rapporto alternato di cause ed effetti.

Fra fobia sociale e ansia: l’alopecia e la psiche

Esistono diversi studi che certificano un aumento esponenziale dei disturbi psichiatrici negli individui che soffrono di calvizie. Secondo ricercatori come Koo, l’alopecia può effettivamente aumentare il rischio di cadere vittime di episodi depressivi, disturbi di ansia sociale, paranoie e fobie.

Addirittura alcune teorie sui risvolti psicologici della caduta dei capelli intendono la consapevolezza dell’alopecia come una vera e propria elaborazione del lutto: in pratica, l’individuo affronta un iter che lo porta a metabolizzare questa condizione, prendendone coscienza dopo diverse difficoltà psicologiche.

Inoltre, l’alopecia è chiaramente un disturbo che influenza in modo netto l’estetica e la percezione del prossimo: in una società dove i media veicolano una idea di perfezione e di mascolinità o bellezza legata alla salute dei capelli, le conseguenze psicologiche della calvizie sono abbastanza ovvie.

L’alopecia, in tal senso, viene vista come un fattore declassificante dell’individuo: chi soffre di caduta dei capelli, si percepisce e viene percepito come una persona di Serie B, in quanto non conforme ai canoni estetici imposti dalla società. Questo naturalmente provoca enormi problemi di autostima.

Un approfondimento sui risvolti psicologici dell’alopecia

Purtroppo le ricerche sui risvolti psicologici della caduta dei capelli sono piuttosto recenti, e risalgono all’ultimo ventennio: ciò vuol dire che, pur essendo presenti molti libri di approfondimento sulla materia, la letteratura scientifica è ancora scarna e poco approfondita.

La pochezza dei dati è anche dovuta al fatto che chi soffre di alopecia difficilmente si presta a sondaggi o interviste, proprio per via delle conseguenze psicologiche e della difficoltà nel parlare del problema.

Di certo, sono emersi comunque dei dati interessanti: un uomo calvo viene sopportato più facilmente dalla società, mentre una donna calva va incontro a difficoltà molto più ampie. Il motivo è dovuto al fatto che le donne sono molto legate ai capelli e alla chioma come fattore identitario della propria personalità: perdere i capelli, quindi, equivale a perdere se stesse.

Alopecia e adolescenti: il bullismo e i problemi amorosi

Per quanto concerne gli adolescenti, invece, i risvolti psicologici della caduta dei capelli assumono dei connotati sociali molto seri. Nella fattispecie, non sono pochi i casi di bullismo a scuola contro i ragazzi che soffrono di calvizie prematura. Ma la vera conseguenza negativa dell’alopecia, in termini di psicologia, è l’intervento devastante sulla formazione del carattere e della psiche del giovane: l’adolescenza, infatti, è un periodo molto delicato.

Anche in questo caso, esistono delle ricerche scientifiche riconosciute, come lo studio di Bruckner e Bedocks sulle conseguenze psicologiche dell’alopecia in età adolescenziale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18622199). Infine, è il caso di sottolineare anche i problemi sentimentali: la calvizie in età adolescenziale causa una mortificazione della fiducia in se stessi, che si riflette anche nelle difficoltà nel rapportarsi con l’altro sesso: questo può generare dei traumi psicologici molto gravi, che l’individuo porterà con sé lungo l’intero arco della sua vita.

Psicologia e alopecia: il futuro della ricerca scientifica

C’è ancora tanta strada da percorrere nello studio dei risvolti psicologici della caduta dei capelli. Già adesso stanno emergendo dei problemi prioritari, in termini di approfondimento scientifico: il già citato rapporto fra calvizie e definizione dell’identità dell’individuo è uno di questi. È importante aggiornare anche le vecchie ricerche, perché oggi media come Internet stanno aumentando notevolmente l’impatto dell’estetica sulla psiche delle persone e dei giovani.

Persino i ragazzini, oggi intesi come generazione dei Centennials (i 15enni di oggi), meritano un approfondimento molto serio sulle conseguenze sociali e psicologiche dell’alopecia. Naturalmente, bisogna anche identificare quei meccanismi fisiologici che rendono certi soggetti maggiormente propensi all’alopecia.