Disturbi dell’umore: classificazione, sintomi e cura

Che cosa si intende per disturbo dell’umore? In psichiatria ed in tutte le discipline psicologiche, i disturbi dell’umore sono ascrivibili a tutta una serie di patologie psico-comportamentali che si manifestano mediante alterazioni del tono dell’umore e della personalità di un soggetto.

Capita molto spesso di essere tristi o troppo euforici, anche durante l’arco della giornata può accadere di mutare repentinamente gli stati emotivi: ciò è cagionato dalle situazioni esogene, dagli eventi, dall’accadimento di fatti e traumi che impattano profondamente sull’ego di un paziente.

Ci sono cause di natura esogena che impattano normalmente sul profilo comportamentale di un individuo e ne comportano un’oscillazione fisiologica.

Certe reazioni emotive e cambiamenti repentini sul profilo comportamentale sono giustificabili e di natura transitoria.

Il vero problema per un paziente, nella psicologia clinica, inizia a comparire quando i disturbi dell’umore si trasformano in patologia psico-comportamentale ed assumono sempre di più natura cronica e non più transitoria.

La psichiatria è di grande ausilio nell’indagare la correlazione che intercorre tra il tono dell’umore e l’attività della psiche dell’individuo “malato” dai disturbi di temperamento.

Questa guida si propone di sondare quanto la psicologia clinica e la psichiatria hanno studiato e validato in tema di correlazione esistente tra tono dell’umore di un paziente e l’attività mentale dello stesso.

È interessante capire quando i cambiamenti repentini di temperamento vengono ad assumere la reale portata di una patologia psichica per un individuo.

Umore, psiche e comportamento: quali indicatori di alterazione patologica?

Ogni persona fin da bambini ha un proprio tono dell’umore che tende a manifestarsi con maggiore frequenza: molti soggetti sono pacati, altri nervosi, altri ancora sono scherzosi, etc. etc.

Insomma, ogni individuo tende a mettere in evidenza un proprio profilo comportamentale ed un tono dell’umore che portano ad individuare la sua personalità.

Un determinato tono dell’umore può essere considerato come caratteristico del soggetto e considerato un’abitudine caratteriale della persona.

Si tratta di un “corredo” biologico di base dell’individuo, un “prodotto” del fattore genetico, delle modificazioni e dei fattori esogeni legati all’ambiente di crescita e di sviluppo della personalità dell’individuo.

Sono considerate fisiologiche le oscillazioni periodiche del tono dell’umore che si riflettono sulla psiche e sui comportamenti di un individuo, in conseguenza di avvenimenti allegri o tristi.

Nella psicologia clinica e nella psichiatria, esistono 4 interessanti indicatori di alterazione patologica che fungono da chiari segnali di “allarme”.

Si tratta di 4 semafori rossi che pongono in evidenza la natura patologica dei disturbi dell’umore:

  • inadeguatezza di una reazione emotiva o di un comportamento in un dato evento o contesto,
  • intensità della gravità dei sintomi palesati dal paziente,
  • cambiamento della qualità dell’umore rispetto al passato,
  • difficoltà nell’instaurare relazioni sociali e nell’ambito lavorativo/professionale.

La classificazione dei Disturbi dell’umore: Depressione e Bipolarismo

Il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM 5) è il tomo di riferimento per la psichiatria e classifica i disturbi dell’umore in due categorie distinte:

  • la Depressione
  • il Bipolarismo

Il DSM-5 dedica due capitoli differenti, uno destinato ai disturbi bipolari e correlati e l’altro per i disturbi depressivi.

Disturbi depressivi

Si parla di disturbi depressivi e non di depressione dato che non tutte le alterazioni ed oscillazioni del tono dell’umore sono da considerarsi patologiche.

Si suole designare disturbi depressivi un raggruppamento di alterazioni psicopatologiche e psichiatriche che implicano cambiamenti significativi del tono dell’umore della persona, accompagnati da sintomi di natura sia somatica che psicologica.

I sintomi depressivi comportano una vera compromissione del funzionamento sociale e lavorativo del soggetto malato.

Il Bipolarismo o Depressione Bipolare

Il disturbo bipolare costituisce un problema psico-comportamentale serio e invalidante quando il soggetto tende ad alternare fasi depressive a fasi maniacali, anche se la depressione tende a perdurare di più.

Il soggetto affetto da bipolarismo tende a transitare da una fase all’altra in modo repentino, mentre altre volte può mostrare un tono di umore “normale” riconducibile alla propria personalità.

Il bipolarismo porta a problemi di insonnia e di perdita di appetito; inoltre, la capacità di concentrazione e la memoria possono essere assai ridotti. Nelle fasi depressive, il soggetto bipolare pensa al suicidio e ricorre all’autolesionismo.

Disturbi dell’umore: sintomatologia

A seconda della classificazione del disturbo del tono dell’umore, gli studi di psicologia clinica e di psichiatria sono pervenuti all’individuazione di una serie di sintomi ascrivibili ai seguenti:

  • disturbi alimentari: scarso o eccessivo appetito
  • disturbi del ciclo cicardiano: insonnia o ipersonnia
  • scarsa energia
  • iperattività (fasi maniacali nei soggetti affetti da bipolarismo)
  • senso costante di fatica
  • calo della concentrazione
  • difficoltà a memorizzare
  • bassa autostima
  • estraniazione dalla realtà
  • auto-isolamento
  • difficoltà nel prendere decisioni
  • autolesionismo
  • istinti suicidi (disturbi depressivi gravi).

Le cause dei disturbi dell’umore

I disturbi dell’umore possono essere cagionati da diversi fattori di natura endogena ed esogena. Il fattore ereditario gioca un ruolo importante sulla psiche e sul profilo della personalità di un individuo: diverse ricerche hanno confermato che esiste una probabilità del 10% di sviluppare una patologia di alterazione del tono dell’umore se in famiglia ci sono stati casi clinici affetti da disturbi depressivi e di bipolarismo.

Altre cause che impattano sulla comparsa dei disturbi dell’umore sono ascrivibili ad eventi esogeni, traumatici come la premorienza di persone care o la perdita del posto di lavoro che possono impattare profondamente sul profilo psico-comportamentale dell’individuo.

Stabilizzatori dell’umore

Più della metà dei pazienti affetti dai disturbi dell’umore necessitano di cure costanti per evitare la ricaduta di recidive.

L’obiettivo primario dei trattamenti psichici e farmacologi è la riduzione del numero e della gravità delle recidive: per questo occorre una terapia di mantenimento basata sull’assunzione di stabilizzatori dell’umore. Di seguito i principali.

Trattamento sali di litio

Il litio è un composto salificato che si trova in minerali, in acque termali e nei vegetali, viene utilizzato per il trattamento e la prevenzione dei disturbi del tono dell’umore.

I sali di litio vengono somministrati per via orale, ha il grande beneficio di essere rapidamente assorbito e raggiunge il picco plasmatico entro 1 ora.

Iniziare un trattamento a base di Sali di litio è una decisione che spetta al medico curante e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fornito la seguente guideline: “il trattamento profilattico va iniziato negli unipolari dopo tre episodi, in particolare se vi è stato un episodio, oltre quello in atto, negli ultimi cinque anni; nei bipolari, invece, va iniziato dopo il secondo episodio. Molte scuole adottano criteri diversi e suggeriscono di iniziare la profilassi col litio già dopo il primo episodio maniacale, dal momento che l’85-95% dei pazienti ne manifesterà altri di entrambe le polarità”.

Carbamazepina e valproato

Carbamazepina e valproato sono altri stabilizzatori dell’umore che dimostrano un’efficacia superiore a quella del litio, come dimostrano diverse ricerche e studi scientifici.

Occorre considerare gli effetti collaterali degli stabilizzatori dell’umore carbamazepina e valproato: vertigini, vomito, anoressia, diplopia, nausea, tremore, leucopenia.