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Nuove dipendenze: che cosa sono? Progetto di sensibilizzazione 'Orientamento alla scelta: quale dipendenza?"

Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta (RM)
Negli ultimi anni lo studio delle dipendenze patologiche si è arricchito di numerosi contributi scientifici, ma anche di osservazioni cliniche che hanno ampliato l’area di indagine sulle condotte compulsive: dallo shopping compulsivo alle dipendenze tecnologiche da Internet, dalle nuove sostanze di abuso alle dipendenze affettive e sessuali, dalla dipendenza da sport a quella da lavoro. Siamo di fronte a un campo quanto mai vasto, articolato e differenziato di patologie additive, di frequente denominate come
New Addictions.
Le Nuove Dipendenze o New Addictions comprendono tutte quelle nuove forme di dipendenza in cui non è implicato l'intervento di alcuna sostanza chimica.
L'oggetto della dipendenza è, in questo caso, un
comportamento o un'attività lecita e socialmente accettata. E’ proprio questa caratteristica che rende più difficile discriminare il confine tra “normalità” e “patologia”.
Possiamo affermare che ci troviamo di fronte ad una dipendenza patologica quando si instaura un legame patologico e compulsivo con un oggetto, un comportamento o un’esperienza. Tutte le forme di dipendenza, incluse le new addictions, sono accumunate
da una serie di caratteristiche:
- craving: la persona è alla continua ricerca della sostanza o della situazione da cui dipende e i suoi pensieri e comportamenti sono indirizzati unicamente verso tale ricerca;
- perdita del controllo: il soggetto non è più in grado di controllare l’oggetto della dipendenza;
- tolleranza o assuefazione: la persona sente la necessità di aumentare la dose quantitativa o lo spazio temporale per sperimentare l’effetto desiderato;
- astinenza: nel caso in cui il comportamento o sostanza da cui si dipende venga sospeso, si manifestano una serie di sintomi psico-fisici più o meno gravi tra cui tachicardia, ansia, sonno e alimentazione disturbati, pensieri ricorrenti;
- compromissione di molteplici contesti vitali: sociale, familiare, lavorativo, scolastico e della salute.
Progetto "Orientamento alla scelta: quale dipendenza?" (video)

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Bullismo: Che cos’è? Quanto è diffuso? Che cosa si può fare?

Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta (RM)

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Il bullismo consiste nel "far del male intenzionalmente e ripetutamente, sia fisicamente che con le parole, a qualcuno più debole o non in grado di difendersi" (da M. Di Pietro e M. Dacomo, Fanno i bulli, ce l'hanno con me...,Erickson, Trento, 2005).

Il fenomeno è caratterizzato principalmente da tre elementi:
1. la presenza di un bullo prepotente, che ritiene di poter dimostrare di essere un leader e di avere un potere proprio attraverso la sua aggressività e la paura che incute negli altri;
2. la presenza di una vittima, abituale bersaglio delle prepotenze e delle prevaricazioni del bullo;
3. la ripetitività degli atti di prevaricazione; nel bullismo, infatti, i gesti e i comportamenti del bullo non sono atti aggressivi occasionali e isolati, ma sono atti aggressivi ripetuti e, per di più, sempre nei confronti della stessa vittima.
(continua)

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Stop al bullismo! - Progetti di prevenzione e riduzione dei fenomeni di bullismo

Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta (RM)

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Nel periodo che va da ottobre 2010 a maggio 2011 sono stati realizzati, in alcuni comuni della provincia di Roma, diversi progetti finalizzati alla prevenzione e riduzione dei fenomeni di bullismo (Che cosa è il bullismo?).
Gli interventi, realizzati in collaborazione con diverse Associazioni e Cooperative sociali del territorio (NovaRes, Reintras e Cooperativa3), hanno interessato gli studenti delle scuole secondarie di primo grado.
Gli incontri di formazione sono stati attivati in orario scolastico e realizzati in co-conduzione da un team di due psicologi.
Il percorso si è articolato secondo una strategia di intervento di tipo diretto, rivolta specificamente agli adolescenti, e di tipo indiretto, rivolta ai genitori ed agli insegnanti, allo scopo di:
1. Migliorare le competenze sociali degli studenti.
2. Promuovere un buon clima relazionale nelle classi.
3. Ridurre l’indifferenza degli adulti, delle vittime e degli astanti; scalfire l’onnipotenza dei bulli.
4. Favorire l’esplicitazione dei casi di bullismo, ridurre l’omertà.
5. Migliorare la collaborazione tra i docenti.
6. Rafforzare la relazione genitori-insegnanti.

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