<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" 
    xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
    xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
    xmlns:admin="http://webns.net/mvcb/"
    xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"
    xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd">
	<channel>
<title>RSS</title><link>http://www.lamiapsicologia.com/index.html</link><description>AiutoPsicologo&#x21;Blog</description><dc:language>it</dc:language><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><dc:rights>Copyright 2011 www.lamiapsicologia.com</dc:rights><dc:date>2012-06-18T11:43:50+02:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
<admin:errorReportsTo rdf:resource="mailto:LaMiaPsicologia.com" /><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
<sy:updateBase>2000-01-01T12:00+00:00</sy:updateBase>
<lastBuildDate>Mon, 02 Jul 2012 10:31:16 +0200</lastBuildDate><item><title>Voice-out&#x21; Un progetto nelle scuole per combattere l&#x27;omofobia</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Musci</category><category>omofobia</category><dc:date>2012-06-18T11:43:50+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/9d99a00a4f6207464be08dafec58896e-46.html#unique-entry-id-46</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/9d99a00a4f6207464be08dafec58896e-46.html#unique-entry-id-46</guid><content:encoded><![CDATA[LICEO GIORDANO BRUNO:


  


LICEO SOCRATE


 


LICEO VIVONA


    


Riferimenti utili:


http://www.nisoproject.eu


http://www.voiceout.eu


http://www.gaycenter.it/


Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta Roma
]]></content:encoded></item><item><title>LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA. Impariamo ad esprimere noi stessi e le nostre emozioni - 2a edizione</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Musci</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2012-06-05T08:12:27+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/3db628e64e4c79ebecb50de19554aebb-45.html#unique-entry-id-45</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/3db628e64e4c79ebecb50de19554aebb-45.html#unique-entry-id-45</guid><content:encoded><![CDATA[Di cosa tratta il seminario?


Durante le due ore di seminario, saranno affrontati i seguenti temi:


	&bull;	imparare a distinguere le caratteristiche degli stili di comportamento assertivo, passivo e aggressivo


	&bull;	acquisire consapevolezza del proprio stile di comportamento, dei condizionamenti e delle paure a cui siamo soggetti


	&bull;	conoscere quali sono i diritti assertivi


	&bull;	come negoziare e gestire i conflitti


	&bull;	come fare e ricevere complimenti e critiche


	&bull;	come fare e rifiutare richieste (imparare a dire &ldquo;no&rdquo;)


Ad ogni partecipante saranno distribuite dispense informative e materiale utile al fine di facilitare il consolidamento, il mantenimento e l&rsquo;ulteriore sviluppo delle nozioni acquisite durante il seminario.


Come partecipare


Il seminario &egrave; GRATUITO.


Si prega di confermare la propria partecipazione o attraverso l&rsquo;invio di una e-mail o contattando telefonicamente la&nbsp;dott.ssa Musci&nbsp;o la&nbsp;&nbsp;dott.ssa Pasinetti.


( Corso MIP 2012 ASSERTIVITA'- 2a edizione)]]></content:encoded></item><item><title>LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA. Impariamo ad esprimere noi stessi e le nostre emozioni</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Musci</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2012-05-08T08:37:25+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/14bafc0e6021b1713bb4e9f9e4e243fe-44.html#unique-entry-id-44</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/14bafc0e6021b1713bb4e9f9e4e243fe-44.html#unique-entry-id-44</guid><content:encoded><![CDATA[Di cosa tratta il seminario?


Durante le due ore di seminario, saranno affrontati i seguenti temi:


	&bull;	imparare a distinguere le caratteristiche degli stili di comportamento assertivo, passivo e aggressivo


	&bull;	acquisire consapevolezza del proprio stile di comportamento, dei condizionamenti e delle paure a cui siamo soggetti


	&bull;	conoscere quali sono i diritti assertivi


	&bull;	come negoziare e gestire i conflitti


	&bull;	come fare e ricevere complimenti e critiche


	&bull;	come fare e rifiutare richieste (imparare a dire &ldquo;no&rdquo;)


Ad ogni partecipante saranno distribuite dispense informative e materiale utile al fine di facilitare il consolidamento, il mantenimento e l&rsquo;ulteriore sviluppo delle nozioni acquisite durante il seminario.


Come partecipare


Il seminario &egrave; GRATUITO.


Si prega di confermare la propria partecipazione o attraverso l&rsquo;invio di una e-mail o contattando telefonicamente la&nbsp;dott.ssa Musci&nbsp;o la&nbsp;&nbsp;dott.ssa Pasinetti.


( Corso MIP 2012 ASSERTIVITA')]]></content:encoded></item><item><title>NIENTE PANICO&#x21; Affrontiamo l&#x2019;ansia senza paura</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Musci</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2012-05-08T08:16:40+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/86d608089122a9c1d7f894e7eac38a8d-43.html#unique-entry-id-43</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/86d608089122a9c1d7f894e7eac38a8d-43.html#unique-entry-id-43</guid><content:encoded><![CDATA[Quanto &egrave; diffusa e come si manifesta?


L&rsquo;ansia &egrave; un disturbo molto comune, ne soffre circa una persona su 20.   Nonostante si manifesti diversamente da persona a persona, &egrave; possibile definirne alcune caratteristiche tipiche e comuni:


	&bull;	cognizioni &ndash; &ldquo;Far&ograve; una figuraccia&rdquo;, &ldquo;Non sar&ograve; all&rsquo;altezza&rdquo;, &ldquo;Mi sentir&ograve; male&rdquo;


	&bull;	emozioni &ndash; timore, agitazione, ansia, paura e panico


	&bull;	sintomi fisici &ndash; tensione muscolare, fiato corto e sensazione di soffocamento, tachicardia, dolore o fastidio al petto, sudorazione eccessiva, vampate di calore, sensazione di debolezza e svenimento, vertigini, vista annebbiata e nausea


Questi sintomi possono presentarsi in maniera pi&ugrave; o meno improvvisa e intensa; quando si presentano in maniera brusca e in rapida escalation, parliamo clinicamente di attacco di panico.


Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un&rsquo;esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata (almeno la prima volta) e la paura di un nuovo attacco diventa sin da subito forte e dominante.


La persona si trova quindi rapidamente invischiata in un circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta &ldquo;agorafobia&rdquo;, ovvero l&rsquo;ansia relativa allo stare in luoghi o situazioni dalle quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nelle quali potrebbe non essere disponibile un aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato.   Gradualmente, potrebbe cos&igrave; diventare impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, in autobus o guidare l&rsquo;auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via.


Dunque, che cosa si pu&ograve; fare?


I disturbi d&rsquo;ansia possono essere affrontati e superati attraverso:


	&bull;	il trattamento farmacologico


	&bull;	il trattamento psicologico


Il primo pu&ograve; essere efficace, ma ci&ograve; che spesso accade &egrave; che i sintomi si ripresentano nel momento in cui viene interrotta l&rsquo;assunzione del farmaco.   Il trattamento psicologico sembra invece avere un risultato pi&ugrave; duraturo; in particolare, l&rsquo;approccio terapeutico di tipo cognitivo-comportamentale &egrave; riconosciuto a livello scientifico come il pi&ugrave; efficace nel gestire ed estinguere i sintomi tipici dell&rsquo;ansia e del panico in tempi brevi.


In che cosa consiste il seminario?


Durante le due ore di seminario, i partecipanti avranno modo di conoscere una serie di strumenti utili per la gestione dell&rsquo;ansia e degli attacchi di panico mediante la spiegazione di tecniche specifiche e riflessioni su pensieri, atteggiamenti e comportamenti messi in atto nelle relazioni sociali, siano esse private o lavorative.


Ecco alcune delle tecniche che saranno esposte:


	&bull;	psicoeducazione sull&rsquo;ansia


	&bull;	tecnica del respiro lento


	&bull;	ristrutturazione cognitiva


	&bull;	esposizione graduale alle situazioni temute


	&bull;	apprendimento di nuove capacit&agrave; di problem solving


Ad ogni partecipante saranno inoltre distribuite dispense informative e materiale utile al fine di facilitare il consolidamento, il mantenimento e l&rsquo;ulteriore sviluppo delle nozioni acquisite durante il seminario.


COME PARTECIPARE


Il seminario &egrave; GRATUITO.


Si prega di confermare la propria partecipazione o attraverso l&rsquo;invio di una e-mail o contattando telefonicamente la&nbsp;dott.ssa Musci&nbsp;o la&nbsp;&nbsp;dott.ssa Pasinetti.


( Corso MIP 2012 Niente Panico)]]></content:encoded></item><item><title>&#x22;Pap&#xe0; &#xe8; cattivo perch&#xe9; &#xe8; troppo buono...&#x22;: la Sindrome di alienazione parentale (PAS)</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Disturbi e Problemi Psicologici</category><category>Psicologia giuridica</category><category>Dr.ssa Musci</category><dc:date>2012-04-16T12:42:55+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/c0b50e592fb2ed63bed7c143ca692a11-42.html#unique-entry-id-42</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/c0b50e592fb2ed63bed7c143ca692a11-42.html#unique-entry-id-42</guid><content:encoded><![CDATA[L'autore la definisce come un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli.   In questo disturbo un genitore (alienatore) attiverebbe un programma di denigrazione contro l'altro genitore (alienato).   Tuttavia, afferma Gardner, &ldquo;non si tratta di una semplice questione di lavaggio del cervello o programmazione, poich&eacute; il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione ed &egrave; proprio questa combinazione di fattori a legittimare una diagnosi di PAS&rdquo;.


Di seguito sono riportati gli otto sintomi primari che Gardner ha individuato per poter diagnosticare una PAS:


1.   Una campagna di denigrazione.    Con questa espressione Gardner si riferisce agli  atteggiamenti di un figlio che mima, scimmiotta il genitore alienato e ripete i messaggi denigratori e di disprezzo, che impara dal genitore alienante.   Il genitore programmante in questo caso non mette in discussione il fatto che il figlio si comporti malamente con l&rsquo;altro genitore, anzi lo favorisce.


2.   Razionalizzazioni deboli, assurde o futili per spiegare la denigrazione.   Ci si riferisce al fatto che il figlio descrive il genitore rifiutato come del tutto negativo, adducendo motivazioni illogiche e superficiali (ad es. &ldquo;pap&agrave; &egrave; cattivo perch&eacute; non ha i giocattoli&rdquo;, &ldquo;non voglio vedere mio padre perch&eacute; mi manda a letto troppo presto&rdquo; ).


3.   Mancanza di ambivalenza.   Si registra nel figlio una tendenza ad atteggiamenti opposti, per cui il genitore rifiutato viene descritto come una presenza assolutamente negativa e, al contrario, l&rsquo;altro genitore &egrave; vissuto come completamente positivo.


...Il fenomeno del &ldquo;pensatore indipendente&rdquo;.   Il figlio afferma di essere assolutamente indipendente e non condizionato nella sua campagna di denigrazione nei confronti di un genitore, e di non subire alcuna influenza da parte dell&rsquo;altro genitore.


5.   Sostegno al genitore alienante nel conflitto parentale.   Fa riferimento al fatto che il bambino, in qualunque conflitto si viene a trovare, prende posizione sempre e solo a favore del genitore alienante.


6.   Assenza di senso di colpa riguardo alla crudelt&agrave; verso il genitore alienato e alla sua utilizzazione nel conflitto legale.   Chiarisce il fatto che il figlio vive senza sentimenti di colpa, appunto, il suo disprezzo verso il genitore alienato e si sente quindi autorizzato a determinati comportamenti.


7.   La presenza di sceneggiature &ldquo;prese a prestito&rdquo;.    Mette in luce il fatto che il bambino, pur non conoscendo certi argomenti e certe espressioni, a causa della sua giovane et&agrave;, stranamente le utilizzi.


8.   Allargamento dell&rsquo;animosit&agrave; verso gli amici e/o la famiglia estesa del genitore alienato: vengono coinvolte nell&rsquo;alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazione affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.


&Egrave; importante sottolineare che il comportamento di denigrazione del figlio nei confronti del genitore alienato, non deve essere basato su un reale atteggiamento negligente di quest&rsquo;ultimo.   Si pu&ograve; parlare di PAS soltanto quando il figlio attua un comportamento alienante assolutamente ingiustificato e non basato su fatti concreti. 


Nonostante alcuni studiosi abbiano messo in discussione la possibilit&agrave; di considerare l&rsquo;Alienazione Parentale come una sindrome (tale condizione infatti non rientra all&rsquo;interno del DSM), l&rsquo;opera di numerosi conferma la validit&agrave; del costrutto teorico (Ward, Harvey, 1993; Kelly, Johnston, 2001; Greenberg, Gould, 2007).


Di fronte a tali considerazioni emerge quanto sia importante  che  tutte le figure professionali che sono coinvolte nelle vicende di separazione (giudici, avvocati, psicologi), collaborino affinch&eacute; tutti i membri della famiglia ne traggano beneficio e soprattutto vengano preservati e tutelati i diritti dei bambini.


Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta Roma


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI


	&bull;	Gardner, R.   A.   (1985): &ldquo;Recent trends in divorce and custody litigation&rdquo;, The Academy Forum, 29, 3.


	&bull;	Gardner, R.   A. (1987a): The Parental Alienation Syndrome and the differentiation between fabricated and genuine child sexual abuse.   Creative Therapeutics Inc., Cresskill (NJ).


	&bull;	Gullotta, A.   Cavedon, M.   Liberatore, "La sindrome da alienazione parentale, Lavaggio del cervello e programmazione dei figli in danno dell'altro genitore", Giuffr&egrave; Editore, 2008


	&bull;	Kelly, J.B., and Johnston, J.R.   (2001).   The alienated child: A reformulation of parental alienation syndrome.   FamilyCourtReview.


	&bull;	ISTAT: http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110707_00/


	&bull;	Ward, P., Harvey, J.   C.   (1993):  &ldquo;Family wars: the alienation of children&rdquo;, NewHampshire Bar  Journal, 34, 14.
]]></content:encoded></item><item><title>Maggio di Informazione Psicologica a Milano</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>News</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2012-04-18T13:07:21+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/419e0b13ef86ee02dc2a70d6df04e382-41.html#unique-entry-id-41</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/419e0b13ef86ee02dc2a70d6df04e382-41.html#unique-entry-id-41</guid><content:encoded><![CDATA[Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano


Oltre 1000 psicologi e psicoterapeuti erogheranno colloqui gratuiti per la prevenzione e l&rsquo;ascolto per un intero mese su tutto il territorio nazionale; circa 900 gli incontri informativi e i seminari organizzati a tema psicologico in tutta Italia.   A Milano e provincia, gli psicologi coinvolti nell&rsquo;iniziativa sono circa 200 e organizzano 126 eventi su tematiche psicologiche.


Il tema conduttore di questa edizione &egrave; il concetto di energia psichica.


Il MIP, Maggio di Informazione Psicologica, www.psicologimip.it, come nelle passate edizioni, gode del patrocinio dei principali Comuni, Province e Regioni italiani e degli Ordini regionali degli Psicologi, e a Milano e provincia, www.psicologimip.it/milano, del patrocinio del Comune di Milano e dell&rsquo;Ordine degli Psicologi della Lombardia.   Il MIP &egrave; organizzato da Psycommunity, la pi&ugrave; grande web community degli psicologi italiani che si impegnano, a titolo volontario, a organizzare eventi e manifestazioni culturali inerenti la psicologia.


Il MIP a Milano e provincia


www.psicologimip.it/milano


 


Per la V edizione del MIP a Milano e provincia sono coinvolti 143 professionisti che offriranno per tutto il mese di maggio, a chiunque ne far&agrave; richiesta, un colloquio gratuito.   Sono inoltre previste 126 Iniziative Informative MIP , maggiori informazioni su: www.psicologimip.it/milano.


Il MIP &egrave; una campagna di prevenzione psicologica a carattere nazionale che ha tra i suoi obiettivi quelli di diffondere un&rsquo;adeguata cultura del benessere psicologico; sensibilizzare alla prevenzione del disagio psichico; facilitare l&rsquo;incontro con lo psicologo e lo psicoterapeuta; divulgare corrette informazioni e sfatare pregiudizi; incoraggiare e promuovere la cultura psicologica in Italia; far conoscere gli ambiti di applicazione della psicologia; fare chiarezza sulla professionalit&agrave; dello psicologo e dello psicoterapeuta. 


Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta, Referente MIP Milano
]]></content:encoded></item><item><title>Concetti chiave dei Disturbi d&#x2019;Ansia: paura&#x2c; ansia e rimuginio (worry)</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><category>Disturbi e Problemi Psicologici</category><dc:date>2012-03-28T12:54:56+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/eab66ee23114639c227f1489de94a14c-40.html#unique-entry-id-40</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/eab66ee23114639c227f1489de94a14c-40.html#unique-entry-id-40</guid><content:encoded><![CDATA[	L&rsquo;ansia, essendo strettamente associata alla paura, si attiva per il medesimo scopo protettivo ma con alcune rilevanti differenze.   Innanzitutto, vi &egrave; una distinzione inerente la consistenza della minaccia - quanto pi&ugrave; &egrave; definita, tanto pi&ugrave; si parla di paura; quanto pi&ugrave; &egrave; nebulosa, tanto pi&ugrave; si tratta di ansia.   Inoltre, nella paura il pericolo si palesa nel qui ed ora, &egrave; quindi un&rsquo;emozione maggiormente legata a eventi attuali e a pericoli presenti; l&rsquo;ansia, invece, riguarda eventi non immediati.   A tal proposito &egrave; possibile ipotizzare che per quest&rsquo;ultima sia necessario un sistema cognitivo pi&ugrave; complesso, capace di prevedere le conseguenze a medio e lungo termine e che possa compiere ragionamenti ipotetici.   Si pu&ograve; quindi pensare che lo stato ansioso sia, a differenza della paura, un&rsquo;emozione tipicamente umana (Lorenzini, 2006).   Inoltre, oltre ad essere rivolta al futuro, l&rsquo;ansia &egrave; caratterizzata da percezioni di incontrollabilit&agrave; e imprevedibilit&agrave; di eventi potenzialmente avversivi che potrebbero accadere, a cui segue un rapido spostamento del focus di attenzione verso quegli stessi eventi o verso le proprie risposte emotive ad essi cos&igrave; che, in un circolo vizioso, viene confermata la minaccia temuta (Barlow, 2002).   Clark e Beck (2010) hanno ulteriormente sottolineato come l&rsquo;ansia sia un complesso sistema che si attiva di fronte a eventi o circostanze considerati altamente pericolosi perch&eacute; percepiti come imprevedibili, incontrollabili o potenzialmente minacciosi per gli interessi vitali della persona. 


Rispetto agli aspetti adattivi e disfunzionali dell&rsquo;ansia, la relazione tra questa e il rendimento &egrave; ben nota dal 1908 quando Yerkes e Dodson colsero come un modesto livello di ansia migliori la performance in attivit&agrave; quotidiane in quanto in grado di aumentare l&rsquo;attenzione e la vigilanza.   Questo aumento della prestazione raggiunge livelli elevati e stabili una volta che la persona &egrave; tesa e all&rsquo;erta: l&rsquo;ansia, quindi, &egrave; inizialmente facilitante.   Tuttavia,  superato un certo livello di attivazione, l&rsquo;ansia diventa debilitante, comportando un significativo peggioramento della prestazione (Andrews et al., 2003; Lorenzini, 2006). 


Infine, &egrave; importante sottolineare come, nel corso degli ultimi decenni, Borkovec (Borkovec & Inz, 1990; Borkovec, 1994) abbia introdotto il concetto di worry come fenomeno mentale che si accompagna all&rsquo;ansia e contribuisce al suo mantenimento e aggravamento.   Il worry, letteralmente &lsquo;preoccupazione&rsquo;, ma meglio tradotto in italiano con il termine &lsquo;rimuginio&rsquo;


, &egrave; un concetto storicamente legato al Disturbo d&rsquo;Ansia Generalizzato (DAG), tanto da esserne divenuto il criterio diagnostico principale nel DSM-IV (APA, 1994); d&rsquo;altronde, negli ultimi anni, il worry &egrave; stato oggetto di studio come componente clinica di rilievo anche di altri Disturbi d&rsquo;Ansia, tra cui il Disturbo di Panico (Borkovec, 1994; Clark & Beck, 2010). 


Il rimuginio (worry)


	Il rimuginio (worry) &egrave; lo stile di pensiero tipico delle persone ansiose ed &egrave; caratterizzato da: a) forte predominanza di pensieri ripetitivi negativi, se non catastrofici; b) scarso livello di concretezza; c) mancata elaborazione di piani di coping efficaci.   La persona, quindi, reitera continuamente e ossessivamente il timore del previsto danno irreparabile, con scarsa rappresentazione di scenari concreti: il soggetto, infatti, ripete mentalmente che le cose andranno male o che qualcosa di brutto potrebbe capitare da un momento all&rsquo;altro.   Rispetto all&rsquo;ansia, quindi, il worry &egrave; un fenomeno mentale senza alcun correlato fisiologico (Sassaroli & Ruggiero, 2006).


Il rimuginio &egrave; stimolato da: 


	&bull;	Stati mentali di eccessiva vigilanza - attenzione selettiva verso stimoli sia esterni (percettivi) che interni (emozionali) minacciosi (Mathews, 1990) 


	&bull;	Valenza positiva che il soggetto stesso Attribuisce al worry che, cos&igrave; facendo, si rafforza (Borkovec, Ray & Stober, 1998) - il rimuginare viene considerato come una strategia/modalit&agrave; per tranquillizzarsi (&laquo;Ci penso tanto, ma sono meno agitato.&raquo;); la soluzione ai propri problemi (&laquo;Ci penso tanto per risolvere la causa delle mie preoccupazioni.&raquo;); una distrazione da guai peggiori (&laquo;Mi serve per non pensare a cose ancora pi&ugrave; brutte.&raquo;); uno scudo emozionale (emotional shield) ovvero come modo per prepararsi allo scenario peggiore (&laquo;Cos&igrave; i guai non arriveranno senza che me lo aspetti e mi spaventer&ograve; e soffrir&ograve; di meno.&raquo;); rimuginio ascopico ovvero una sorta di impulso senza uno scopo preciso (&laquo;Non serve a niente, ma non riesco a farne a meno&raquo;).


...&laquo;In breve, il soggetto ansioso e rimuginatore ha sempre paura che le cose potrebbero andare male, ritiene di dover tenere tutto sotto controllo al fine di evitare che le cose vadano male, ma non sa mai esattamente che cosa accadrebbe se le cose andassero davvero male.&raquo; 

...Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano


...	&bull;	Andrews, G., Creamer, M., Crino, R., Hunt, C., Lampe, L. ...  (2003), The Treatment of Anxiety Disorders - Clinician Guides and Patient Manuals - Second Edition. ...  Trad. ital.: Trattamento dei disturbi d&rsquo;ansia - Guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo. 

...	&bull;	APA, American Psychiatric Association (1994), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edn, (DSM-IV). ...  Trad. ital.: DSM-IV, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. 

...(2002), Anxiety and its Disorders: the nature and treatment of anxiety and panic. 

...	&bull;	Beck, A.T., Emery, G. ...  (1985), Anxiety Disorders and Phobias: A Cognitive Perspective. 

...	&bull;	Borkovec, T.D.   (1994), &ldquo;The nature, functions and origins of worry.&rdquo;   In Davey G.C.L.   & Tallis F. (a cura di), Worrying: Perspectives on Theory, Assesment and Treatment. 

...	&bull;	Borkovec, T.D., Inz, J. ...  &ldquo;The nature of worry in generalized anxiety disorder: a predominance of thought activity.&rdquo;   In Behavior Research and Therapy, 28, 2, pp.153-158.


	&bull;	Borkovec, T.D., Ray, W.J. ...  (1998), &ldquo;Worry: A cognitive phenomenon intimately linked to affective, physiological, and interpersonal behavioral processes&rdquo;.   In Clinical Psychology and Psychotherapy,  6, pp.126-138.


...(2010), Cognitive Therapy of Anxiety Disorders. 

...(2006), &ldquo;Cos&rsquo;&egrave; l&rsquo;ansia, a cosa serve e dove si trova nella normalit&agrave;, nei disturbi d&rsquo;ansia e degli altri disturbi&rdquo;.   In Sassaroli S., Lorenzini R.   & Ruggiero G.M. (a cura di), Psicoterapia cognitiva dell&rsquo;ansia. ...  Raffaello Cortina Editore, Milano, pp.3-20. 


...The cognitive function of anxiety&rdquo;.   In  Behaviour Research and Therapy, 28, pp. 

...In Sassaroli S., Lorenzini R.   & Ruggiero G.M. (a cura di), Psicoterapia cognitiva dell&rsquo;ansia. ...  Raffaello Cortina Editore, Milano, pp.21-36.]]></content:encoded></item><item><title>Disturbo di Panico</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><category>Disturbi e Problemi Psicologici</category><dc:date>2012-03-05T12:13:18+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/8bf36ea3d2b75fca7c2a10ad504b9594-39.html#unique-entry-id-39</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/8bf36ea3d2b75fca7c2a10ad504b9594-39.html#unique-entry-id-39</guid><content:encoded><![CDATA[Per quanto riguarda le manifestazioni fisiche del DP, i sintomi pi&ugrave; frequentemente riscontrati da coloro che soffrono di un DP sono (Rovetto, 2003):


	◆	Palpitazione - fra i sintomi pi&ugrave; presenti, si pu&ograve; manifestare come: cardiopalmo (il cuore batte in modo estremamente vigoroso, il petto si solleva a ogni battito e vi &egrave; la sensazione di avere il cuore in gola); tachicardia (alta frequenza del battito cardiaco);  aritmia (ritmo cardiaco irregolare)


	◆	Sudorazione - per alcuni &egrave; profusa (si gronda di sudore), altri invece non sudano per niente ma ne hanno la sensazione poich&eacute; avvertono brividi sotto la pelle (parestesie)


	◆	Tremori - scosse fini (coloro che affermano di tremare ma non lo manifestano esternamente) o grossolane (coloro che tremano molto vistosamente); il tremore, derivante dalla tensione muscolare indotta dall&rsquo;ansia (per preparasi all&rsquo;aggressione o alla fuga), crea spavento giacch&eacute; non se ne comprende il motivo cos&igrave; &egrave; facile che si cominci a fare interpretazioni catastrofiche (quali: &laquo;Ho una crisi di nervi - sto impazzendo!&raquo;  ; &laquo;Perder&ograve; il controllo&raquo;; &laquo;Sono debole&raquo;; &laquo;&Egrave; segno di un ictus!&raquo;  ; ecc.) che, a loro volta, incrementano il livello di ansia che associandosi a tensione muscolare sua volta aumenta i tremori


	◆	Sensazione di soffocamento - per alcuni &egrave; come avere attorno al collo una mano che strangola, per altri vi &egrave; la sensazione di una massa in gola che sembra non andare n&eacute; su n&eacute; gi&ugrave;; la percezione di soffocare &egrave; di per s&eacute; una delle sensazioni pi&ugrave; terrificanti che si possa vivere in quanto il cervello reagisce intensamente nei confronti dell&rsquo;anossia (mancanza di ossigeno) cos&igrave; che la percezione di stare soffocando induce il bisogno di respirare in modo pi&ugrave; intenso, causando forti alterazioni le quali comportano a loro volta sintomi ancora pi&ugrave; preoccupati


	◆	Parestesie, brividi, vampate di calore, pelle d'oca, intorpidimenti, bruciori, formicolii - sintomi che si manifestano in genere sulle mani, attorno alla bocca, sul viso o sui piedi, sono indotti dall&rsquo;abitudine a respirare molto intensamente con l&rsquo;aumento del livello d&rsquo;ansia


I sintomi cognitivi prevalenti del DP sono invece (Rovetto, 2003):


	◆	Paura di perdere il controllo o di &lsquo;impazzire&rsquo;


	◆	Paura di un danno fisico o di morire


	◆	Paura di essere giudicati negativamente


	◆	Pensieri, ricordi o immagini spaventose


	◆	Derealizzazione (sensazione di vedere in maniera distorta quello che &egrave; intorno) - le cose e le persone appaiono strane e irreali


	◆	Depersonalizzazione (alterazione della percezione dell&rsquo;esperienza del S&eacute;) - la persona si sente osservatore esterno dei propri pensieri e del proprio corpo


	◆	Scarsa concentrazione, confusione, distraibilit&agrave;


	◆	Restringimento dell&rsquo;attenzione e ipervigilanza per una possibile minaccia


...	◆	Difficolt&agrave; di ragionamento e perdita di obiettivit&agrave;


In genere, gli errori di pensiero pi&ugrave; comuni in coloro che soffrono di un Disturbo di Panico riguardano: i) sovrastimare la probabilit&agrave; di avere un attacco di panico; ii) esagerare le conseguenze negative del panico; iii) sottovalutare le proprie capacit&agrave; di affrontare le situazioni; iv) interpretare in modo sbagliato le sensazioni fisiche legate all&rsquo;ansia (Andrews et al., 2003).   Tutte queste convinzioni disfunzionali possono essere raggruppate in due categorie di pensiero: &laquo;Se avr&ograve; un attacco di panico, non riuscir&ograve; a scappare.&raquo;  ; &laquo;Se avr&ograve; un attacco di panico, non riuscir&ograve; a ricevere aiuto.&raquo;.   La Tabella 1 riporta alcune delle pi&ugrave; delle pi&ugrave; caratteristiche errate interpretazioni di coloro che sono affetti da DP.


Per quanto riguarda le manifestazioni comportamentali del DP, caratteristica principale &egrave; la fuga o l&rsquo;evitamento.   Queste rappresentano le modalit&agrave; pi&ugrave; rapide per fare cessare un attacco di panico.   L&rsquo;ansia, caratteristica del panico, prepara infatti l&rsquo;organismo alla fuga o all&rsquo;aggressione; nel muoversi, nel passare all&rsquo;atto, si consuma infatti gran parte dell&rsquo;energia che, altrimenti, sarebbe stata impiegata per mantenere l&rsquo;attacco di panico.   Agendo - fuggendo o aggredendo - l&rsquo;ansia perde ogni ragione d&rsquo;essere in quanto la fuga allontana l&rsquo;individuo dallo stimolo temuto, facendo sentire il soggetto in controllo della situazione.   Nonostante siano strategie molto efficace, per&ograve;, gli evitamenti sono pur sempre una scorciatoia che, se ripetute, complicano il quadro e, nel caso del Disturbo di Panico, aumentano la frequenza degli attacchi di panico (Rovetto, 2003). 


L&rsquo;evitamento implica che azioni spesso poco evidenti quali non uscire o non esporsi a situazioni temute per avere l&rsquo;impressione di essere al sicuro, finisce per aggravarne i problemi.   Una importante conseguenza dell&rsquo;evitamento &egrave; che, nel tempo, ci si trova sempre pi&ugrave; incompetenti di fronte alla vita e ai suoi problemi.   Inoltre, esso non consiste esclusivamente nell&rsquo;evitare di affrontare fisicamente una situazione ma, spesso, prevede atti molto meno evidenti quali abusare di ansiolitici (benzodiazepine), distrarsi forzatamente (ad es., indossare costantemente le cuffie del lettore mp3 ad alto volume), attuare dei rituali (uscire di casa ma solo dopo aver eseguito particolari esercizi respiratori, avere sempre con s&eacute; il cellulare, ecc.)   (Rovetto, 2003). 


In sintesi, si pu&ograve; affermare che le vie dell&rsquo;evitamento sono quasi infinite e che impediscono di imparare dall&rsquo;esperienza: se va male, si pensa: &lsquo;L'avevo detto che non ce l&rsquo;avrei fatta!&rsquo;  ; se va bene, &egrave; solo merito dell&rsquo;ansiolitico, della musica ad alto volume o della fortuna (Rovetto, 2003).


	In conclusione, nel DP gli aspetti fisiologici, comportamentali e cognitivi interagiscono in modo circolare; una reazione rafforza l&rsquo;altra, indipendentemente da quale sintomo o reazione dia avvio al circolo del panico.   Ogni componente &egrave; importante sia per la genesi del disturbo che per il suo mantenimento nel tempo.   Il trattamento del DP, perci&ograve; necessit&agrave; che colui che ne &egrave; affetto : i) vi passi attraverso affrontandoli invece che evitando; ii) ridimensioni la valutazione di pericolosit&agrave; dei sintomi fisici associati all&rsquo;attacco di panico; iii) attribuisca i progressi a se stesso e al proprio impegno e non alla fortuna o al caso.   Insomma, occorre  rompere i circoli viziosi che lo tengono bloccato (Rovetto, 2003).


Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano


...- Andrews, G., Creamer, M., Crino, R., Hunt, C., Lampe, L. ...  (2003), The Treatment of Anxiety Disorders - Clinician Guides and Patient Manuals - Second Edition.   Cambridge University Press, Cambridge.   Trad. ital.: Trattamento dei disturbi d&rsquo;ansia - Guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.   Centro Scientifico Editore, Torino 2003.


- APA, American Psychiatric Association (2000), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edn Text Revision (DSM-IV-TR).   American Psychiatric Association, Washington, DC.   Trad. ital.: DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. 

...- Cassano, G.B., Panchieri, P.   & Pavan (2002), Trattato italiano di psichiatria. 

...(2003), Panico. ...  The McGraw-Hill Companies, srl., Milano. ok]]></content:encoded></item><item><title>&#x201c;Connecting Generations&#x21;&#x201d; &#x2013; Insieme. Pi&#xf9; connessi. Pi&#xf9; sicuri &#x2013; il Safer Internet Day 2012</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Pasinetti</category><category>Internet</category><category>Video</category><dc:date>2012-02-27T11:55:31+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/cb903c331cc14bb3cbec16a3d589263d-36.html#unique-entry-id-36</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/cb903c331cc14bb3cbec16a3d589263d-36.html#unique-entry-id-36</guid><content:encoded><![CDATA[<div align=justify>


Il cattivo uso delle tecnologie attualmente disponibili ai ragazzi &egrave; un argomento non nuovo, ma di particolare rilevanza in questo momento storico, tanto che al Policlinico Gemelli di Roma &egrave; stato istituito da novembre 2009 un ambulatorio per le dipendenze da Internet.   Il dott.   Tonioni, coordinatore dell&rsquo;equipe di psicologi e psichiatri, in occasione della giornata del 7 febbraio ha dichiarato che l&rsquo;80% dei pazienti che si rivolgono al centro &egrave; rappresentato da ragazzi tra i 12 e i 22 anni, grandi fruitori di social network e giochi di ruolo, che hanno iniziato a sviluppare una dipendenza dal mondo virtuale o ne sono ad alto rischio.   Tra i casi seguiti, moltissimi hanno smesso di andare a scuola a causa di questa dipendenza, che li tiene incollati davanti allo schermo del computer anche per 16-18 ore a giorno.


Il Safer Internet Day si &egrave; dimostrato utile nel rappresentare il divario esistente tra i comportamenti online dei ragazzi e la percezione che ne hanno, invece, i loro genitori.   Una ricerca condotta da EU Kids Online ha diffuso i risultati proprio in occasione di questo evento, mostrando che la maggior parte dei genitori (il 70% in Italia) si considera &ldquo;sicura e capace&rdquo; di aiutare i propri figli nel caso in cui questi si imbattano in situazioni spiacevoli in rete e dimostrano una discreta fiducia nelle capacit&agrave; di autodifesa dei propri ragazzi &ndash; salvo poi andare a controllare a posteriori i percorsi di navigazione nel 54% dei casi.   L&rsquo;82% dei genitori italiani, comunque, ritiene &ldquo;altamente improbabile&rdquo; che i propri figli possano imbattersi in queste situazioni spiacevoli.   Dalla stessa indagine risulta, per&ograve;, che il 39% dei ragazzi dichiara di ignorare talvolta i consigli dei propri genitori e l&rsquo;8% li ignora completamente.


Si potrebbero, tuttavia, definire allarmanti i dati risultati da una ricerca condotta da Save the Children in questo ambito: 1 ragazzo su 3 invia o riceve messaggi a sfondo sessuale, il 32% degli adolescenti concede il suo numero di cellulare a qualcuno conosciuto in Internet, il 27% si d&agrave; appuntamento di persona con qualcuno contattato online e il 17% ha rapporti intimi con persone contattate via web.


Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia ha dichiarato che &ldquo;il dato registrato dalla ricerca circa l&rsquo;impegno dei genitori italiani di essere accanto ai propri figli nell&rsquo;uso di Internet, ma anche la consapevolezza di un 13% di madri e padri che non hanno alcun dialogo con i figli su questo argomento, ci incoraggia nel proseguire le attivit&agrave; che da anni ci vedono impegnati.   Allo stesso tempo, i genitori non possono essere lasciati da soli a fronteggiare una situazione che presenta forti elementi di rischio&rdquo;.   &Egrave; su questa base che &egrave; nato il Safer Internet Day in Italia.


Il sito di riferimento http://www.sicurinrete.it/cuffie/index.html offre una serie di materiali utili per insegnanti e genitori, facilmente scaricabili, insieme ad alcuni link dove &egrave; possibile trovare ulteriori risorse, informazioni e approfondimenti, prodotti dal Comitato Consuntivo.   &Egrave; stata creata anche una sezione apposita per i ragazzi, con la segnalazione di alcuni siti utili specificamente per loro &ndash; e in alcuni casi suddivisi per fasce d&rsquo;et&agrave;. 


Le tre aree sono consultabili online ai seguenti link:


Area insegnanti - http://www.sicurinrete.it/cuffie/insegnanti.html 


Area genitori - http://www.sicurinrete.it/cuffie/genitori.html 


Area ragazzi - http://www.sicurinrete.it/cuffie/ragazzi.html 


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Psicologa Psicoterapeuta Lisbona


Riferimenti utili:


- http://www.youtube.com/watch?  v=kvyVZfxVri4&feature=related &ndash; video generico di spiegazione di cos&rsquo;&egrave; il Safer Internet Day, in inglese


- http://www.saferinternet.org/web/guest/safer-internet-day - il sito di Insafe


- http://ec.europa.eu/information_society/activities/sip/index_en.htm - il sito della Commissione Europea riguardo il Safer Internet Programme


- http://www.savethechildren.it/IT/HomePage - il sito di Save the Children Italia]]></content:encoded></item><item><title>Suicidio. Aspetti epidemiologici e psicologici di un&#x2019;emergenza psichiatrica.</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Suicidio</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2012-02-06T18:27:42+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/72595d2c6b47067246f6a7d6d13de38c-35.html#unique-entry-id-35</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/72595d2c6b47067246f6a7d6d13de38c-35.html#unique-entry-id-35</guid><content:encoded><![CDATA[Fattori psicologici maggiormente incisivi


Gli studi di letteratura mostrano che disturbi psichiatrici pi&ugrave; e meno gravi sembrano essere stati diagnosticati nel 90% delle persone che si tolgono la vita e sono considerati un fattore di rischio considerevole &ndash; in grado di aumentare il rischio di suicidio fino al 70% (Cavanagh et al., 2003).   Tra di essi, i disturbi dell&rsquo;umore sono i pi&ugrave; comunemente riscontati, seguiti dalla dipendenza da sostanze (soprattutto l&rsquo;alcool) e dalla schizofrenia.   &Egrave; stato inoltre dimostrato che la comorbilit&agrave; tra due o pi&ugrave; disturbi aumenta di gran lunga il rischio di suicidio.


Disturbi dell&rsquo;umore


Nel mondo, pi&ugrave; della met&agrave; delle persone che si tolgono la vita soddisfa i criteri della diagnosi di depressione maggiore (Coryell e Young, 2005); inoltre, circa il 4% delle persone depresse muore a seguito di un suicidio e il rischio &egrave; maggiore nei maschi e nelle persone ospedalizzate (soprattutto se a seguito di comportamenti di tentato suicidio).   Possono essere considerati predittori clinici di suicidio in persone depresse: alti livelli di disperazione e senso di inutilit&agrave;, persistente ideazione suicidaria e precedenti tentativi di suicidio &ndash; anche se, spesso il suicidio riesce al primo tentativo, soprattutto quando associato ad abuso di alcool e tratti di personalit&agrave; impulsivo-aggressivi (McGirr et al., 2008).


Restando nell&rsquo;ambito dei disturbi dell&rsquo;umore, alcune ricerche illustrano che il 10-15% dei pazienti con disturbo bipolare si uccidono (Hawton et al., 2005a).   In questo disturbo, i fattori di rischio comprendono comportamenti autolesivi, storia familiare di suicidio, insorgenza precoce e severit&agrave; crescente del disturbo, sintomi depressivi gravi, rapidi cambiamenti del tono dell&rsquo;&rsquo;umore, comorbilit&agrave; psichiatrica con altri disturbi e abuso di alcool o droghe.


Schizofrenia


Ricerche recenti suggeriscono che il rischio di suicidio nei soggetti schizofrenici sia stimato intorno al 4-5%, con un aumento significativo se il disturbo insorge precocemente (Hawton et al., 2005b).   Anche in questo caso, i rischi sembrano essere associati, pi&ugrave; che ai sintomi positivi della schizofrenia (allucinazioni e deliri), ai sintomi depressivi e affettivi, quali agitazione, senso di inutilit&agrave; e di impotenza, mancanza di valore, e disperazione.   Altri fattori includono l&rsquo;uso di sostanze, lutti o perdite recenti e la non aderenza al trattamento (farmacologico e psicologico).


Alcolismo


L&rsquo;abuso di alcool, ma soprattutto la dipendenza da questa sostanza &egrave; associata al rischio di suicidio: la severit&agrave; del disturbo, tratti di personalit&agrave; aggressivi, impulsivit&agrave; e il senso di disperazione sembrano essere fattori predisponenti (Conner e Duberstein, 2004).   I fattori precipitanti principali sono, in questi soggetti, il presentarsi di sintomi depressivi marcati ed eventi di vita stressanti, in particolare la rottura di legami affettivi.


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Lisbona


Riferimenti bibliografici


- Hawton K., van Herringen K.   Suicide.   Lancet 2009, 373:1372-81.


- WHO | Mental Health | Suicide prevention 2012 - http://www.who.int/mental_health/prevention/en/


- Cavanagh JTO, Carson AJ, Sharpe M, Lawrie SM.   Psychological autopsy studies of suicide: a systematic review.   Psychol Med 2003; 33: 395&ndash;405.


- Coryell W, Young EA.   Clinical predictors of suicide in primary major depressive disorder.   J Clin Psychiatry 2005; 66: 412&ndash;17.


-McGirr A, Renaud J, Bureau A, et al.   Impulsive-aggressive behaviours and completed suicide across the life cycle: a predisposition for younger age of suicide.   Psychol Med 2008; 38: 407&ndash;17.


- Hawton K, Sutton L, Haw C, et al.   Suicide and attempted suicide in bipolar disorder: a systematic review of risk factors.   J Clin Psychiatry 2005a; 66: 693&ndash;704.


- Hawton K, Sutton L, Haw C, et al.   Schizophrenia and suicide: a systematic review of risk factors.   Br J Psychiatry 2005b; 187: 9&ndash;20.


-Conner KR, Duberstein PR.   Predisposing and precipitating factors for suicide among alcoholics: empirical review and conceptual integration.   Alcohol Clin Exp Res 2004; 28: 6S&ndash;17S.]]></content:encoded></item><item><title>&#x22;Mi ritiro...&#x22; - La triste realt&#xe0; dei giovani Hikikomori</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Musci</category><category>Disturbi e Problemi Psicologici</category><dc:date>2012-01-23T18:09:48+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/a9ea0498c2fd837faefbf56b7f933e41-34.html#unique-entry-id-34</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/a9ea0498c2fd837faefbf56b7f933e41-34.html#unique-entry-id-34</guid><content:encoded><![CDATA[Secondo la maggior parte degli studiosi la sindrome andrebbe compresa alla luce delle particolari caratteristiche della societ&agrave; giapponese, fortemente competitiva anche per i bambini e gli adolescenti che vengono formati fin dalla tenera et&agrave; a raggiungere obiettivi di eccellenza, a curare i dettagli, ad essere meticolosi e perfezionisti, cosicch&eacute; una volta introdotti nel sistema lavorativo possano dare il meglio di s&eacute;. 


Il ritiro diventerebbe, per quei ragazzi troppo fragili di fronte alle pressioni sociali,  l&rsquo;unico modo per sopravvivere ad una cultura che non premia il pensiero critico e l&rsquo;individualismo ma l&rsquo;omologazione e la collettivit&agrave;. 


Michael Zielenziger afferma che &ldquo;gli Hikikomori non scelgono l&rsquo;isolamento per indulgenza verso se stessi, ma perch&eacute; non vedono un&rsquo;altra strada.   Hanno bisogno di un certo  &ldquo;spazio libero&rdquo;  nel quale respirare, senza gli occhi indiscreti di estranei che li giudicano costantemente.   L&rsquo;unico spazio che possono controllare, pertanto, &egrave; la loro camera&rdquo;.


Al  contesto culturale si aggiunge un sistema familiare caratterizzato da una precisa separazione dei ruoli, che vede la posizione della madre come predominante rispetto all&rsquo;educazione dei figli, alla scelta delle scuole da frequentare, al controllo del rendimento scolastico in vista del successivo inserimento lavorativo.   La figura paterna &egrave; perlopi&ugrave; relegata a funzioni di mantenimento economico dell&rsquo;intero nucleo familiare.   E&rsquo; cos&igrave; che tra madre e figlio si crea un particolare legame che sfocia, non di rado, in simbiosi relazionali e che conduce verso comportamenti che possono sfiorare la patologia o tramutarsi in dipendenze fisiche e morali complesse da gestire.


Per una famiglia giapponese un figlio hikikomori &egrave; un disonore, al punto che possono passare degli anni prima che venga contattato uno specialista.


Per far fronte al fenomeno &egrave; stata fondata in Giappone l&rsquo;associazione &ldquo;New Start&rdquo;.   Si tratta di un&rsquo;organizzazione no profit che non ha un&rsquo;impostazione di tipo clinico ma si propone piuttosto come un ‟estensione della famiglia&rdquo;; prevede infatti la presenza di ragazze chiamate &ldquo;Rental Onesan&rdquo;, ovvero &ldquo;Sorelle Maggiori in Affitto&rdquo;, le quali tentano dapprima un approccio con i giovani hikikomori finalizzato ad avvicinarli al centro associativo, per poi tentare un lento e progressivo ritorno alla socialit&agrave;.


Nasce spontaneo domandarsi se il fenomeno appartenga esclusivamente alla cultura nipponica o se si possa riscontrare anche in altri Paesi.


A questo proposito il dott.   Saito Tamaki, considerato uno dei massimi esperti di Hikikomori, in un&rsquo;intervista ha affermato di avere seri dubbi rispetto alla possibilit&agrave; che il fenomeno si estenda ad altri Paesi (a parte la Corea).   Questo perch&eacute; la Corea e il Giappone sono aree di cultura confuciana in cui il concetto di piet&agrave; filiale &egrave; molto enfatizzato: i genitori si prendono cura dei figli per poi essere da questi accuditi in vecchiaia.   Tutto questo non accade in paesi come l&rsquo;America o l&rsquo;Inghilterra in cui i figli, una volta adulti, lasciano la casa paterna.


Anche in Italia, tuttavia, bench&eacute; non esistano statistiche ufficiali, sono stati registrati casi di &ldquo;auto reclusione&rdquo; del tutto simili al fenomeno in questione.   L&rsquo;antropologa Carla Ricci, autrice di diversi saggi sul tema, afferma infatti che &ldquo;anche l&rsquo;Italia ha i suoi Hikikomori e [&hellip;] questi sono in costante aumento.   Le diverse culture, peculiarit&agrave; caratteriali e sistemi sociali ne plasmano differenti forme, ma il contenuto &egrave; simile&rdquo;. 


Ci sar&agrave; da preoccuparsi per i nostri &ldquo;mammoni&rdquo; italiani?   Forse il fenomeno andrebbe approfondito.


Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta Roma


Bibliografia 


		Zielenziger M.   (2008).   Non voglio pi&ugrave; vivere alla luce del sole.   Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta, Roma, Elliot (trad.it. di Fabio Bernabei);


		Ricci C.   (2008).   Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Milano, Franco Angeli;


		Ricci C.   (2009).   Hikikomori.   Narrazioni da una porta chiusa.   Roma, Aracne;


		Mangiarotti A.   (11/02/2009), Chiusi in una stanza: gli hikikomori d&rsquo;Italia, Corriere della Sera, 


		http://archiviostorico.corriere.it/2009/febbraio/11/Chiusi_una_stanza_gli_hikikomori_co_8_090211034.shtml
]]></content:encoded></item><item><title>Voice-out&#x21; Video</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>omofobia</category><dc:date>2012-01-03T11:10:14+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/5f489fbdf10b9a050215b08a80c384db-33.html#unique-entry-id-33</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/5f489fbdf10b9a050215b08a80c384db-33.html#unique-entry-id-33</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>Natale...che tristezza&#x21;</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Depressione</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2011-12-19T08:58:31+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/c5176e8486693a6d5dd5462cdd3b283d-32.html#unique-entry-id-32</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/c5176e8486693a6d5dd5462cdd3b283d-32.html#unique-entry-id-32</guid><content:encoded><![CDATA[Gli studi in letteratura (principalmente studi di casi singoli e studi statistici) affermano che i fattori di stress in cui ci imbattiamo durante le festivit&agrave; natalizie sono molteplici e investono i piani socioeconomico, psicologico e biologico.   Vediamone alcuni:


	&bull;	Il cambio di stagione e la riduzione della quantit&agrave; di luce sono elementi che concorrono allo sviluppo del Disturbo Affettivo Stagionale, ma il Natale porta con s&eacute; qualche disagio ulteriore.   Alcune persone si sentono depresse e pi&ugrave; irritabili in questo periodo a causa dell&rsquo;eccessiva commercializzazione del Natale, dello shopping forzato e del focus rivolto agli eventi sociali e ai regali &ldquo;perfetti&rdquo;.   Una tipica credenza che ci guida in questo periodo &egrave; il dover comprare i regali per tutti, magari anche coloro verso i quali riponiamo meno &ldquo;simpatia&rdquo;, perch&eacute; sembrerebbe maleducato escluderlo e potrebbe comportare conseguenze spiacevoli.   Tuttavia, gi&agrave; solo il correre in giro per negozi sovraffollati a cercare regali, soprattutto negli ultimi giorni prima del cenone, ci rende vittime di un eccessivo carico di stress.


	&bull;	Per altri il Natale, con il suo clima di felicit&agrave; a tutti i costi, diventa l&rsquo;elemento trigger che aggrava un disagio psichico gi&agrave; esistente, in cui la persona si chiude in se stessa, guarda in maniera pessimistica e ruminativa il proprio passato e si sente sola, oppure inizia un&rsquo;eccessiva riflessione sulle &ldquo;ingiustizie della vita&rdquo;, paragonandosi ad altri che sembrano essere pi&ugrave; fortunati ed avere molto di pi&ugrave;.


	&bull;	La famiglia, in particolare, sembra essere uno degli elementi principali nello sviluppo di questa forma di depressione, sia per coloro che vivono con terrore e ansia il dover rivedere parenti con cui non amano trascorrere il tempo e con cui non si sentono a proprio agio, sia per quelle persone che, al contrario, o non hanno una famiglia con cui trascorrere le feste o hanno subito delle perdite che ancora stanno cercando di affrontare e superare.


Che cosa fare?


Che cosa possiamo fare, quindi, se sentiamo che il nostro umore tende al negativo durante questo periodo natalizio?


	1.	  Evitiamo di rimuginare sul nostro stato d&rsquo;animo e sulla nostra inquietudine: quasi sicuramente &egrave; un momento passeggero, pi&ugrave; stressante del solito, che passer&agrave; e non si cronicizzer&agrave;; 


	2.	stabiliamo dei limiti di spesa per i regali, le cene e gli eventi sociali in cui saremo coinvolti, cos&igrave; da non ritrovarci in difficolt&agrave; economiche (o con chili di troppo) dopo le feste: possiamo, ad esempio, saltare le cene o gli aperitivi che meno ci interessano, soprattutto se coinvolgono persone con cui non abbiamo nulla da spartire;


	3.	non accettiamo passivamente le rappresentazioni del &ldquo;Natale perfetto&rdquo;, in cui si deve essere felici a tutti i costi, che ci vengono quotidianamente offerte dai mass media, dalle istituzioni o dagli altri: cerchiamo di mantenere delle aspettative realistiche (senza immaginare grossi cambiamenti nella nostra vita), siamo presenti e godiamo dei singoli momenti come meglio possiamo;


	4.	valorizziamo ci&ograve; che abbiamo, piuttosto che focalizzarci su quello che non abbiamo;


	5.	cerchiamo di non ruminare eccessivamente sulla nostra vita passata e su ricordi di festivit&agrave; passate felicemente, magari con persone che non ci sono pi&ugrave;: questo non fa che scatenare il confronto con la situazione attuale e rattristarci ancora di pi&ugrave;;


	6.	lasciamoci coinvolgere in attivit&agrave; piacevoli, che ci interessano e ci divertono;


	7.	possiamo anche partecipare ad eventi di volontariato per aiutare le persone meno fortunate di noi.


Ricordiamo, tuttavia, che se la depressione ci sembra seria, non gestibile autonomamente e si protrae per un lungo periodo, sarebbe opportuno rivolgersi a uno specialista, ad esempio lo psicologo, per una valutazione.


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Lisbona


</div>]]></content:encoded></item><item><title>Voice-out&#x21; Un progetto nelle scuole per combattere l&#x27;omofobia</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Musci</category><category>omofobia</category><dc:date>2012-01-09T12:01:01+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/4f993766ada09a20b1b77404ff3907b8-31.html#unique-entry-id-31</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/4f993766ada09a20b1b77404ff3907b8-31.html#unique-entry-id-31</guid><content:encoded><![CDATA[Gli Istituti romani coinvolti sono il Socrate, il G.   Bruno, il F.Vivona e l&rsquo;Aristotele e sono circa 2000 gli studenti che in tutta Europa si impegneranno, attraverso attivit&agrave; di media education, social education e political game, nella lotta contro l&rsquo;omofobia. 


Il political game prevede che i ragazzi si organizzino in partiti politici che abbiano come obiettivo la creazione concreta di misure contro le discriminazioni.   I diversi partiti saranno accompagnati dagli educatori nella creazione di una vera e propria campagna elettorale che avverr&agrave; attraverso la creazione di video. 


In seguito alla campagna elettorale ci sar&agrave; quindi una votazione all&rsquo;interno della scuola, dove gli elettori saranno proprio gli studenti di tutta la scuola.   Il &ldquo;partito&rdquo; che vincer&agrave; prender&agrave; parte all&rsquo;elezione nazionale e i quattro &ldquo;partiti&rdquo; vincitori (tra i diversi Paesi coinvolti) vinceranno un viaggio premio a Bruxelles, dove redigeranno una proposta al Parlamento Europeo.


Tale progetto si pone come un&rsquo;iniziativa importante per combattere l&rsquo;omofobia proprio perch&eacute; si realizza nella Scuola, che &egrave; tra le pi&ugrave; importanti agenzie formative,  in quanto luogo privilegiato per educare a un modello di convivenza civile e di rispetto dell&rsquo;Altro, nel quale i ragazzi hanno la possibilit&agrave; di sperimentare se stessi nella relazione con l&rsquo;Altro, di confrontarsi e sviluppare un pensiero critico.   Nelle fasi iniziali del progetto, infatti, i ragazzi saranno formati ad esprimere le proprie idee e ad esprimere se stessi di fronte al tema dei Diritti Umani e della lotta all&rsquo;omofobia.    Si partir&agrave; dall&rsquo;esplorazione degli stereotipi legati all&rsquo;orientamento sessuale presenti nei media per arrivare ad una definizione corretta del concetto di Identit&agrave;.   Non saranno impartite lezioni teoriche perch&eacute; il tutto avverr&agrave; attraverso giochi e attivit&agrave; che coinvolgeranno direttamente i ragazzi e che li porteranno a sviluppare nuove competenze.


Il principale obiettivo del progetto NISO &egrave; far diventare gli studenti una sorta di megafono nei confronti dei politici.   Su questa strada saranno ascoltati anche dai loro pari, dalle insegnanti e dagli insegnanti, dai presidi e infine dalla pi&ugrave; vasta societ&agrave;.   Il logo del gioco, infatti, mostra proprio questo &ldquo;Voice OUT!&rdquo;   (Fuori la voce!).


Nei prossimi mesi sar&ograve; personalmente coinvolta nella formazione degli studenti del Liceo Giordano Bruno di Roma e sar&ograve; felice di aggiornarvi sul percorso che far&ograve; insieme ai ragazzi, convinta che tali iniziative dovrebbero essere promosse con continuit&agrave; e coinvolgere numero sempre pi&ugrave; crescente di Scuole.   &Egrave; cos&igrave; che la Voce dei giovani pu&ograve; farsi sentire!


Vedi anche: video


Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta Roma]]></content:encoded></item><item><title>Giornata mondiale per la lotta contro l&#x27;AIDS</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>AIDS</category><category>Dr.ssa Bossa</category><dc:date>2011-11-30T12:47:03+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/75c877570b85b40ac4c648a9c248aff8-30.html#unique-entry-id-30</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/75c877570b85b40ac4c648a9c248aff8-30.html#unique-entry-id-30</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>Le benzodiazepine e la guida: aspetti legali</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dipendenze</category><category>Pareri legali</category><category>Avvocato Milano</category><dc:date>2011-12-26T11:12:06+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/ad79bbeb68613f1aac36bfe50e894e15-29.html#unique-entry-id-29</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/ad79bbeb68613f1aac36bfe50e894e15-29.html#unique-entry-id-29</guid><content:encoded><![CDATA[&Egrave; da sottolineare che la contestazione del reato di cui all&rsquo;art.   187 C.d.  S. pu&ograve; comportare la sospensione/revoca della patente con il conseguente obbligo di sottoporsi al giudizio della Commissione Medica Patenti che, anche in presenza di una cura farmacologica regolarmente prescritta a base di benzodiazepine, potrebbe ritenere il soggetto non idoneo alla guida o, in caso di giudizio favorevole, conferire una idoneit&agrave; limitata nel tempo per osservare l&rsquo;andamento della terapia del soggetto.


Per uno studio sugli effetti delle benzodiazepine sulla guida: clicca qui.</div>


Avvocato Elisa Oddo, Studio Legale Milano - informazioni e contatti


Vedi anche:


	-	Le Benzodiacepine: amiche, nemiche amanti.   Parte 1: Che cosa sono e come funzionano (Dr.ssa Pasinetti, Psicologa Psicoterapeuta Lisbona)


	-	Le Benzodiacepine: amiche, nemiche amanti.   Parte 2: Quali benzodiazepine si consumano in Italia?   (Dr.ssa Pasinetti, Psicologa Psicoterapeuta Lisbona)


	-	Le Benzodiacepine: amiche, nemiche amanti.   Parte 3: Effetti collaterali e sintomi d&rsquo;astinenza (Dr.ssa Pasinetti, Psicologa Psicoterapeuta Lisbona)
]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;innamoramento: parte 1</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Sessualit&#xe0;</category><category>Dr.ssa Bossa</category><dc:date>2011-12-12T11:10:08+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/3d0b0700dcee489f07b3a174443b274c-28.html#unique-entry-id-28</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/3d0b0700dcee489f07b3a174443b274c-28.html#unique-entry-id-28</guid><content:encoded><![CDATA[Come ci innamoriamo?


Sul piano dei correlati neurali, il quadro classico dell&rsquo;innamoramento sembra corrispondere a un fenomeno neurobiologico sovrapponibile alla tossicomania.   Per dirla in un altro modo: l&rsquo;innamorato focalizza le sue attenzioni sull&rsquo;amato, ne esalta i tratti positivi e ne trascura gli aspetti negativi, si sente pi&ugrave; vitale e immensamente felice se la relazione va bene e incline alla disperazione nei momenti di difficolt&agrave;.


Le avversit&agrave; e le difficolt&agrave; incrementano la passione romantica e si crea una vera e propria angoscia da separazione quando si &egrave; lontani, cos&igrave; come si sperimentano palpitazioni, sudorazione abbondante, leggera confusione, quando si &egrave; con l&rsquo;amato.


L&rsquo;innamorato muta le sue abitudini per rimanere in contatto e dare una buona impressione di s&eacute; all&rsquo;amato, ovviamente a tutto ci&ograve; si associa in modo trasversale la comparsa del desiderio sessuale.


A che cosa serve l'innamoramento?


L&rsquo;innamoramento &egrave; un &ldquo;buon trucco&rdquo; per convincerci a correre il rischio di costruire un legame, a provare sensazioni forti, ci aiuta ad avere voglia di stare ancora con quella persona e poi ancora un altro po&rsquo;, fino ad aver voglia di fare dei progetti e condividere dei pezzi di vita.


Purtroppo, l&rsquo;innamoramento non dura molto (dai 18 mesi ai tre anni) - verosimilmente a causa di un effetto di assuefazione cerebrale all&rsquo;elevato tono dopaminergico.


Ma quando l&rsquo;innamoramento non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave; forte come all&rsquo;inizio, rimane il progetto, rimane la storia e rimangono i sentimenti d&rsquo;amore, che sono una cosa diversa rispetto all&rsquo;innamoramento.


</div>


Fonte: Bowlby J.   (1969), Attaccamento e perdita, vol.   1: L'attaccamento alla madre, Boringhieri, Torino, 1972.


Dr.ssa Caterina Bossa, Psicologa Torino e Piscina (TO) ]]></content:encoded></item><item><title>La tutela legale delle vittime del bullismo</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Bullismo</category><category>Pareri legali</category><category>Avvocato Milano</category><dc:date>2011-11-28T10:28:25+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/902d693aab7dee56b096f286a26fd1cb-26.html#unique-entry-id-26</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/902d693aab7dee56b096f286a26fd1cb-26.html#unique-entry-id-26</guid><content:encoded><![CDATA[	Tali condotte che si possono concretizzare, nello specifico, in atti violenti e lesivi, insulti, offese, prese in giro, voci diffamatorie e false accuse, furti, danneggiamenti, minacce, estorsioni ed in molto altro ancora, sono riconducibili a fattispecie di reato esistenti ovvero percosse e lesioni, danneggiamento, furto, ingiuria e diffamazione, minaccia, molestia o disturbo etc.   La vittima del &ldquo;bullo&rdquo; pu&ograve;, perci&ograve;, chiedere la punizione del colpevole all&rsquo;Autorit&agrave; Giudiziaria attraverso la presentazione alla stessa o ad un organo di polizia di un atto di denuncia o di un atto di querela, a seconda che il reato sia perseguibile d&rsquo;ufficio o solo in presenza di una richiesta esplicita di punizione da parte della persona offesa.   I reati perpetrati, inoltre, saranno aggravati a norma dell&rsquo;art. 61, n. 11 ter, Codice Penale.   Con legge n. 94 del 2009,  infatti, il legislatore, proprio al fine di cercare di arginare il fenomeno, che nella maggioranza dei casi &egrave; caratteristico del circuito scolastico, ha previsto una circostanza aggravante generica per &ldquo;l&rsquo;aver commesso un delitto contro la persona ai danni di un soggetto minore all&rsquo;interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o di formazione&rdquo;.  


	


Aspetti di carattere civile


Il &ldquo;bullo&rdquo;, oltre ad avere una responsabilit&agrave; di carattere penale, ha anche una responsabilit&agrave; civile nei confronti della sua vittima che perci&ograve; potr&agrave; chiedere sia il risarcimento dei danni patrimoniali che di quelli non patrimoniali.   Sotto quest&rsquo;ultimo aspetto, &egrave; rilevante quanto evidenziato dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo che - nell&rsquo;assolvere una maestra dal reato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina per aver fatto scrivere ad un ragazzo, che aveva &ldquo;perseguitato&rdquo; un suo compagno di classe, &ldquo;sono  un deficiente&rdquo; per cento volte sul proprio quaderno - ha sottolineato, come secondo i &ldquo;pi&ugrave; significativi contributi psicopedagogici, le conseguenze per la vittima di certi atti, consumati in contesti scolastici caratterizzati da minori in et&agrave; adolescenziale, sono la tendenza a chiudersi in atteggiamenti ansiosi e insicuri e il calo progressivo del senso di autostima suscettibile di produrre una immagine negativa di s&eacute; in quanto persona di poco valore e inetta.   Poich&eacute; la vita in classe viene resa loro molto difficile, le vittime di atti di questo tipo, definibili come atti di bullismo, possono provare il desiderio di non andare pi&ugrave; a scuola, colpevolizzandosi per il fatto di attirare le prepotenze e l&rsquo;aggressivit&agrave; dei loro compagni.   Altri possono persino manifestare la paura ricorrente di rifiutarsi di uscire soprattutto per andare a scuola.   Addirittura, in un numero ristretto di casi, subire comportamenti prepotenti e intimidatori pu&ograve; mettere in serio pericolo di vita, portando a gesti gravi di autolesionismo e anche a tentativi di suicidio, come attestano recenti fatti di cronaca&rdquo; (sentenza 27 giugno 2007).


	Giacch&eacute; nella maggioranza dei casi il &ldquo;bullo&rdquo; &egrave; un minorenne delle sue azioni potrebbero essere civilmente chiamati a rispondere anche i suoi genitori oltre che gli insegnanti e l&rsquo;amministrazione scolastica.   In capo ai genitori, la giurisprudenza &egrave;, infatti, costante nel ritenere la sussistenza di una &ldquo;culpa in educando&rdquo; per non aver impartito una corretta educazione volta ad evitare il compimento di determinate azioni mentre gli insegnanti, come gi&agrave; detto gli atti di bullismo sono tipici principalmente dell&rsquo;ambiente scolastico, potrebbero essere chiamati  rispondere in base alla cd. &ldquo;culpa in vigilando&rdquo;.   Infatti, tra la scuola e l&rsquo;allievo esiste un vincolo tale che il docente non deve solo istruire ed educare il giovane ma deve anche proteggerlo e sorvegliarlo per  evitare, appunto, che procuri danni a se stesso o ad altri.   In presenza di una responsabilit&agrave; del docente, l&rsquo;amministrazione scolastica risponder&agrave; in virt&ugrave; del collegamento organico tra questa ed il docente/dipendente. 


	Si ritiene opportuno evidenziare che nel caso in cui il &ldquo;bullo&rdquo; sia un soggetto minorenne, il risarcimento del danno potr&agrave; essere richiesto solo con l&rsquo;instaurazione di un processo civile poich&eacute; nei procedimenti penali a carico dei minorenni la costituzione di parte civile, con il quale appunto la persona danneggiata si &ldquo;inserisce&rdquo; nel processo penale al fine di ottenere il risarcimento dei danni, non &egrave; ammessa.


Avvocato Elisa Oddo, Studio Legale Milano - informazioni e contatti


Vedi anche:


- Bullismo: Che cos&rsquo;&egrave;?   Quanto &egrave; diffuso?   Che cosa si pu&ograve; fare?   (Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Mentana, Roma)


- Stop al bullismo! - Progetti di prevenzione e riduzione dei fenomeni di bullismo (Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Mentana, Roma)
]]></content:encoded></item><item><title>Sessualit&#xe0; ed affettivit&#xe0;: parliamo di sesso</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Sessualit&#xe0;</category><category>Dr.ssa Bossa</category><dc:date>2011-11-04T10:20:50+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/9ba1680cb3d6fd097a5785fffbf6697c-25.html#unique-entry-id-25</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/9ba1680cb3d6fd097a5785fffbf6697c-25.html#unique-entry-id-25</guid><content:encoded><![CDATA[Spesso, purtroppo, si creano dei fraintendimenti e alcune conoscenze passano in modo poco chiaro da una persona all&rsquo;altra, si creano stereotipi sulla sessualit&agrave; o, peggio ancora, ci si formano idee confuse.


Sono poche le occasioni che abbiamo per parlare di sesso in modo accurato, semplice e chiaro.   Ancora meno, poi, abbiamo l&rsquo;opportunit&agrave; di parlarne senza imbarazzo e con la libert&agrave; di chiedere tutto ci&ograve; che c&rsquo;incuriosisce: Che cosa &egrave; il piacere?   Perch&eacute; non provo desiderio?   Quando una donna &egrave; eccitata?.


Eppure, a molti, se non a tutti, capita di nutrire delle curiosit&agrave; oppure di provare la sensazione che la propria sessualit&agrave; potrebbe essere pi&ugrave; appagante, magari attraverso una pi&ugrave; corretta informazione.


Ognuno di noi ha esperienze sessuali, proviamo sensazioni ed emozioni, ci innamoriamo pensando che siano &ldquo;cose naturali&rdquo; che &ldquo;vengono da s&eacute;&rdquo; ma la conoscenza del nostro corpo, del nostro partner, di ci&ograve; che ci piace sono il presupposto per una sana vita sessuale ed affettiva. 


Nei prossimi mesi, quindi, tratter&ograve; i seguenti argomenti:


	&bull;	L&rsquo;innamoramento


	&bull;	I contraccettivi


	&bull;	Il piacere


	&bull;	Le quattro fasi della risposta sessuale


	&bull;	Il desiderio


	&bull;	L&rsquo;eccitazione


	&bull;	L&rsquo;orgasmo


	&bull;	La remissione


Non esitare a contattarci, via email oppure nei commenti qui sotto, per domande, curiosit&agrave;, richieste di informazioni o suggerimenti riguardo ad argomenti da trattare. 


Piccolo dizionario di sessuologia - i termini di oggi


	1	Educazione sessuale: informazione e formazione sulle tematiche che riguardano la sessualit&agrave;, valorizzando la dimensione sessuale di ognuno, creando un terreno favorevole per cui ognuno possa costruirsi un proprio progetto nella libert&agrave; e responsabilit&agrave;, intesa come consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte e rispetto alla libert&agrave; dell&rsquo;altro.


	2	Sessualit&agrave;: l&rsquo;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave;) definisce la salute sessuale come &ldquo;l&rsquo;integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettivi, e sociali dell&rsquo;essere sessuato realizzata in maniera che valorizzi la personalit&agrave;, la comunicazione e l&rsquo;amore.&rdquo;   Viene inoltre affermato il diritto dell&rsquo;uomo all&rsquo;informazione e al piacere e vengono delineati quali presupposti per la salute sessuale: essere capace di gioire, avendone la piena padronanza, di un comportamento sessuale e riproduttivo in armonia con l&rsquo;etica sociale e personale; essere privi di sentimenti di timore, vergogna e colpa, false credenze e altri fattori psicologici che inibiscono la risposta sessuale; essere privi di turbe, malattie e deficienze organiche che interferiscono con la funzione sessuale e riproduttiva.


	3	Sessuologia: la scienza che studia il comportamento sessuale.   La definizione di scienza &egrave; stata conquistata da poco tempo, prima erano la religione, l&rsquo;etica, la sociologia ad occuparsi di vita sessuale, ma nessuna di queste era riuscita a dare una visione d&rsquo;insieme alla sessualit&agrave;.   Altre volte si definiva la sessualit&agrave; solo in base alla patologia e, quindi, la si fa rientrare in ambito medico.   Oggi la sessualit&agrave; integra aspetti biologici, psicologici, relazionali in una branca che non solo riconosce, etichetta e cura la patologia, ma informa, forma e chiarisce situazioni non patologiche.


Dr.ssa Caterina Bossa, Psicologa Torino e Piscina (TO) ]]></content:encoded></item><item><title>Video-intervista Dr.ssa Musci sul progetto &#x27;Orientamento alla scelta: quale dipendenza?&#x22;</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Video</category><category>Dipendenze</category><category>Dr.ssa Musci</category><dc:date>2011-11-11T14:04:15+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/0855d2ad022bdaabe29dd0cd9c52b977-24.html#unique-entry-id-24</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/0855d2ad022bdaabe29dd0cd9c52b977-24.html#unique-entry-id-24</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>Le benzodiazepine: amiche&#x2c; nemiche&#x2c; amanti. Parte 3 - Effetti collaterali e sintomi d&#x27;astinenza</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dipendenze</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2011-12-05T09:12:01+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/930172084c3be14de36e1d284f839244-23.html#unique-entry-id-23</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/930172084c3be14de36e1d284f839244-23.html#unique-entry-id-23</guid><content:encoded><![CDATA[Tra gli effetti collaterali pi&ugrave; comuni delle BZD ritroviamo:


- Eccessiva sedazione: sonnolenza, difficolt&agrave; di concentrazione, mancanza di coordinamento, debolezza muscolare, capogiri e confusione mentale; quando le BZD vengono assunte di sera per favorire il sonno, la sedazione pu&ograve; persistere anche il giorno successivo (in particolare se si assumono BZD ad emivita lunga) (vedi 'Le benzodiazepine: quali benzodiazepine si consumano in Italia?'). 


- Danni alla memoria: deterioramento della capacit&agrave; di acquisire nuove informazioni (in parte per la mancanza di concentrazione ed attenzione), deficit della memoria episodica, ovvero nel ricordo di avvenimenti recenti, delle circostanze in cui essi si sono verificati e della sequenza in cui sono accaduti (per questo motivo vengono utilizzate in modo terapeutico come premeditazione prima di operazioni chirurgiche). 


Altri effetti, conseguenti soprattutto all&rsquo;assunzione prolungata, possono essere: 


- Effetti stimolanti paradossali: talvolta le BZD provocano eccitamento paradossale con incremento dell&rsquo;ansia, insonnia, incubi, allucinazioni nella fase iniziale del sonno, irritabilit&agrave;, comportamento iperattivo o aggressivo ed un aggravamento degli attacchi nei pazienti epilettici.


- Depressione e ottundimento emotivo: le BZD possono sia provocare (soprattutto in pazienti alcolisti o assuefatti da barbiturici) sia aggravare la depressione, forse in conseguenza del fatto che riducono la produzione nel cervello di neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina (vedi 'Le benzodiazepine: che cosa sono e come funzionano').   Inoltre, l&rsquo;incapacit&agrave; di provare piacere &egrave; un sintomo comune lamentato da coloro che fanno uso prolungato di BZD, probabilmente dovuto all&rsquo;effetto inibitorio che esse svolgono sui processi nei centri &lsquo;emotivi&rsquo; del cervello.


- Tolleranza: l&rsquo;assunzione prolungata sviluppa tolleranza a molti degli effetti delle BZD; la dose iniziale di farmaco a poco a poco ha meno effetto ed &egrave; necessario assumere una dose pi&ugrave; alta per riuscire ad ottenere l&rsquo;effetto iniziale.   La tolleranza agli effetti ipnotici si presenta rapidamente (l&rsquo;architettura del sonno e l&rsquo;attivit&agrave; onirica ritornano ai livelli che avevano prima del trattamento dopo alcune settimane di uso continuativo di BZD), quella agli effetti ansiolitici si sviluppa invece pi&ugrave; lentamente, portando poi a sintomi da astinenza anche senza sospendere l&rsquo;assunzione.


- Dipendenza: le BZD sono potenzialmente farmaci che producono assuefazione; la dipendenza psicologica e quella fisica possono instaurarsi entro alcune settimane o mesi dall&rsquo;uso continuativo o ripetuto.   Pu&ograve; svilupparsi pi&ugrave; velocemente dipendenza (dopo uno o due mesi di utilizzo) in pazienti che assumono elevati dosaggi di BZD ad alta potenza (ad esempio, l&rsquo;Alprazolam &ndash; Xanax) rispetto a quelli che assumono bassi dosaggi di BZD ad emivita lunga ma di bassa potenza (ad esempio il Clordiazepossido &ndash; Librium);


Effetti collaterali delle benzodiazepine negli anziani e nelle donne in gravidanza


Vi sono, inoltre, specifici effetti collaterali delle BZD in popolazioni specifiche quali gli anziani e le donne incinte.


Gli anziani sono pi&ugrave; sensibili dei giovani agli effetti depressivi che le BZD hanno sul SNC poich&eacute; metabolizzano i farmaci in modo meno efficiente e gli effetti del farmaco durano pi&ugrave; a lungo, con frequente accumulazione.   Questi farmaci possono cos&igrave; causare:


- confusione;


- deambulazione notturna; 


...- atassia (perdita di equilibrio); 


- effetti tipici della &lsquo;sbornia&rsquo;;


- &lsquo;pseudodemenza&rsquo; (effetti talvolta attribuiti erroneamente alla malattia di Alzheimer).


Per quanto riguarda gli effetti indesiderati delle BZD in gravidanza, &egrave; importante sottolineare che le BZP attraversano la barriera della placenta e, se vengono assunte, anche in dosi terapeutiche, in modo continuativo durante il primo trimestre di gravidanza, possono intaccare la crescita fetale intrauterina e ritardare lo sviluppo cerebrale del feto.   Se assunte nell&rsquo;ultima parte della gravidanza, invece, possono causare complicazioni nel neonato (ad esempio, causare la &lsquo;floppy infant syndrome&rsquo; nelle prime settimane di vita, con mancanza di tono muscolare, eccessiva sedazione ed incapacit&agrave; di succhiare).


Quali sono i sintomi da astinenza dalle BZD?


Si &egrave; gi&agrave; detto che alcune persone che assumono BZD da molto tempo possono sviluppare sintomi da astinenza anche quando sono ancora sotto cura e continuano l&rsquo;assunzione delle stesse.   Tuttavia, le persone che solitamente manifestano sintomi severi di astinenza da BZD sono coloro che hanno ridotto troppo velocemente la dose del farmaco, dopo averlo assunto costantemente anche per pochi mesi. 


La mancanza di spiegazioni su questi sintomi spesso aumenta lo stato di tensione e suscita molte paure (un pensiero comune &egrave;: &ldquo;Sto diventando matto ?   &rdquo; ) che aumentano la severit&agrave; dei sintomi, instaurando spesso circoli viziosi disfunzionali.   In generale, le reazioni da astinenza consistono in un&rsquo;immagine speculare degli effetti iniziali del farmaco (vedi 'Le benzodiazepine: che cosa sono e come funzionano'), poich&eacute; rimangono bruscamente scoperti i meccanismi di adattamento che hanno avuto luogo nel Sistema Nervoso in risposta alla presenza cronica del farmaco.   Di conseguenza, quasi tutti i sintomi acuti provocati dall&rsquo;astinenza sono quelli legati all&rsquo;ansia: nervosismo, irrequietezza, disturbi del sonno, attacchi di panico, agorafobia, depersonalizzazione, derealizzazione, allucinazioni e/o percezioni distorte, mancanza di attenzione e concentrazione, ricordi intrusivi, pensieri ossessivi e/o paranoici (sintomi psicologici); mal di testa, tensioni muscolari, palpitazioni, intorpidimento, spossatezza, tremori, capogiri, sensazione di svenimento, equilibrio imperfetto, acufeni, ipersensibilit&agrave;, disturbi gastrointestinali, eccessiva sudorazione, secchezza delle fauci, percezione inusuale di odori e sapori (sintomi fisici). 


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Lisbona


LE BENZODIAZEPINE: AMICHE, NEMICHE, AMANTI


	-	Parte 1: Che cosa sono e come funzionano


	-	Parte 2: Quali benzodiazepine si consumano in Italia?


- Parte 3: Effetti collaterali e sintomi d&rsquo;astinenza


	-	 Parte 4: Le benzodiazepine e la guida: aspetti legali


...- Ashton C.H.   (2002) Benzodiazepines: How They Work and How to Withdraw.   Disponibile su: http://www.benzo.org.uk/manual/contents.htm


- EMCDDA (2011) Benzodiazepines, Drug Profiles.   Disponibile su: http://www.emcdda.europa.eu/publications/drug-profiles/benzodiazepine 


- Longo L.P., Johnson B.   (2000) Addiction: Part I.   Benzodiazepines &ndash; Side Effects, Abuse Risk and Alternatives, American Family Physician, 61(7): 2121-8


- National Institute on Drug Abuse (2009) NIDA InfoFacts: Prescription and over-the-counter medications.   Disponibile su: http://www.drugabuse.gov/Infofacts/PainMed.html


- Rapporto OSMED (2010) L&rsquo;uso dei Farmaci in Italia.   Rapporto Nazionale anno 2009, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.   Disponibile su: http://www.agenziafarmaco.it


- Substance Abuse and Mental Health Services Administration (2011) The TEDS Report: Substance Abuse Treatment Admissions for Abuse of Benzodiazepines, Rockville,MD.   Disponibile su: http://oas.samhsa.gov]]></content:encoded></item><item><title>Le benzodiazepine: amiche&#x2c; nemiche&#x2c; amanti. Parte 2 - Quali benzodiazepine si consumano in Italia?</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dipendenze</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2011-11-18T09:02:22+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/cd9847bdaf5fd35c6ab99cca1628534f-22.html#unique-entry-id-22</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/cd9847bdaf5fd35c6ab99cca1628534f-22.html#unique-entry-id-22</guid><content:encoded><![CDATA[Il consumo delle benzodiazepine in Italia


Esaminando i dati di consumo nelle strutture pubbliche italiane del 2009 si nota che, tra i farmaci del Sistema Nervoso Centrale, il primo posto in termini di quantit&agrave; e spesa &egrave; rappresentato dagli antipsicotici atipici seguiti dalle BZD (3,1 DDD/1000 abitanti die pari a 10,4 milioni di euro).   Inoltre, tra i principi attivi in classe C prescritti con ricetta, analogamente a quanto gi&agrave; osservato nel 2008, sono le BZD ed analoghi ad occupare ampiamente il primo posto sia in termini di spesa (530,3 milioni di euro) che di quantit&agrave; (51,6 DDD/1000 abitanti die).   Il Lorazepam (Tavor), in particolare, &egrave; il principio attivo che incide maggiormente in termini di spesa e di quantit&agrave; prescritte (dati tratti dal Rapporto OSMED, 2010). 


- Tabella delle principali BDZ in commercio in Italia, suddivise in base all'emivita


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Lisbona


LE BENZODIAZEPINE: AMICHE, NEMICHE, AMANTI


	-	Parte 1: Che cosa sono e come funzionano


	-	Parte 2: Quali benzodiazepine si consumano in Italia?


	-	Parte 3: Effetti collaterali e sintomi d&rsquo;astinenza


- Parte 4: Le benzodiazepine e la guida: aspetti legali


Referenze:


- Ashton C.H.   (2002) Benzodiazepines: How They Work and How to Withdraw.   Disponibile su: http://www.benzo.org.uk/manual/contents.htm


- EMCDDA (2011) Benzodiazepines, Drug Profiles.   Disponibile su: http://www.emcdda.europa.eu/publications/drug-profiles/benzodiazepine 


- Longo L.P., Johnson B.   (2000) Addiction: Part I.   Benzodiazepines &ndash; Side Effects, Abuse Risk and Alternatives, American Family Physician, 61(7): 2121-8


- National Institute on Drug Abuse (2009) NIDA InfoFacts: Prescription and over-the-counter medications.   Disponibile su: http://www.drugabuse.gov/Infofacts/PainMed.html


- Rapporto OSMED (2010) L&rsquo;uso dei Farmaci in Italia.   Rapporto Nazionale anno 2009, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.   Disponibile su: http://www.agenziafarmaco.it


- Substance Abuse and Mental Health Services Administration (2011) The TEDS Report: Substance Abuse Treatment Admissions for Abuse of Benzodiazepines, Rockville,MD.   Disponibile su: http://oas.samhsa.gov]]></content:encoded></item><item><title>Le benzodiazepine: amiche&#x2c; nemiche&#x2c; amanti&#x2c; &#xd;Parte 1: Che cosa sono e come funzionano</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dipendenze</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2011-10-19T08:29:35+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/1a9de603f66f218b595cabc6b7594c99-21.html#unique-entry-id-21</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/1a9de603f66f218b595cabc6b7594c99-21.html#unique-entry-id-21</guid><content:encoded><![CDATA[Come funzionano?


Tutte le BZD agiscono aumentando l&rsquo;azione dell&rsquo;acido gamma-aminobutirico (GABA), una sostanza chimica naturale del cervello.   Il GABA, essendo un neurotrasmettitore inibitorio del SNC, responsabile nella regolazione dell&rsquo;eccitabilit&agrave; neuronale di tutto il Sistema Nervoso, ha un potere generico calmante sul cervello: esso &egrave;, in un certo senso, il tranquillante e il sonnifero naturale di cui dispone l&rsquo;organismo.   Le BZD, legandosi ad uno specifico recettore del GABA (il GABA-A), potenziano i suoi effetti inibitori, diminuendo la produzione nel cervello dei neurotrasmettitori eccitatori (compresi noradrenalina, serotonina, acetilcolina e dopamina); tale azione determina effetti sedativi e ansiolitici.


Perch&eacute; un articolo sulle Benzodiazepine?


La decisione di parlare delle BZD, di illustrarne gli effetti e la tipologia di consumo in Italia si deve alla constatazione che, negli ultimi anni, &egrave; incrementato notevolmente il loro uso ricreazionale, il quale sta diventando un problema sempre pi&ugrave; grave a livello mondiale.   Le BZD, in qualit&agrave; di sostanze d&rsquo;abuso, vengono assunte solo sporadicamente da sole e, pi&ugrave; frequentemente, in concomitanza con altre droghe.   Un&rsquo;alta proporzione dei cosiddetti polydrug users (coloro che assumono svariate droghe), infatti, consumano BZD per aumentare lo stato di eccitazione conseguente all&rsquo;uso di altre sostanze, specialmente gli oppiacei e il metadone, e per alleviare i sintomi da astinenza, soprattutto da barbiturici, oppiacei, cocaina, amfetamine e alcool.   In questo contesto di abuso, le BZP vengono assunte generalmente per via orale, spesso in dosi molto pi&ugrave; elevate di quelle utilizzate a livello terapeutico, ma anche per via endovenosa, con la conseguente propensione a sviluppare un alto grado di tolleranza e dipendenza, sebbene in alcuni casi siano usate in modo intermittente.


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Lisbona


LE BENZODIAZEPINE: AMICHE, NEMICHE, AMANTI


	-	Parte 2: Quali benzodiazepine si consumano in Italia? 


	-	Parte 3: Effetti collaterali e sintomi d&rsquo;astinenza


	-	Parte 4: Le benzodiazepine e la guida: aspetti legali


Referenze:


-Ashton C.H.   (2002) Benzodiazepines: How They Work and How to Withdraw.   Disponibile su: http://www.benzo.org.uk/manual/contents.htm


-EMCDDA (2011) Benzodiazepines, Drug Profiles.   Disponibile su: http://www.emcdda.europa.eu/publications/drug-profiles/benzodiazepine 


-Longo L.P., Johnson B.   (2000) Addiction: Part I.   Benzodiazepines &ndash; Side Effects, Abuse Risk and Alternatives, American Family Physician, 61(7): 2121-8


-National Institute on Drug Abuse (2009) NIDA InfoFacts: Prescription and over-the-counter medications.   Disponibile su: http://www.drugabuse.gov/Infofacts/PainMed.html


-Rapporto OSMED (2010) L&rsquo;uso dei Farmaci in Italia.   Rapporto Nazionale anno 2009, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.   Disponibile su: http://www.agenziafarmaco.it


-Substance Abuse and Mental Health Services Administration (2011) The TEDS Report: Substance Abuse Treatment Admissions for Abuse of Benzodiazepines, Rockville,MD.   Disponibile su: http://oas.samhsa.gov]]></content:encoded></item><item><title>Nuove dipendenze: che cosa sono? Progetto di sensibilizzazione &#x27;Orientamento alla scelta: quale dipendenza?&#x22;</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dipendenze</category><category>Dr.ssa Musci</category><dc:date>2011-10-28T15:00:00+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/25f8b3a70621b4f1e33435f024b2fd05-20.html#unique-entry-id-20</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/25f8b3a70621b4f1e33435f024b2fd05-20.html#unique-entry-id-20</guid><content:encoded><![CDATA[Le Nuove Dipendenze o New Addictions comprendono tutte quelle nuove forme di dipendenza in cui non &egrave; implicato l'intervento di alcuna sostanza chimica.


L'oggetto della dipendenza &egrave;, in questo caso, un comportamento o un'attivit&agrave; lecita e socialmente accettata.   E&rsquo; proprio questa caratteristica che rende pi&ugrave; difficile discriminare il confine tra &ldquo;normalit&agrave;&rdquo; e &ldquo;patologia&rdquo;. 


Possiamo affermare che ci troviamo di fronte ad una dipendenza patologica quando si instaura un legame patologico e compulsivo con un oggetto, un comportamento o un&rsquo;esperienza.   Tutte le forme di dipendenza, incluse le new addictions, sono accumunate da una serie di caratteristiche:


- craving: la persona &egrave; alla continua ricerca della sostanza o della situazione da cui dipende e i suoi pensieri e comportamenti sono indirizzati unicamente verso tale ricerca;


- perdita del controllo: il soggetto non &egrave; pi&ugrave; in grado di controllare l&rsquo;oggetto della dipendenza;


- tolleranza o assuefazione: la persona sente la necessit&agrave; di aumentare la dose quantitativa o lo spazio temporale per sperimentare l&rsquo;effetto desiderato;


- astinenza: nel caso in cui il comportamento o sostanza da cui si dipende venga sospeso, si manifestano una serie di sintomi psico-fisici pi&ugrave; o meno gravi tra cui tachicardia, ansia, sonno e alimentazione disturbati, pensieri ricorrenti;


- compromissione di molteplici contesti vitali: sociale, familiare, lavorativo, scolastico e della salute. 


Progetto di sensibilizzazione "Orientamento alla scelta: quale dipendenza?"


Dal 19 al 23 luglio 2011, presso il Parco delle Accademie di Roma, all&rsquo;interno della manifestazione musicale &ldquo;NON SOLO MAMELI&hellip;LA MUSICA CHE HA CAMBIATO L&rsquo;ITALIA&rdquo; &egrave; stato dedicato uno spazio agli incontri/dibattiti &ldquo;Orientamento alla scelta: quale dipendenza?".


Gli incontri sono stati progettati e condotti da me, dott.ssa Lucia Musci (psicologa-psicoterapeuta) e dalla dott.ssa Nicolina Cianci (psicologa-psicoterapeuta), con la finalit&agrave; di informare e sensibilizzare gli utenti sulle caratteristiche delle nuove dipendenze e sui rischi ad esse correlati, con una particolare attenzione alla fascia di et&agrave; giovanile. 


Si &egrave; visto, infatti, che negli ultimi anni &egrave; aumentata, soprattutto in et&agrave; adolescenziale, la dipendenza da strumenti tecnologici.   In seguito a tale considerazione, si &egrave; quindi deciso di dare spazio a temi quali la dipendenza da Internet e, nello specifico, la dipendenza cyber-relazionale o &ldquo;da social network&rdquo; ( ad es.   Facebook). 


Temi affrontati


Nel primo incontro sono state definite le caratteristiche delle Internet Addictions e gli utenti sono stati informati su quelli che sono i rischi derivanti da un uso eccessivo di Internet. 


Nei successivi incontri sono stati approfonditi temi quali: dipendenza da cellulare e sindromi connesse; dipendenza da ricerca di informazioni (sovraccarico cognitivo); gioco d&rsquo;azzardo e shopping compulsivo; dipendenza da Giochi Online; I-Dose; dipendenza da cibo e dipendenza dallo sport (Fitness-dipendenza). 


L&rsquo;ultimo incontro, infine, ha trattato il tema della dipendenza dalle droghe (con particolare riferimento alle droghe di ultima generazione)&nbsp;e la dipendenza da alcool.


Risultati e progetti futuri


Gli incontri hanno visto la partecipazione di un pubblico misto, formato da giovani ma anche da genitori interessati soprattutto a capire quali sono i fattori di rischio che possono portare ad una dipendenza, come poter aiutare i propri figli ad assumere un atteggiamento critico nell&rsquo;utilizzo degli strumenti tecnologici e quali sono i fattori protettivi che aiutano le persone a rimanere ancorati alla realt&agrave; e allontanano il rischio di sviluppare una dipendenza.


Questi incontri hanno rappresentano solo il punto di inizio di una serie di interventi che mi auguro possano arrivare al maggior numero di utenti.   Affinch&eacute; un intervento di prevenzione sia efficace &egrave; necessario che coinvolga in maniera capillare un numero sempre crescente di contesti educativi e sociali (Scuole, Municipi, Centri Aggregativi, Operatori Sociali). 


Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta (RM)


Riferimenti bibliografici:


- Addicition.   Aspetti biologici e di ricerca.   A cura di V.   Caretti, D.   La Barbera.   Raffaello Cortina Editore, 2010.


- Le dipendenze patologiche.   Clinica e psicopatologia.   A cura di V.   Caretti, D.   La Barbera.   Raffaello Cortina Editore, 2005.]]></content:encoded></item><item><title>Bullismo: Che cos&#x2019;&#xe8;? Quanto &#xe8; diffuso? Che cosa si pu&#xf2; fare?</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Bullismo</category><category>Dr.ssa Musci</category><dc:date>2011-10-07T13:38:30+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/5cf82eeae60cb52356605312e59aed5a-18.html#unique-entry-id-18</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/5cf82eeae60cb52356605312e59aed5a-18.html#unique-entry-id-18</guid><content:encoded><![CDATA[Quando si parla di episodi di bullismo, &egrave; bene far riferimento a tutti gli attori che ne sono coinvolti:


1.   IL BULLO, colui o colei che compie le prevaricazioni;


2.   LA VITTIMA, colui o colei che subisce le prevaricazioni;


3.   GLI AIUTANTI DEL BULLO, coloro che contribuiscono alla messa in atto delle prevaricazioni ideate dal bullo;


4.   GLI OSSERVATORI, tutti coloro che pur limitandosi ad osservare le prevaricazioni, con la loro azione omissiva rinforzano la prepotenza;


5.   I DIFENSORI DELLA VITTIMA, coloro che aiutano attivamente la vittima (anche solo rivolgendosi agli adulti), o la consolano e confortano.


Se ci basiamo sulle statistiche realizzate nelle scuole, i dati relativi al fenomeno sono davvero impressionanti: nelle scuole secondarie di I&deg; grado, il 30,4% degli studenti dichiara di aver subito atti di bullismo; nelle scuole secondarie di I&deg; grado il 34,1% degli studenti dichiara di aver commesso atti di bullismo.   Non sembrano esserci grandi differenza tra maschi e femmine.


Il bullismo spesso si genera e perpetua sin dall'et&agrave; pi&ugrave; precoce del sistema scolastico.    Anche se  non tutti gli atti di bullismo avvengono nella scuola, questo &egrave; senza dubbio l'ambiente dove pi&ugrave; facilmente si possono osservare, contrastare  ma soprattutto prevenire!


Spesso gli insegnanti si interessano al fenomeno delle prepotenze solo quando si trovano di fronte all&rsquo;emergenza e cercano strumenti per affrontarla.


Il problema che invece ci si dovrebbe porre &egrave; come evitare le emergenze, quali strategie usare per capire in tempo ci&ograve; che sta succedendo e creare le condizioni per prevenire o diminuire il danno e la sofferenza.


L&rsquo; Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave; ha fornito una serie di indicazioni per favorire, durante il periodo dell&rsquo;infanzia e dell&rsquo;adolescenza, lo sviluppo delle competenze (skills) emozionali e relazionali, necessarie per gestire efficacemente le proprie relazioni interpersonali e per prevenire, dunque, comportamenti a rischio nel campo della salute e fenomeni di allarme sociale.


L&rsquo;acquisizione di tali competenze costituisce il presupposto indispensabile per prevenire episodi di disagio all&rsquo;interno del gruppo classe e per promuovere il benessere personale e sociale. 


E&rsquo; a partire da queste considerazioni che, in collaborazione con diverse Associazioni e Cooperative di Roma (NovaRes, Reintras e Cooperativa3), sono stati realizzati una serie di interventi di prevenzione e riduzione del fenomeno in diversi comuni della Provincia di Roma (Anzio, Riano, Castelnuovo di Porto e XI Municipio).   Di questa iniziativa, vi racconter&ograve; nel prossimo articolo: Stop al bullismo! - Progetti di prevenzione e riduzione dei fenomeni di bullismo. </div align>


Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta (RM)


Vedi anche:


	- La tutela legale delle vittime del bullismo (Avv.   Elisa Oddo, Foro di Milano)]]></content:encoded></item><item><title>Mindfulness: la meditazione del XXI secolo</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Mindfulness</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2011-05-25T18:12:32+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/822e76bf6c1404cd94d3f9c38a14e244-17.html#unique-entry-id-17</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/822e76bf6c1404cd94d3f9c38a14e244-17.html#unique-entry-id-17</guid><content:encoded><![CDATA[Molte persone si avvicinano alla meditazione dopo aver letto libri e/o articoli sulle virt&ugrave; benefiche della mindfulness.   La scorsa settimana &egrave; stato pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian (www.guardian.co.uk) un articolo che sostiene che la meditazione possa scongiurare l&rsquo;invecchiamento (Pagnoni e Cekic, 2007) e uno che suggerisce che i meditatori prendano decisioni pi&ugrave; razionali (Kirk, Downar e Montague, 2011).   Inoltre, un mese fa la mindfulness &egrave; stata dichiarata pi&ugrave; efficace della morfina nell&rsquo;alleviare il dolore (Zeidan et al., 2011); secondo alcuni autori &egrave; in grado di aumentare la materia grigia nel cervello (H&ouml;lzelab, Carmodyc, Vangela, Congletona, Yerramsettia, Gardab e Lazara, 2011), di attenuare la paura di morire (Niemiec, Warren Brown, Kashdan, Cozzolino, Breen, Levesque-Bristol e Ryan, 2010) e di aiutare le truppe dell&rsquo;esercito americano ad operare efficacemente in guerra, proteggendo i soldati dallo stress post-traumatico (Follette e Vijay, 2009).   Sono, inoltre, in continua pubblicazione libri che sponsorizzano la meditazione come un efficace via per raggiungere il benessere (di recentissima uscita &egrave;, ad esempio, &lsquo;Mindfulness: A Practical Guide to Finding Peace in a Frantic World&rsquo; di M.   Williams e D.   Penman, ed.   Piatkus Books).   Tutto questo materiale &egrave; realmente utile, ma allo stesso tempo pu&ograve; dare l&rsquo;impressione che la meditazione sia la panacea di tutti i mali della vita e che, solo sedendosi e seguendo consapevolmente il respiro, i problemi e il dolore se ne andranno.   Se dieci o vent&rsquo;anni fa la meditazione veniva immeritatamente associata all&rsquo;onda new age, oggi c&rsquo;&egrave; il pericolo di un&rsquo;altra immagine inutile: quella della mindfulness come soluzione rapida ai problemi mentali e fisici.   Tutti coloro che praticano realmente la meditazione sanno che questa &egrave; solo un&rsquo;immagine dettata dal marketing.   Il grosso rischio oggigiorno &egrave; che l&rsquo;insegnamento di una pratica spirituale ricca e impegnativa come la mindfulness venga ridotta ad uno stile di vita &ldquo;facile e leggero&rdquo;, certamente pi&ugrave; appetibile al nostro gusto culturale ma in netta contrapposizione con il suo significato originale. 


Descrivendo solo i risultati positivi della meditazione si rischia di trasmettere una descrizione parziale del percorso che invece implica l&rsquo;essere presenti, intenzionalmente e in maniera non giudicante, in ogni aspetto della vita &ndash; cos&igrave; come Jon Kabat-Zinn definisce la mindfulness in &lsquo;Full Catastrophe Living&rsquo; (1990).   Spesso, nel corso delle nostre giornate, cerchiamo di evitare gli aspetti indesiderati di noi stessi e della nostra vita, con il risultato di creare un ulteriore stress fisico ed emotivo; al contrario, affrontandoli apertamente durante la meditazione, avremo la possibilit&agrave; di relazionarci pi&ugrave; abilmente, con fiducia e compassione, alla sofferenza.   Questo significher&agrave; sperimentare e &ldquo;fare amicizia&rdquo; con tristezza, rabbia, dolore fisico, etc.


Ritengo, infine, importante sottolineare che la meditazione &egrave; un lavoro profondo e con un esito incerto in cui vale la pena immergersi, ma non &egrave; n&eacute; semplice n&eacute; confortevole.   Il termine Pali per designare questo processo di attenzione consapevole &egrave; Kammatthana o &ldquo;il lavoro a portata di mano&rdquo;: molte persone vedono la meditazione come la semplice osservazione passiva di quello che ci passa per la testa, piacevole o spiacevole, buono o cattivo.   Tuttavia, i testi Pali non supportano questa lettura.   Il meditatore &egrave; certamente incoraggiato ad osservare i suoi stati mentali, ma con la chiara comprensione che quelli malsani (cio&egrave; quelli legati alla sofferenza) devono essere identificati e abbandonati.   E questo &ldquo;abbandono&rdquo; &egrave; un processo attivo, che non a caso Buddha spesso spiegava con metafore di combattimenti, disgusto, o non curanza intenzionale.


BIBLIOGRAFIA


Pagnoni G., Cekic M.   (2007).   Age effects on gray matter volume and attentional performance in Zen meditation.   Neurobiology of Ageing, 28 (10): 1623-1627.


Kirk U., Downar J., Montague P.R.   (2011).   Interoception drives increased rational decision-making in meditators playing the ultimatum game.   Front.   Neurosci.   5(49).   DOI: 10.3389/fnins.2011.00049.


Zeidan F. et al.   (2011).   Brain Mechanisms Supporting the Modulation of Pain by Mindfulness Meditation.   The Journal of Neuroscience, 31 (14): 5540-5548.


H&ouml;lzelab B.K., Carmodyc J., Vangela M., Congletona C., Yerramsettia S.M., Gardab T., Lazara S.W.   (2011).   Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density.   Psychiatry Research: Neuroimaging, 191 (1): 36&ndash;43.


Niemiec C.P., Warren Brown K., Kashdan T.B., Cozzolino P.J., Breen W.E., Levesque-Bristol C., Ryan R.M.   (2010).   Being present in the face of existential threat: The role of trait mindfulness in reducing defensive responses to mortality salience.   Journal of Personality and Social Psychology, 99 (2): 344 DOI: 10.1037/a0019388


Follette V.M., Vijay A.   (2009).   Mindfulness for trauma and posttraumatic stress disorder.   In F.   Didonna (Ed.), Clinical handbook of mindfulness (pp.   299-317).   New York: Springer Science + Business Media.
]]></content:encoded></item><item><title>Piazza del Volontariato - sito web</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2011-05-16T18:15:48+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/784e840f47bec0b80ef9d303eea26713-16.html#unique-entry-id-16</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/784e840f47bec0b80ef9d303eea26713-16.html#unique-entry-id-16</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>Ansia&#x2c; paura e panico: Che cosa mi sta succedendo? Cosa posso fare?</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Seminari</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2011-03-31T19:04:22+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/54c9f2ebd50a0ed599a9a2b46b8dc859-15.html#unique-entry-id-15</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/54c9f2ebd50a0ed599a9a2b46b8dc859-15.html#unique-entry-id-15</guid><content:encoded><![CDATA[Descrizione dell'iniziativa e informazioni supplementari:


L'obiettivo del seminario &egrave; di promuovere una comprensione dei meccanismi sottostanti l'ansia, la paura ed il panico, e di introdurre i principali metodi di intervento cognitivo comportamentale per gestire il disagio conseguente a stati ansiosi cronici e/o ad attacchi di panico.


In particolare, si affronteranno le seguenti tematiche:


- ruolo e funzione dell'ansia e della paura


- attacco di panico (definizione, come si instaura, la 'paura della paura' come potente fattore di mantenimento, principi per interrompere il circolo del panico)


- agorafobia e altri comportamenti di evitamento


- concetti chiave dell'intervento cognitivo comportamentale al disagio psicologico in generale e al disturbo di panico in particolare


Ai partecipanti sar&agrave; data possibilit&agrave; di intervenire, porre domande e chiedere chiarimenti.   Sar&agrave; inoltre consegnato del materiale di sintesi dei concetti trattati.


NB.   E' obbligatoria la prenotazione (compila il modulo). 


 


Luogo:


LaMiaPsicologia Milano - Via Pinturicchio, 20133, Milano


<iframe width="400" height="250" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?  f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=Via+Pinturicchio,+Milano&amp;aq=0&amp;sll=45.477421,9.221263&amp;sspn=0.004408,0.011362&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Pinturicchio,+20133+Milano,+Lombardia&amp;z=14&amp;ll=45.477173,9.221279&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?  f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=Via+Pinturicchio,+Milano&amp;aq=0&amp;sll=45.477421,9.221263&amp;sspn=0.004408,0.011362&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Pinturicchio,+20133+Milano,+Lombardia&amp;z=14&amp;ll=45.477173,9.221279" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small>


 Conduttore: Dott.ssa Sara Dell'Aria Burani 


          Telefono: +39 335 59 44 953


 E-mail: sara.dellariaburani@lamiapsicologia.com]]></content:encoded></item><item><title>&#x22;Non ti fare&#x2c; Fatti la tua vita&#x22; </title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dipendenze</category><category>Video</category><category>Dr.ssa Pasinetti</category><dc:date>2011-02-24T08:39:11+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/dc7d390ddcf6a2ae407b474748bf9f67-14.html#unique-entry-id-14</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/dc7d390ddcf6a2ae407b474748bf9f67-14.html#unique-entry-id-14</guid><content:encoded><![CDATA[Per ulteriori informazioni potete consultare il sito del Dipartimento per le Politiche Antidroga: http://www.politicheantidroga.it/home.aspx ]]></content:encoded></item><item><title>La terapia cognitivo comportamentale</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Pasinetti</category><category>La Psicologia e Lo Psicologo</category><dc:date>2011-02-17T17:03:02+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/c29779fddd08abd81016e74c3b0b5916-13.html#unique-entry-id-13</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/c29779fddd08abd81016e74c3b0b5916-13.html#unique-entry-id-13</guid><content:encoded><![CDATA[<div align=justify>Come funziona la CBT?


Il concetto centrale nella CBT &egrave; che &ldquo;senti nel modo in cui pensi&rdquo;.


Quando le persone iniziano a comprendere di avere delle difficolt&agrave; emotive, la CBT li incoraggia a scomporre il loro specifico problema usando lo schema ABC, nel quale:


	&bull;	A &egrave; l&rsquo;evento attivante (activating event): una situazione esterna realmente accaduta, un evento futuro che le persone si aspettano che accada, o un evento interno nella loro mente, come un immagine, un ricordo o un sogno.


	&bull;	B &egrave; il pensiero/credenza (belief): include pensieri, regole personali, le richieste formulate e i significati che le persone attribuiscono ad eventi esterni e interni.


	&bull;	C sono le conseguenze (consequences): emozioni, comportamenti e sensazioni fisiche che accompagnano le diverse emozioni provate.


Molte persone assumono che se qualcosa accade loro, l&rsquo;evento le fa sentire in un certo modo: 


Ma non &egrave; cos&igrave;.


La CBT incoraggia le persone a comprendere che i loro pensieri o credenze interagiscono tra l&rsquo;evento attivante e le sensazioni e i comportamenti derivati.   Quindi, sono i loro pensieri e il significato che essi attribuiscono all&rsquo;evento a produrre le risposte emotive e comportamentali.


A, B e C sono correlati tra loro e questa interazione pu&ograve; divenire un circolo vizioso.


La CBT pone molta attenzione a modificare sia i pattern disfunzionali di pensiero disfunzionali sia quelli comportamentali.


</div>]]></content:encoded></item><item><title>Maggio di Informazione Psicologica</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>News</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2010-05-01T22:22:16+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/9d0173b49d17a610fb91af48953b0b69-12.html#unique-entry-id-12</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/9d0173b49d17a610fb91af48953b0b69-12.html#unique-entry-id-12</guid><content:encoded><![CDATA[-Video di presentazione MIP: http://www.youtube.com/watch?  v=fCyxrtfu7To


-Scarica il programma MIP di Milano e provincia (pdf) 


-Scarica l'elenco degli psicologi aderenti al MIP per Milano e provincia (pdf)


-MIP 2010 - Maggio di Informazione Psicologica - www.psicologimip.it </div>
]]></content:encoded></item><item><title>Depressione post-partum</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Disturbi e Problemi Psicologici</category><category>Video</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2011-02-06T14:59:54+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/82420143f38f2cf5a03e5ae4dd4cdd60-5.html#unique-entry-id-5</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/82420143f38f2cf5a03e5ae4dd4cdd60-5.html#unique-entry-id-5</guid><content:encoded><![CDATA[<div align=justify>Centro ambulatoriale nato a Milano nel dicembre 2004 presso l&rsquo;Ospedale Macedonio Melloni ( Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli), il CentroPsicheDonna &egrave; deputato esclusivamente ad occuparsi di disturbi psichiatrici comparsi durante la gravidanza, il post-partum e la perimenopausa.   Per maggiori informazioni: http://www.centropsichedonna.it/index.php </div>
]]></content:encoded></item><item><title>Centralino telefonico per la salute mentale</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>News</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2011-02-06T17:39:45+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/bef0100047f230e5ad4ab0ee62d78412-4.html#unique-entry-id-4</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/bef0100047f230e5ad4ab0ee62d78412-4.html#unique-entry-id-4</guid><content:encoded><![CDATA[<div align=justify>


Il centralino si rivolge a un'utenza diversificata (famiglie, operatori dei servizi, associazioni, ecc.) e offre informazioni, consigli pratici, consulenza e orientamento sul tema del disagio psico-sociale.


Koin&egrave; &egrave; un luogo di incontro e di coordinamento delle realt&agrave; che fanno parte del complesso mondo del disagio psichico, alle quali mette a disposizione, oltre ad un centralino telefonico, un centro di documentazione, informazione e formazione, reti territoriali.


Componendo il numero verde 800553388 (oppure&nbsp;lo&nbsp;020202) &egrave; possibile ottenere un ascolto qualificato da parte di operatori specializzati che selezionano e distribuiscono informazioni inerenti la salute mentale sul territorio milanese (ad es. cure, necessit&agrave; sociali, attivit&agrave; per il tempo libero, iniziative).    Il numero &egrave; attivo tutto l'anno (anche nei giorni festivi) dal luned&igrave; alla domenica dalle 9.00 alle 19.00.


Per maggiori informazioni su Koin&egrave;, si prega di visitare la pagina di riferimento del sito del Comune di Milano.  </div>


800553388
]]></content:encoded></item><item><title>Panico&#x2c; Agorafobia e Disturbo di Panico: un&#x2019;introduzione</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><category>Disturbi e Problemi Psicologici</category><dc:date>2012-02-22T14:37:30+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/b7c45083183aa433ae215607425f8490-3.html#unique-entry-id-3</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/b7c45083183aa433ae215607425f8490-3.html#unique-entry-id-3</guid><content:encoded><![CDATA[Il DSM-IV-TR (APA, 2000; p.464) definisce l&rsquo;attacco di panico come: &laquo;Un periodo preciso di paura o disagio intensi, durante il quale quattro (o pi&ugrave;) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti&raquo; :                                                                                                                                       


1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia                                                                                 


...3) tremori fini o a grandi scosse                                                                                   


4) dispnea o sensazione di soffocamento             			             


5) sensazione di asfissia                    					             


6) dolore o fastidio al petto						             


7) nausea o disturbi addominali						             


8) sensazioni di sbandamento, di instabilit&agrave;, di testa leggera o di svenimento  


9) derealizzazione (sensazione di irrealt&agrave;) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)	           


10) paura di perdere il controllo o di impazzire			             


11) paura di morire							             


12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)      		             


13) brividi o vampate di calore						 


...Altro sintomo al quale occorre fare riferimento &egrave; la  xerostomia (secchezza della bocca), indicato come sintomo tipico del panico nel manuale ICD-10 (WHO, 1993).


I primi episodi di panico si manifestano generalmente quando ci si trova in situazioni in cui non sarebbe facile ricevere soccorso (ad esempio, alla guida di un&rsquo;autovettura) e possono comparire con maggiore facilit&agrave; (e, se gi&agrave; presenti, aumentare di frequenza) quando si sta vivendo un periodo di particolare stress (problemi familiari, malattie, lutti, aggressioni, violenza sessuale, situazioni economiche problematiche, ecc.).   Tali condizioni, d&rsquo;altra parte, favoriscono spesso anche altre forme di disturbi ansiosi e dell&rsquo;umore (Rovetto, 2003).


Secondo una ricerca, in circa il 30%, i primi attacchi di panico compiano quando si &egrave; sotto l&rsquo;influsso di determinate sostanze (marijuana, cocaina, anestetici, caffeina, ecc.) o in crisi di astinenza (Rovetto, 2003).   Il DSM-IV-TR (2000), inoltre, prevede una relazione temporale tra attacchi di panico e insorgenza dell'evitamento agorafobico. 


L'agorafobia


Secondo il  DSM-IV-TR APA, 2000; p.465 i criteri diagnostici per l&rsquo;agorafobia sono:


&laquo;Ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o  imbarazzante) allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato o sensibile alla situazione o di sintomi tipo panico [...]   &raquo; (Criterio A)                   	       


&laquo;Le situazioni vengono evitate (per esempio gli spostamenti vengono ridotti) oppure sopportate con molto disagio o con l&rsquo;ansia di avere un attacco di panico o sintomi di tipo panico, o viene richiesta la presenza di un compagno.&raquo; 

...&laquo;L&rsquo;ansia o l&rsquo;evitamento fobico non sono meglio giustificabili da un disturbo    mentale di altro tipo [...]&raquo; 

...&Egrave; da sottolineare che sebbene tra le situazioni pi&ugrave; comunemente evitate si possano includere l&rsquo;essere fuori casa e/o viaggiare da soli, e trovarsi in galleria, su ponti e in spazi aperti, al contrario di quanto normalmente ritenuto, l&rsquo;Agorafobia non corrisponde esclusivamente alla paura di trovarsi in luoghi aperti (Rovetto, 2003). 


L&rsquo;evitamento agorafobico, che si sviluppa nel momento in cui la persona evita le situazioni in cui teme di andare incontro ad un altro possibile attacco, comporta, nei casi pi&ugrave; gravi, uno stile di vita assai limitato (Wells, 1997).


Il paziente affetto da Disturbo di Panico con Agorafobia, infatti, pu&ograve; arrivare a ricercare diversi modi per adattarsi alle proprie paure come, ad esempio: lavorare e/o vivere solo al primo o secondo piano di un palazzo cos&igrave; da scongiurare il rischio di essere intrappolato in un ascensore o sulle scale; automedicarsi con alcool e sedativi fino ad arrivare in terapia con un vero e proprio abuso di sostanza o dipendenza come diagnosi primaria (Leahy & Holland, 2000).


L&rsquo;attacco di panico e l&rsquo;agorafobia non sono di per se stessi codificabili come patologie, perch&eacute; sono sintomi spesso presenti in un gran numero di Disturbo d&rsquo;Ansia o psichiatrici;  solo se sono posti all&rsquo;interno di un pi&ugrave; complesso quadro sintomatologico possono diventare i sintomi caratteristici di un disturbo.


Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano


...- APA, American Psychiatric Association (2000), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edn Text Revision (DSM-IV-TR).   American Psychiatric Association, Washington, DC.   Trad. ital.: DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.   Masson, Milano 2001. 


- Leahy, R.L.   & Holland, S.J.   (2000), Treatment Plans and Interventions for Depression and Anxiety Disorders.   The Guildford Press, New York. 


...(2003), Panico. ...  The McGraw-Hill Companies, srl., Milano. 


- Wells, A.   (1997), Cognitive Therapy of Anxiety Disorders.   A Practice Manual and Conceptual Guide.   John Wiley & Sons, Ltd.   Trad. ital.: Trattamento cognitivo dei disturbi d&rsquo;ansia.    McGraw-Hill Libri Italia Srl, Milano 1999. 


- WHO, World Health Organization (1993), The ICD-10 Classification of Mental and Behavioural Disorders: diagnostic criteria for research.   World Health Organization, Geneva.   Trad. ital.: ICD-10 Decima revisione della classificazione internazionale delle 	sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali.   Criteri diagnostici per la ricerca.   Masson, Milano 1995. ]]></content:encoded></item><item><title>Maggio di Informazione Psicologica (MIP)</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>News</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><category>Seminari</category><dc:date>2011-02-06T14:18:34+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/062496634a7b4626a033596bacbbb042-2.html#unique-entry-id-2</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/062496634a7b4626a033596bacbbb042-2.html#unique-entry-id-2</guid><content:encoded><![CDATA[<div align=justify>Attualmente il MIP 4 (edizione 2011) &egrave; in fase organizzativa e stiamo collaborando per la realizzazione dell'evento.   In particolare, la Dott.ssa Sara Dell'Aria Burani (LaMiaPsicologia Milano)  partecipa per la 4a volta all'organizzazione del Maggio di Informazione Psicologica (MIP).   Quest'anno, cos&igrave; come l'anno scorso, &egrave; stata nominata coordinatrice per la diffusione nel canale internet per Milano e provincia.   La Dott.ssa Laura Vitagliano (LaMiaPsicologia Napoli e Santa Maria a Vico) &egrave; stata nominata referente di zona.</div>
]]></content:encoded></item><item><title>Lo psicologo e la psicologia</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>La Psicologia e Lo Psicologo</category><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><dc:date>2011-02-06T10:58:24+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/64792033822a60a5afe99f3f7d72b2d5-0.html#unique-entry-id-0</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/64792033822a60a5afe99f3f7d72b2d5-0.html#unique-entry-id-0</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>Stop al bullismo&#x21; - Progetti di prevenzione e riduzione dei fenomeni di bullismo</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Bullismo</category><category>Dr.ssa Musci</category><dc:date>2011-10-13T13:15:17+02:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/e64af91b9f7df2274199a4839d06172c-19.html#unique-entry-id-19</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/e64af91b9f7df2274199a4839d06172c-19.html#unique-entry-id-19</guid><content:encoded><![CDATA[Il modello teorico di riferimento da cui si &egrave; partiti per realizzare le attivit&agrave; &egrave; stato quello dello &ldquo;Skills for Life&rdquo;(Il modello "Skills for Life" 11-14 anni.   La promozione dello sviluppo personale e sociale nella scuola.   M.   Bertini, P.   Braibanti, M.   Gagliardi.   Franco Angeli, 2011).


L&rsquo;apprendimento di&nbsp;life skills&nbsp;avviene, negli adolescenti, attraverso una serie di metodologie di intervento attivo che privilegiano il confronto diretto con i ragazzi e tra i ragazzi (peer education) e la loro partecipazione responsabile a quanto proposto dagli adulti di riferimento. 


La scelta delle attivit&agrave; ha privilegiato, per questo, le pi&ugrave; frequenti forme di espressione dei ragazzi (musica, film, Tv, attualit&agrave; ) restituendo ai protagonisti la titolarit&agrave; e l&rsquo;autonomia delle scelte, seppure in percorsi guidati dagli adulti di riferimento.   I ragazzi coinvolti hanno avuto modo di cimentarsi in attivit&agrave; di giochi di ruolo (role playing), sperimentando cosa si prova nell' "indossare i panni" dei diversi attori coinvolti in un atto di bullismo.   Le personalit&agrave; pi&ugrave; aggressive (i bulli) hanno sviluppato una maggiore empatia nei confronti delle vittime, le quali sono state sostenute e rinforzate nella loro autostima.   Il tutto si &egrave; sempre svolto in un clima di totale accettazione e non giudizio.


Alla fine del percorso, sono stati somministrati questionari anonimi di feedback ai ragazzi, agli insegnanti e ai genitori.   Quello che emerge dai questionari &egrave; sicuramente il desiderio, da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo di formazione, che tali interventi vengano proposti nelle scuole con maggior continuit&agrave;.


Per quanto le esperienze vissute nelle diverse realt&agrave; scolastiche siano state differenti tra loro, &egrave; possibile tuttavia fare alcune considerazioni generali che valgono per tutte le Scuole interessate dai progetti: gli incontri con i ragazzi hanno evidenziato la presenza di fenomeni di prevaricazione, fino a quel momento non adeguatamente  esplicitati e approfonditi, ma allo stesso tempo hanno messo in evidenza che in una situazione di accoglimento, ascolto ed elaborazione dei vissuti personali &egrave; possibile attivare le risorse per una sana gestione del conflitto e delle relazioni sociali. 


Ci&ograve; che risulta evidente &egrave; la necessit&agrave; di non disperdere le potenzialit&agrave; dei ragazzi di essere artefici attivi del loro benessere psicologico ed emotivo.   E' soltanto attraverso una prevenzione costante che coinvolga sia la scuola che la famiglia che il fenomeno bullismo pu&ograve; essere arginato.</div align> Dr.ssa Lucia Musci, Psicologa Psicoterapeuta (RM)


Vedi anche:


	- La tutela legale delle vittime del bullismo (Avv.   Elisa Oddo, Foro di Milano)]]></content:encoded></item><item><title>Centri Psico-Sociali (CPS) - Centri per la Salute Mentale</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Dell&#x27;Aria Burani</category><category>News</category><dc:date>2012-01-16T14:37:30+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/0e1521eca5a66bad52ca9cf416243b9a-37.html#unique-entry-id-37</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/0e1521eca5a66bad52ca9cf416243b9a-37.html#unique-entry-id-37</guid><content:encoded><![CDATA[Che funzione hanno?


I C.P.S. svolgono una funzione di riferimento e filtro rispetto alle&nbsp;strutture psichiatriche quali il Centro Diurno (C.D.) per le prestazioni semi-residenziali, il Servizio Psichiatrico Diagnosi Cura (S.P.D.C.) per i ricoveri ospedalieri o le strutture residenziali quali Comunit&agrave; Riabilitative ad alta assistenza (C.R.A.), Comunit&agrave; Riabilitative a media assistenza (C.R.M.), Comunit&agrave; Protette ad alta assistenza (C.P.A.), Comunit&agrave; Protette a media assistenza (C.P.M.) o Comunit&agrave; Protette a bassa protezione (C.P.B.).


Come avviene l'accesso?


L'accesso al C.P.S. avviene preferibilmente tramite prescrizione (impegnativa) del medico di base, ma &egrave; anche possibile un accesso diretto.   La prima visita &egrave; infatti prenotabile presentandosi direttamente o tramite telefono e avviene di norma secondo un criterio territoriale, ovvero seconda la localit&agrave; di residenza del cittadino.   I colloqui avvengono tramite il pagamento di un ticket dal costo contenuto.  

Chi si pu&ograve; rivolgere al C.P.S.?


Il cittadino-utente pu&ograve; sottoporre il proprio disagio psichico o per illustrare il caso di un familiare per il quale si ritiene necessario un parere specialistico.   Possono rivolgersi al Centro, oltre ai familiari, altre figure significative quale il medico di base, gli operatori sociali, un amico al fine di segnalare situazioni problematiche. 


Sono accolti gli utenti con pi&ugrave; di 18 anni per una valutazione della propria salute mentale ed eventuale presa in cura, qualora le condizioni cliniche lo richiedano. 

Come faccio a sapere quale &egrave; il mio C.P.S. di competenza?


Per conoscere il C.P.S. di propria competenza, si consiglia di rivolgersi al proprio medico di base, all'azienda ospedaliera oppure al centralino telefonico Koin&eacute; al numero verde: 800553388 attivo tutto l'anno dal luned&igrave;-domenica dalle 9.00 alle 19.00, anche nei giorni festivi.


Di seguito l'elenco dei CPS di Milano e provincia.


Scarica elenco dei CPS: Milano ; Provincia di Milano


Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano
]]></content:encoded></item><item><title>Whitney Houston: combinazione mortale di alcool e psicofarmaci</title><dc:creator>LaMiaPsicologia.com</dc:creator><category>Dr.ssa Pasinetti</category><category>Dipendenze</category><dc:date>2012-02-14T11:55:31+01:00</dc:date><link>http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/e64f34a53d8635010064407756264074-38.html#unique-entry-id-38</link><guid isPermaLink="true">http://www.lamiapsicologia.com/AiutoPsicologoBlog_files/e64f34a53d8635010064407756264074-38.html#unique-entry-id-38</guid><content:encoded><![CDATA[<div align=justify>Che cos&rsquo;&egrave; lo Xanax?


Lo Xanax (Alprazolam) &egrave; una benzodiazepina ad emivita intermedia e ad elevata potenza, largamente diffusa e utilizzata nel trattamento dei disturbi d&rsquo;ansia e del disturbo di panico in particolare.   L&rsquo;Alprazolam, infatti, mostra un&rsquo;azione bloccante degli attacchi di panico ed &egrave; altrettanto efficace sull&rsquo;ansia anticipatoria sin dai primi giorni di assunzione, anche grazie ad un leggero effetto euforico e disinibitorio - paragonabile a quello dell&rsquo;alcool o di alcuni tipi di anfetamine.   L&rsquo;impiego di benzodiazepine ad elevata potenza in associazione con antidepressivi TCA o IMAO &egrave;, quindi, preso in considerazione soprattutto nelle prime settimane di trattamento, quando alla fenomenologia ansiosa si associano gli effetti collaterali che, con il periodo di latenza terapeutica tipico degli antidepressivi, riducono la compliance del paziente.   Il farmaco dovrebbe essere poi sospeso gradualmente dopo i primi 20-40 giorni di trattamento. 


A differenza di altre molecole ugualmente utilizzate nel trattamento farmacologico del disturbo di panico, l&rsquo;Alprazolam mostra scarsi effetti collaterali.   Tuttavia, in caso di sovradosaggio si presentano frequentemente sedazione e sonnolenza, astenia e rilassamento muscolare, ridotta performance psicomotoria e cognitiva. 


Quali sono gli effetti dell&rsquo;assunzione di Xanax con alcool?


&Egrave; risaputo, almeno a livello medico, che l&rsquo;assunzione concomitante dell&rsquo;Alprazolam con l&rsquo;alcool va evitata, poich&eacute; l&rsquo;effetto sedativo ne risulta fortemente accentuato.   Inoltre, in soggetti con una storia passata e/o attuale di abuso di droga e alcool, le benzodiazepine in generale - e quelle ad elevata potenza in particolare, dovrebbero essere somministrate con cautela, e il paziente dovrebbe essere tenuto sotto stretto controllo medico, a causa della predisposizione all&rsquo;assuefazione e alla dipendenza.   Tuttavia, non solo le benzodiazepine sono generalmente abusate al fine di ottenere una diminuzione dell&rsquo;ansia e una visione meno pressante, angosciante e immediata dei propri problemi, ma vengono spesso assunte in combinazione con l&rsquo;alcool, provocando una sensazione di serenit&agrave; e di beata passivit&agrave; - ma anche un forte effetto sedativo, fino, talvolta, alla perdita di coscienza. 


&Egrave; quello che sembra essere successo a Whitney, in quella vasca da bagno, pensando forse all&rsquo;appuntamento dei Grammy Awards del giorno successivo.   Appuntamento a cui, purtroppo, non &egrave; riuscita ad arrivare.


Vedi anche questi articoli.


Dr.ssa Manuela Pasinetti, Psicologa Psicoterapeuta Lisbona


Riferimenti bibliografici


- http://pillolepsicologiche.com/farmaci/psicofarmaci


- Ashton C.H.   (2002) Benzodiazepines: How They Work and How to Withdraw. 


Disponibile su: http://www.benzo.org.uk/manual/contents.htm


- Petroni A.   (2004) Droghe legali, Castelvecchi Editore]]></content:encoded></item></channel>
</rss>