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Argomenti del Blog

Panico, Agorafobia e Disturbo di Panico: un’introduzione

Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano

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Parte 1: Attacco di panico e Agorafobia
Parte 2: Disturbo di Panico

L'attacco di panico
La parola “panico” identifica la più pura, semplice e intensa manifestazione di paura. Un attacco di panico inizia improvvisamente, raggiunge rapidamente l’apice e non si protrae per non più di una ventina di minuti poiché l’uomo non ha le energie fisiche per farlo durare più a lungo e per tale ragione al termine dell’attacco di panico ci si sente spossati, come intontiti, e si entra in un periodo refrattario in cui è impossibile che si sviluppi un altro attacco.

Il DSM-IV-TR (APA, 2000; p.464) definisce l’attacco di panico come: «Un periodo preciso di paura o disagio intensi, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti» :
1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia
2) sudorazione
3) tremori fini o a grandi scosse
4) dispnea o sensazione di soffocamento
5) sensazione di asfissia
6) dolore o fastidio al petto
7) nausea o disturbi addominali
8) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
9) derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
10) paura di perdere il controllo o di impazzire
11) paura di morire
12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
13) brividi o vampate di calore

Altro sintomo al quale occorre fare riferimento è la xerostomia (secchezza della bocca), indicato come sintomo tipico del panico nel manuale ICD-10 (WHO, 1993).

I primi episodi di panico si manifestano generalmente quando ci si trova in situazioni in cui non sarebbe facile ricevere soccorso (ad esempio, alla guida di un’autovettura) e possono comparire con maggiore facilità (e, se già presenti, aumentare di frequenza) quando si sta vivendo un periodo di particolare stress (problemi familiari, malattie, lutti, aggressioni, violenza sessuale, situazioni economiche problematiche, ecc.). Tali condizioni, d’altra parte, favoriscono spesso anche altre forme di disturbi ansiosi e dell’umore (Rovetto, 2003).
Secondo una ricerca, in circa il 30%, i primi attacchi di panico compiano quando si è sotto l’influsso di determinate sostanze (marijuana, cocaina, anestetici, caffeina, ecc.) o in crisi di astinenza (Rovetto, 2003). Il DSM-IV-TR (2000), inoltre, prevede una relazione temporale tra attacchi di panico e insorgenza dell'evitamento agorafobico.


L'agorafobia

Secondo il DSM-IV-TR APA, 2000; p.465 i criteri diagnostici per l’agorafobia sono:
«Ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato o sensibile alla situazione o di sintomi tipo panico [...] » (Criterio A)
«Le situazioni vengono evitate (per esempio gli spostamenti vengono ridotti) oppure sopportate con molto disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico o sintomi di tipo panico, o viene richiesta la presenza di un compagno.» (Criterio B)
«L’ansia o l’evitamento fobico non sono meglio giustificabili da un disturbo mentale di altro tipo [...]» (Criterio C)
È da sottolineare che sebbene tra le situazioni più comunemente evitate si possano includere l’essere fuori casa e/o viaggiare da soli, e trovarsi in galleria, su ponti e in spazi aperti, al contrario di quanto normalmente ritenuto, l’Agorafobia non corrisponde esclusivamente alla paura di trovarsi in luoghi aperti (Rovetto, 2003).
L’evitamento agorafobico, che si sviluppa nel momento in cui la persona evita le situazioni in cui teme di andare incontro ad un altro possibile attacco, comporta, nei casi più gravi, uno stile di vita assai limitato (Wells, 1997).
Il paziente affetto da Disturbo di Panico con Agorafobia, infatti, può arrivare a ricercare diversi modi per adattarsi alle proprie paure come, ad esempio: lavorare e/o vivere solo al primo o secondo piano di un palazzo così da scongiurare il rischio di essere intrappolato in un ascensore o sulle scale; automedicarsi con alcool e sedativi fino ad arrivare in terapia con un vero e proprio abuso di sostanza o dipendenza come diagnosi primaria (Leahy & Holland, 2000).
L’attacco di panico e l’agorafobia non sono di per se stessi codificabili come patologie, perché sono sintomi spesso presenti in un gran numero di Disturbo d’Ansia o psichiatrici; solo se sono posti all’interno di un più complesso quadro sintomatologico possono diventare i sintomi caratteristici di un disturbo.

Dr.ssa Sara Dell'Aria Burani, Psicologa Psicoterapeuta a Milano


Riferimenti bibliografici:

- APA, American Psychiatric Association (2000), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edn Text Revision (DSM-IV-TR). American Psychiatric Association, Washington, DC. Trad. ital.: DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Masson, Milano 2001.
- Leahy, R.L. & Holland, S.J. (2000), Treatment Plans and Interventions for Depression and Anxiety Disorders. The Guildford Press, New York.
-
Rovetto F. (2003), Panico. Origine, dinamiche, terapie. The McGraw-Hill Companies, srl., Milano.
- Wells, A. (1997), Cognitive Therapy of Anxiety Disorders. A Practice Manual and Conceptual Guide. John Wiley & Sons, Ltd. Trad. ital.: Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. McGraw-Hill Libri Italia Srl, Milano 1999.
- WHO, World Health Organization (1993), The ICD-10 Classification of Mental and Behavioural Disorders: diagnostic criteria for research. World Health Organization, Geneva. Trad. ital.: ICD-10 Decima revisione della classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali. Criteri diagnostici per la ricerca. Masson, Milano 1995.