"Papà è cattivo perché è troppo buono...": la Sindrome di alienazione parentale (PAS)

I dati ISTAT indicano che i coniugi in crisi si rivolgono sempre di più al giudice per porre fino al loro matrimonio. Dalle statistiche del 2009 sulle separazioni e divorzi in Italia emerge, infatti, come entrambi i fenomeni siano in costante crescita: se nel 1995, ogni 1.000 matrimoni si sono registrati 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2009 si arriva a 297 separazioni e 181 divorzi.
Anche se la tendenza attuale è quella di dare alla separazione di una coppia un carattere di “normalità” non si può dimenticare che essa rappresenta un grosso fallimento rispetto ad un progetto di vita e, come tale, porta inevitabilmente con sé un periodo di sofferenza sia per la coppia che per gli eventuali figli.
Quando la fine di un matrimonio, inoltre, è caratterizzata da un’alta conflittualità che non si spegne con la separazione/divorzio, ciò che spesso accade è che a farne le spese siano purtroppo i figli, i quali rischiano di essere manipolati dai genitori al fine di ottenerne l’affidamento.
Può succedere quindi che uno dei due genitori (solitamente quello affidatario) descriva l’altro come una persona cattiva, pericolosa, di cui non ci si possa fidare. Il bambino tenderà ad assorbire tali valutazioni, iniziando così a nutrire sentimenti negativi nei confronti del genitore che viene “designato” come colui o colei che lo ha abbandonato.
È proprio all’interno di questa cornice altamente conflittuale che può manifestarsi una vera e propria psicopatologia, descritta per la prima volta da R. Gardner nel 1985 e nota con il nome di PAS (Sindrome di Alienazione Parentale).
Concetti chiave dei Disturbi d’Ansia: paura, ansia e rimuginio (worry)

La paura
Paura, ansia, angoscia, panico e terrore si assomigliano così tanto che possono essere raccolte sotto l’etichetta di emozioni di allarme. Esse, infatti, condividono il medesimo contenuto cognitivo (un pericolo imminente da cui scaturisce un’intensità emotiva tanto maggiore quanto più grande è la presunta minaccia) e la stessa reazione somatica (una risposta di allarme sostenuta da un aumento del livello di adrenalina che mette il corpo nelle condizioni migliori per opporsi al pericolo percepitcombattendo, fuggendo o paralizzandosi). Relativamente ai Disturbi d’Ansia, è interessante e importante analizzare con maggiore attenzione le profonde similitudini ma, anche, le nette differenze, tra paura, ansia e worry.
Nel 1985, Beck, Emery e Greenberg forniscono una definizione ‘cognitiva’ della paura descrivendola come un processo cognitivo che coinvolge «la valutazione che esiste un pericolo potenziale o reale in una data situazione». Di contro, Barlow (2002) ne enfatizza l’aspetto neurobiologico e automatico riferendosi allo stato di paura come a «un allarme primitivo in risposta alla presenza di un pericolo, caratterizzato da una forte attivazione e una tendenza all’azione», cogliendone quindi gli aspetti comportamentali di risposta (attacco o fuga). Più recentemente, Clark e Beck (2010) apportano una definizione che coglie sia l’aspetto cognitivo che quello neurobiologico e automatico. Secondo tali autori, infatti, la paura sarebbe un primitivo stato di allarme automatico neurofisiologico che coinvolge la valutazione cognitiva di un’imminente minaccia o pericolo alla sicurezza di un individuo.
Per quanto riguarda la sua funzione, il suddetto stato emotivo può essere inteso come una sentinella che scruta attentamente l’ambiente e, non appena percepisce o ipotizza un pericolo, prepara, attivandolo, l’intero organismo a reagire; tutte le altre funzioni sono messe in stand-by e l’attenzione si focalizza sulla minaccia da cui difendersi. Tra tutte le emozioni del corredo umano, infatti, la paura è probabilmente la più automatica di tutte in quanto, una volta attivata, prevale sulle altre perché è potenzialmente in pericolo la vita e, quindi, tutto l’organismo deve mirare a mettersi in salvo; tutto il resto passa in secondo piano, può attendere (Lorenzini, 2006).
Altro aspetto da sottolineare è che la paura, essendo orientata al futuro (la minaccia non si è ancora verificata), ricopre un ruolo preventivo (attiva l’organismo a reagire prontamente affinché il possibile pericolo venga scongiurato). Ne consegue che, nel momento in cui si dovesse effettivamente concretizzare l’evento temuto, lo stato emotivo di paura cesserebbe d’improvviso, lasciando spazio ad altre emozioni (Lorenzini, 2006).
Per quanto riguarda il collegamento tra panico e ansia, il primo è la più pura, semplice e intensa manifestazione di paura, mentre il secondo corrisponde a uno stato emotivo spiacevole innescato dalla paura (Beck, Emery & Greenberg, 1985).
Disturbo di Panico

Il Disturbo di Panico
Parte 1: Attacco di panico e Agorafobia
Parte 2: Disturbo di Panico
Per Disturbo di Panico (DP) si intende il ricorrere di stati d’ansia acuti ad insorgenza improvvisa e di breve durata, tra loro molto differenti per intensità e manifestazioni neurovegetative. L’ansia anticipatoria, la preoccupazione per le conseguenze degli attacchi e i comportamenti difensivi sono gli aspetti su cui si organizza il DP. Gli episodi critici si associano quasi invariabilmente a manifestazioni ansiose persistenti ed alla paura di luoghi o situazioni nei quali può risultare difficile o imbarazzante fuggire rapidamente o essere aiutati. Di conseguenza, si tende ad evitare di uscire da soli, di recarsi in posti affollati, di viaggiare in macchina o sui mezzi pubblici, ecc. (Agorafobia) (Cassano, Panchieri & Pavan, 2002; Rovetto, 2003).
Chi soffre di un DP vive intensamente la propria sintomatologia così che, in terapia, è indispensabile effettuare un’attenta analisi delle modalità con cui si presenta il disturbo sul piano fisico, su quello cognitivo e, infine, comportamentale.
“Connecting Generations!” – Insieme. Più connessi. Più sicuri – il Safer Internet Day 2012

La giornata si è basata sullo slogan “Insieme. Più connessi. Più sicuri.”, diffuso attraverso uno spot di un minuto e con il coinvolgimento diretto e attivo di oltre 1.200 scuole in tutta Italia, il quale pone l’accento sul fatto che nonostante i genitori siano molto sensibili alle problematiche legate all’utilizzo di Internet da parte dei figli, restano molte zone d’ombra e incomprensioni, con una comunicazione fra generazioni che si dimostra spesso inefficace.
Segue il video realizzato dal Comitato Consultivo del Centro Giovani On Line, punto focale della campagna mediatica italiana del Safer Internet Day:
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Panico, Agorafobia e Disturbo di Panico: un’introduzione
L'attacco di panico
Parte 1: Attacco di panico e Agorafobia
Parte 2: Disturbo di Panico
La parola “panico” identifica la più pura, semplice e intensa manifestazione di paura. Un attacco di panico inizia improvvisamente, raggiunge rapidamente l’apice e non si protrae per non più di una ventina di minuti poiché l’uomo non ha le energie fisiche per farlo durare più a lungo e per tale ragione al termine dell’attacco di panico ci si sente spossati, come intontiti, e si entra in un periodo refrattario in cui è impossibile che si sviluppi un altro attacco.
Whitney Houston: combinazione mortale di alcool e psicofarmaci

Scrivo questo perché la morte di Whitney Houston apre, nuovamente, l’ennesima riflessione su un argomento a me molto vicino: il polydrug use, e, nel caso di Whitney, l’abuso congiunto di alcool e psicofarmaci.
Mentre scrivo, l’autopsia non è ancora stata eseguita, o per lo meno i risultati non sono ancora a disposizione dei media. Tuttavia, leggo su vari quotidiani online, italiani e stranieri, che Whitney sembra essere morta per annegamento nella vasca da bagno di un hotel di Beverly Hills, a seguito di una perdita di conoscenza provocata dall’assunzione di Xanax e una massiccia dose di alcool.
Xanax + Alcool = un mix, fortunatamente non sempre fatale, ma che generalmente ha l’effetto di indurre il soggetto a perdere conoscenza. Leggi tutto...
Suicidio. Aspetti epidemiologici e psicologici di un’emergenza psichiatrica.

Negli ultimi anni, il tema del suicidio sta ricevendo un’attenzione costantemente crescente in tutto il mondo, con molte nazioni impegnate a sviluppare programmi di prevenzione al fine di ridurre quest’epidemia globale (Lancet, 2009). L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima circa 1 milione di morti per suicidio annue e lo riporta tra le 20 principali cause globali di morte (WHO, 2012).
I tassi di suicidio variano considerabilmente da nazione a nazione e, probabilmente, non tutte le morti vengono registrate e riportate in maniera omogenea e veritiera (in Cina, ad esempio, si ritiene che il numero di suicidi sia sottostimato per questioni economiche). In Europa, attualmente si riscontrano percentuali maggiori nei paesi del nord-est rispetto a quelli del sud. Un’idea generale di quanto questo comportamento sia diffuso a livello globale, ce la da’ l’immagine sottostante (WHO, 2012).

È importante tenere in considerazione che il comportamento suicida non è mai la conseguenza di una singola causa o di un singolo fattore di stress, ma numerosi fattori biologici, psicologici e sociali intercorrono tra loro.
Leggi tutto..."Mi ritiro..." - La triste realtà dei giovani Hikikomori
(Kingston University, 2008)
Gli “Hikikomori” sono ragazzi (la maggior parte di sesso maschile) che a un certo momento della loro vita, apparentemente senza un motivo ben preciso, decidono di auto recludersi nella loro stanza che da quel momento in poi diventerà inaccessibile alla famiglia. La volontaria reclusione può durare mesi o anni e si caratterizza per un’immersione nelle realtà virtuali di internet, tv digitale e videogiochi manga.
Questi eremiti tecnologici limitano così in modo assoluto i contatti con l’esterno, spesso ordinano pasti e ciò che serve loro via internet, ritirano poi furtivamente il vassoio con il cibo o la biancheria per il cambio, badando bene di evitare qualsiasi contatto visivo con i genitori.
Centri Psico-Sociali (CPS) - Centri per la Salute Mentale
Scarica elenco dei CPS: Che cosa sono?
- Milano
- Provincia di Milano
I Centri Psico Sociali (C.P.S.) dipendono dalle Aziende Ospedaliere e fanno capo alle Unità Operative Psichiatriche per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie mentali. Il C.P.S. è quindi la struttura deputata alle attività ambulatoriali psichiatriche e psicoterapeutico, le psicoterapie individuali, di gruppo e famigliari, le cure a domicilio, i programmi di riabilitazione individuale e di gruppo e gli interventi nelle situazioni di crisi. Il personale del C.P.S. si occupa inoltre del coordinamento e dell’attivazione di interventi domiciliari e sul territorio.
Voice-out! Un progetto nelle scuole per combattere l'omofobia
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È partito a metà novembre “Voice OUT!” del Progetto NISO (finanziato dalla Unione Europea, patrocinato dalla Provincia di Roma e che vede tra i partner l’Arcigay Roma).
Il progetto coinvolgerà gli studenti delle scuole di quattro Paesi europei (Belgio, Olanda, Estonia e Italia) nella simulazione di una vera e propria campagna elettorale contro le discriminazioni verso le persone gay, lesbiche e trans.
Voice-out! Video
Di seguito il video che i ragazzi del liceo Socrate hanno realizzato per convincere gli studenti della loro scuola a partecipare “Voice OUT!” (Fuori la voce!) del Progetto NISO (finanziato dalla Unione Europea, patrocinato dalla Provincia di Roma e che vede tra i partner l’Arcigay Roma).
Nei prossimi mesi, la Dr.ssa Lucia Musci (Network LMP) sarà personalmente coinvolta nella formazione degli studenti del Liceo Giordano Bruno di Roma e ci terrà aggiornati.
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